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Il museo del materiale anatomico del Policlinico
Cuori infartuati, stomaci con ulcere, fegati cirrotici e persino feti malformati: è il “materiale anatomico” conservato nei sotterranei del Policlinico di Bari, lì dove centinaia di “reperti umani” sono stati raccolti e catalogati a scopo di studio e ricerca, già a partire dall’inizio del 900. Una collezione che nel prossimo futuro potrebbe essere resa pubblica, visitabile all’interno di una mostra permanente che verrebbe realizzata all’interno dell’anfiteatro anatomico dell’ospedale: il luogo dove un tempo si assisteva alle autopsie (foto di Rafael La Perna)
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Il materiale anatomico è conservato nel Policlinico di Bari...
...all'interno di uno stanzone sotterraneo del padiglione di Anatomia e Istologia Patologica
Ed è proprio qui che entriamo, per immergerci ai piani inferiori della struttura. Accediamo così a quella che era la sala autoptica, dove avvenivano le autopsie
Qui, dopo l’estrazione dell’organo dal corpo, iniziava il processo di conservazione del materiale all’interno di contenitori di vetro riempiti di formalina che impedisce la decomposizione
Andrea Marzullo, professore associato di Anatomia Patologica e fautore del progetto, ci mostra alcuni tavoli dove sono poggiati numerosi barattoli contenenti organi malati
Ci sono polmoni che sembrano grosse spugne, cervelli tagliati a metà, un cuore con aorta colpito da aneurisma, stomaci con ulcere e fegati cirrotici
A catturare maggiormente la nostra attenzione è però il banco sulla sinistra, dove si trovano i feti malformati, quasi tutti risalenti all’inizio del 900
Si tratta di “bambini mai nati”, morti prima di venire al mondo
Su un contenitore capeggia una scritta a mano che riporta l’anno 1913
«Bisogna tener presente che all’epoca l’ecografia non esisteva - sottolinea il professore -: di conseguenza non c’era la possibilità da parte delle mamme di venire a conoscenza dei problemi del bambino che stavano crescendo nella propria pancia. E così a volte le donne portavano avanti una gravidanza che conduceva però alla morte del feto»
Con una stretta al cuore, continuiamo a visitare la raccolta. Osserviamo così quello che sembra un bimbo che dorme: era affetto da una malformazione dell’apparato scheletrico, con braccia e gambe di gran lunga più corte rispetto all’addome
Notiamo anche dei corpi privi di capo...
...le cui teste sono poste in altri contenitori. «Si tratta di casi di anencefalia - avverte l’esperto -: feti a cui è mancata la formazione della calotta cranica. La testa è stata quindi separata per essere studiata meglio».
Nella stanza sono presenti anche numerosi strumenti anticamente usati per gli studi autoptici: bilancini...
...una strana macchina fotografica...
...e il vecchio “microtomo a slitta”. Quest’ultimo, risalente agli anni 50, veniva utilizzato per tagliare in parti più piccole la sezione dell’organo da osservare al microscopio
Per concludere la nostra visita ci dirigiamo nella stanza dove vengono conservati gli organi prelevati più recentemente
Si trovano all’interno di barattoli in plastica custoditi in decine di “armadi aspiratori”
Marzullo si avvicina a un tavolo di metallo e apre davanti a noi uno di questi contenitori...
...per mostrarci così un cuore malato...
...con tanto di pacemaker inserito al suo interno