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Il cimitero militare polacco
Immerso tra i vigneti, curatissimo e testimonianza di un doloroso passato da non dimenticare. Parliamo del piccolo cimitero militare polacco di Casamassima, alle porte di di Bari: qui riposano 431 soldati morti in battaglia su suolo italiano durante la Seconda guerra mondiale, tutti al servizio degli Alleati che tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 cominciarono a risalire la penisola per scacciare i nazifascisti (foto di Daniela Barcone)
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Partendo dal centro abitato ci immettiamo sulla statale 100 in direzione Taranto e imbocchiamo l'uscita Adelfia-Rutigliano-Valenzano, guidando lungo la complanare in senso contrario. Dopo tre chilometri un cartello ingiallito segnala la svolta a sinistra che conduce alla nostra meta
Un viale alberato circondato da vigneti porta davanti all'ingresso monumentale...
...costituito da quattro imponenti colonne
Sui pilastri laterali sono citati gli anni 1943 e 1946, praticamente l'inizio e la fine della presenza polacca in Italia
Sulla sommità dell'entrata campeggia una grossa scritta latina: Bonum certamen certavi fidem conservavi – ideo reposita est mihi corona iustitiae, cioè "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia"
Ai lati dell'accesso spiccano inoltre due colonnine con sopra la statua dell'emblema nazionale polacco: una grande aquila coronata con le ali spiegate, entrambe realizzate da uno scalpellino di Casamassima
Entriamo all'interno del sepolcreto, circondato da cipressi e organizzato su un'area rettangolare, con due vialetti interni che si intersecano formando una croce
Ai nostri lati osserviamo in silenzio decine e decine di croci bianche disposte per file: ciascuna di esse ha una targa in bronzo che indica grado militare, nome, cognome, data di nascita e di morte del caduto
Poco più avanti troviamo l'altare monumentale di marmo, poggiato su una base di sei scalini. Sulla parte alta dell'opera balza all'occhio invece l'effigie nera della Madonna di Czestochowa, patrona della Polonia
Oltrepassiamo il monumento e guardandoci attorno ci accorgiamo di alcune lapidi con la stella di David, simbolo dell'ebraismo e di altre con la mezzaluna e la stellina, emblema della fede musulmana
Poco più in là si stagliano una decina di croci ortodosse, che a differenza di quelle cristiane hanno un doppio asse orizzontale. «Qui i soldati riposano tutti assieme - sottolinea Gianluca Vernole, la nostra guida -. Si consideravano fratelli, a prescindere dalla religione professata»
La nostra guida mostra alcune delle foto scovate in anni di studi. «Il signore qui ritratto è Andrej Dolecki - afferma Gianluca brandendo una delle immagini - ferito a Montecassino e morto nell’ospedale militare di Bari»
Andrej Dolecki era fidanzato con una certa Antonina. I due innamorati furono costretti a separarsi a causa della guerra: Andrej venne in Italia, Antonina finì in India. Lei fece forgiare un anello di fidanzamento che avrebbe mostrato al suo innamorato, il quale però non fece più ritorno. Così dopo 70 anni, sopraggiunto il decesso della signora, la nipote ha voluto "realizzare" il suo desiderio, portando il gioiello davanti alla lapide del defunto perito in battaglia
Gianluca ci fa vedere altre tre instantanee in bianco e nero. La prima, ottenuta dal Sikorski Museum di Londra e scattata dal tetto dell'ospedale, immortala alcune tende piazzate attorno all'edificio
Un'altra ritrae invece il personale medico del nosocomio militare intento a visitare un paziente: è stata donata dal Marian Juras, infermiere in servizio che finì per sposare una ragazza di Casamassima
Sull'ultima c'è il volto di Tadeusz Sokolowski, colonnello e direttore del reparto di ortopedia, nominato poi cittadino onorario del Paese per le cure concesse ai civili