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Il castello di Carbonara
Non sarà il castello delle favole, ma ha tante storie da raccontare. A Carbonara, quartiere di Bari a sud-ovest del centro cittadino, resistono a tutt’oggi i resti di un antico maniero, le cui origini risalgono alla dominazione normanna in Puglia. Un luogo divenuto crocevia di popoli arricchito anche da un piccolo ipogeo che un tempo ospitava botteghe artigiane e che oggi accoglie iniziative storiche e culturali (foto di Paola Grimaldi)
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La vecchia fortezza di Carbonara è compresa in un intero isolato racchiuso da via Santa Barbara, piazza Castello, via Sant’Anna e piazza Trieste
È qui che incontriamo le nostre guide: Vito Vessio, custode delle chiavi del castello, e Rocco De Adesis, presidente della Pro Loco
I due ci fanno subito notare basso edificio in stato di abbandono, con la facciata rossa scorticata e una serranda semi arrugginita. «Non sembra, ma questo era il fianco occidentale del castello», afferma Vito
Svoltiamo a sinistra su via Sant’Anna e passiamo davanti a un piccolo condominio su tre livelli
Ancora pochi passi, però, ed ecco una struttura che ci proietta indietro nel tempo. All’angolo tra via Sant’Anna e piazza Castello c’è infatti un massiccio torrione quadrangolare diviso in due livelli
Se quello sovrastante è interamente intonacato, quello inferiore lascia intravedere il bugnato originario. «La torre è l’unica parte del castello medievale ancora esistente», rivela Rocco
Il prospetto che dà su piazza Castello rende bene l’idea delle trasformazioni del castello. Se all’estremo sinistro resiste ancora il torrione dell’XI secolo, la parte centrale è suddivisa in tre parti trasformate in abitazioni. Mentre a destra al posto di un’altra torre troviamo un moderno edificio residenziale
Varchiamo ora un cancello su via Sant’Anna ed entriamo nel cortile
«Qui si riunivano i cittadini per discutere le questioni comuni e per eleggere i loro rappresentanti - ricorda Vito –. Attigua al cortile vi era poi una chiesetta, anch’essa dedicata a Sant’Anna, in cui la popolazione partecipava alla messa domenicale»
Girando lo sguardo lungo il perimetro interno dello spiazzo, si notano ancora i resti della balconata da cui si affacciavano i signori e un primo piano, ormai in stato di abbandono, frutto del rifacimento dell’edificio realizzato sotto la dominazione spagnola
Da una porta laterale accediamo quindi all’interno dell’edificio e diamo un rapido sguardo a un paio di ambienti oggi utilizzati per eventi pubblici: un lungo salone adibito a sala conferenze...
...e una stanza sulla destra arredata con tavoli e sedie
Ritorniamo per un attimo nel cortile e attraverso un cancelletto scopriamo una vera chicca: l’ipogeo ricavato nella pietra tufacea
I cunicoli sono formazioni naturali dovute a millenni di erosione della roccia da parte di torrenti sotterranei, che poi i normanni adattarono a esigenze umane nel momento in cui costruirono il castello
Camini di aerazione, cisterne, aperture che mettevano in comunicazione con il livello superiore vennero realizzati per ospitare negli ipogei botteghe e attività artigianali
Nel tempo la struttura fu poi rafforzata con pilastri di sostegno, mattoni in argilla e arcate. Tanto che, ancora durante la Seconda guerra mondiale, i carbonaresi si rifugiarono proprio qui per ripararsi dai bombardamenti
Oggi i sotterranei sono un susseguirsi di piccoli ambienti molto curati, con una distesa di paglia a ricoprire il pavimento e abbelliti da suppellettili, recipienti in terracotta o in rame...
...sedili in legno...
...panchine in pietra, finanche acquasantiere...
...e una nicchia votiva con una statuetta di San Michele
Un’atmosfera rustica che permette di ambientarvi rappresentazioni e rievocazioni storiche
Come il presepe vivente che da diversi anni la Pro Loco allestisce in questi piccoli ambienti che si prestano bene a ospitare la riproduzione delle botteghe di duemila anni fa