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Il gruppo Bread and Roses
Mercatini di prodotti artigianali, cineforum, laboratori per bambini e soprattutto attività lavorative aperte alla collaborazione di cittadini bisognosi. Sono alcune delle iniziative portate avanti nell'antica Villa Capriati di Bari, occupata dallo scorso 24 marzo 2016 dai membri del gruppo "Bread and roses": si tratta di un'esperienza di autogestione inedita nel capoluogo pugliese, senza cioè quegli attriti con le istituzioni locali che in passato hanno stroncato i principali centri sociali cittadini
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Ad aver aperto il Bread and Roses sono precari e studenti che provengono dal mondo dell'associazionismo
La struttura in cui si è insediato il collettivo è l'ex brefotrofio di via Amendola. Il fabbricato sorge al civico 189/A ed è ben segnalato all'esterno da uno striscione rosso appeso sul muro recante il nome del gruppo
Varchiamo l'entrata, costituita da un cancello verde sul quale è affisso un cartellone variopinto con su scritto "La piazza del baratto": pubblicizza uno degli appuntamenti fissi organizzati dagli occupanti
Percorriamo quindi il vialetto d'ingresso e sulla sinistra scorgiamo la casa dove un tempo risiedeva il custode dell'istituto, per ora l'unico immobile non fatiscente e utilizzabile dell'intero complesso
Una porta rossa permette l’ingresso nella casetta...
...i cui interni sono tinteggiati con colori accesi. Le pareti pullulano di poster di stampo politico...
...foto di eventi passati...
...e petizioni promosse dal gruppo
Su un muro spiccano le iniziali di "Bread and roses". «Significa "pane e rose" - spiega il 60enne Manlio, l'attivista del gruppo che ci accoglie -. Il pane rappresenta il frutto del nostro lavoro quotidiano e le rose simboleggiano la bellezza della vita»
Il maggior successo degli inquilini "abusivi" è lo "Sfruttazero", la realizzazione e la vendita di salsa di pomodoro autoprodotta che ha coinvolto diverse persone disoccupate
«Abbiamo curato da soli tutte le operazioni necessarie allo scopo - racconta Marilisa (nella foto a sinistra, accanto a Manlio -. I pomodori sono stati coltivati a Conversano coinvolgendo alcuni baresi e immigrati in difficoltà economiche»
Mentre discutiamo su un ripiano notiamo anche due boccette di liquore, anch'esso autoprodotto e dal nome evocativo: "Amaro partigiano".
Gli occupanti non hanno ancora a disposizione luce e acqua come previsto dall'intesa firmata con il Comune: per la corrente si arrangiano con dei generatori portatili
Durante la nostra visita incrociamo una libreria colma di volumi...
...e un'angusta cucina in cui sono quasi incastrati un lavandino, il forno e un paio di mobiletti per le stoviglie
Passiamo accanto al manifesto che invita all'"osteria popolare", banchetto di autofinanziamento...
...e giungiamo nel giardino...
...un agrumeto dove sono presenti le sedie disposte per le riunioni del gruppo