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Il "disperso" altare di Santa Maria del Buonconsiglio

Bari 19 foto 5 July 2023

Due file di colonne con capitelli decorati, geometrici pavimenti musivi e una malmessa iscrizione: è tutto ciò che rimane di uno dei siti religiosi più affascinanti di Bari Vecchia: la chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio. Il millenario tempio, risalente al IX-X secolo d.C., fu infatti demolito definitivamente nell’agosto del 1938, dopo aver vissuto un lungo periodo di oblìo iniziato nel 1899, quando a seguito della soppressione delle congregazioni religiose venne abbandonato dalle monache domenicane che l’abitavano. Ormai pericolante e privo del tetto, crollato nel 1919, venne così raso al suolo anche al fine di creare una piazza che desse “aria” a una zona priva di spazi pubblici aperti. A quel punto tutti i preziosi arredi che arricchivano Santa Maria sparirono nel nulla: di dipinti, cattedre, croci e candelieri si persero le tracce. Trafugati? Presi in “prestito” da qualcuno? Spostati in altri edifici? Non è dato saperlo. Del resto è possibile che già prima dell’abbattimento gli ornamenti fossero stati portati via dalla chiesa.  Un elemento però si è salvato, anche se sono veramente in pochi a saperlo. Si tratta dell’elegante altare marmoreo che occupava l’unica abside centrale, che da più di ottant’anni è conservato nella parrocchia di San Pasquale, situata nel cuore dell’omonimo quartiere barese. Una cattedra databile agli inizi del XVIII secolo, periodo in cui tutti gli edifici religiosi del centro storico, Santa Maria compresa, subirono un ammodernamento barocco (foto di Fabio Voglioso)

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Due file di colonne con capitelli decorati, geometrici pavimenti musivi e una malmessa iscrizione: è tutto ciò che rimane di uno dei siti religiosi più affascinanti di Bari Vecchia: la chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio
Due file di colonne con capitelli decorati, geometrici pavimenti musivi e una malmessa iscrizione: è tutto ciò che rimane di uno dei siti religiosi più affascinanti di Bari Vecchia: la chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio
Il millenario tempio, risalente al IX-X secolo d.C., fu infatti demolito definitivamente nell’agosto del 1938, dopo aver vissuto un lungo periodo di oblìo. A quel punto tutti i preziosi arredi che arricchivano Santa Maria sparirono nel nulla: di dipinti, cattedre, croci e candelieri si persero le tracce
Il millenario tempio, risalente al IX-X secolo d.C., fu infatti demolito definitivamente nell’agosto del 1938, dopo aver vissuto un lungo periodo di oblìo. A quel punto tutti i preziosi arredi che arricchivano Santa Maria sparirono nel nulla: di dipinti, cattedre, croci e candelieri si persero le tracce
Un elemento però si è salvato, anche se sono veramente in pochi a saperlo. Si tratta dell’elegante altare marmoreo che occupava l’unica abside centrale, che da più di ottant’anni è conservato nella parrocchia di San Pasquale, situata nel cuore dell’omonimo quartiere barese
Un elemento però si è salvato, anche se sono veramente in pochi a saperlo. Si tratta dell’elegante altare marmoreo che occupava l’unica abside centrale, che da più di ottant’anni è conservato nella parrocchia di San Pasquale, situata nel cuore dell’omonimo quartiere barese
E a disperdersi furono anche i preziosi arredi (dipinti, croci e candelieri) che ornavano l’antico tempio frutto dell’“ammodernamento” in stile barocco del complesso avvenuto tra il XVII e il XVIII secolo. Tra questi vi era anche un elegante altare marmoreo che occupava l’unica abside centrale. Quest’ultimo, per probabile devozione di qualche ricca famiglia, venne salvato
E a disperdersi furono anche i preziosi arredi (dipinti, croci e candelieri) che ornavano l’antico tempio frutto dell’“ammodernamento” in stile barocco del complesso avvenuto tra il XVII e il XVIII secolo. Tra questi vi era anche un elegante altare marmoreo che occupava l’unica abside centrale. Quest’ultimo, per probabile devozione di qualche ricca famiglia, venne salvato
Per ammirare l’altare dobbiamo quindi raggiungere il civico 56 di via Carlo Pisacane, dove coperto dalle fronde di alcuni alberi, si innalza il prospetto in pietra di Trani di San Pasquale Baylon
Per ammirare l’altare dobbiamo quindi raggiungere il civico 56 di via Carlo Pisacane, dove coperto dalle fronde di alcuni alberi, si innalza il prospetto in pietra di Trani di San Pasquale Baylon
Varchiamo quindi l’entrata per ritrovarci in una lunga navata unica a croce latina contraddistinta ai lati da quattro alte arcate a sesto pieno su pilastri. A dominare la scena è il mosaico iconografico “Dies Domini” realizzato dal padre gesuita Marco Ivan Rupnik
Varchiamo quindi l’entrata per ritrovarci in una lunga navata unica a croce latina contraddistinta ai lati da quattro alte arcate a sesto pieno su pilastri. A dominare la scena è il mosaico iconografico “Dies Domini” realizzato dal padre gesuita Marco Ivan Rupnik
Ma il vero tesoro si trova nel transetto, zona della chiesa che ospita l’altare barocco di Santa Maria del Buonconsiglio. Cattedra che risulta un po’ nascosta a dire il vero...
Ma il vero tesoro si trova nel transetto, zona della chiesa che ospita l’altare barocco di Santa Maria del Buonconsiglio. Cattedra che risulta un po’ nascosta a dire il vero...
...mentre fino agli anni 60 faceva bella mostra di sé al centro dell’abside (come si evince da alcune fotografie di matrimoni dell’epoca)
...mentre fino agli anni 60 faceva bella mostra di sé al centro dell’abside (come si evince da alcune fotografie di matrimoni dell’epoca)
Eppure si tratta di un elemento di pregio, arricchito da raffinati fregi e ornamenti
Eppure si tratta di un elemento di pregio, arricchito da raffinati fregi e ornamenti
Si possono ammirare marmi policromi dai colori più vari: il nero paragone, il bianco del marmo di carrara, il rosso libeccio e il giallo iraniano
Si possono ammirare marmi policromi dai colori più vari: il nero paragone, il bianco del marmo di carrara, il rosso libeccio e il giallo iraniano
Nel paliotto è poi presente un motivo a volute spezzate in rilievo che si conclude nel medaglione ovale centrale...
Nel paliotto è poi presente un motivo a volute spezzate in rilievo che si conclude nel medaglione ovale centrale...
...che raffigura Sant’Agostino d’Ippona, del quale le monache di Santa Maria seguivano la regola
...che raffigura Sant’Agostino d’Ippona, del quale le monache di Santa Maria seguivano la regola
l postergale, cioè la parte superiore del monumento, è diviso in due livelli, entrambi limitati da decori a volute
l postergale, cioè la parte superiore del monumento, è diviso in due livelli, entrambi limitati da decori a volute
Il primo è costituito da una modanatura a risalto, mentre il secondo più alto è suddiviso in quattro riquadri con dei decori a cartiglio e uno sfondo di marmi intarsiati policromi
Il primo è costituito da una modanatura a risalto, mentre il secondo più alto è suddiviso in quattro riquadri con dei decori a cartiglio e uno sfondo di marmi intarsiati policromi
Al centro risalta il tabernacolo la cui porticina in argento raffigura l’agnello con la croce e la scritta Ecce Agnus Dei
Al centro risalta il tabernacolo la cui porticina in argento raffigura l’agnello con la croce e la scritta Ecce Agnus Dei
Questa è sormontata da una teoria di cherubini...
Questa è sormontata da una teoria di cherubini...
...che sorreggono una nicchia destinata all’ostensorio
...che sorreggono una nicchia destinata all’ostensorio
Ma chi ha realizzato l'altare? «Viste le notevoli similitudini con l’altare maggiore della chiesa di San Nicola di Andria, realizzato dallo scultore Antonio Corradini, azzarderei che dietro ci sia la stessa mano», afferma lo storico dell'arte Alessandro De Luisi
Ma chi ha realizzato l'altare? «Viste le notevoli similitudini con l’altare maggiore della chiesa di San Nicola di Andria, realizzato dallo scultore Antonio Corradini, azzarderei che dietro ci sia la stessa mano», afferma lo storico dell'arte Alessandro De Luisi
Di diverso avviso è l’architetto Simone de Bartolo che evidenzia la somiglianza dell’altare con quello della chiesa di San Giacomo di Bari, disegnato dall’architetto Domenico Antonio Vaccaro e realizzato dal marmista Carlo Tucci
Di diverso avviso è l’architetto Simone de Bartolo che evidenzia la somiglianza dell’altare con quello della chiesa di San Giacomo di Bari, disegnato dall’architetto Domenico Antonio Vaccaro e realizzato dal marmista Carlo Tucci