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I vecchietti di Pane e Pomodoro
È risaputo come l'amore dei baresi per il mare, nonostante le barriere urbanistiche che separano la città dalla sua costa, sia inscalfibile. A volte però questo legame diventa vera e propria dipendenza. È il caso particolare di quella trentina di anziani che da circa quindici anni si ritrovano quotidianamente sulla spiaggia di Pane e Pomodoro: che ci sia sole, pioggia o vento questi "irriducibili" sono sempre lì, ogni santo giorno, a godersi i colori e gli odori delle onde tra una partita e l'altra di burraco. (Foto di Gennaro Gargiulo)
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I vecchietti di Pane e Pomodoro si riconoscono perchè sono quasi tutti ultra 70enni, "armati" di tavolini e sedie e con alcuni tratti distintivi: per esempio usano carte francesi, violando il "dogma" secondo cui i vecchietti di Bari maneggino solamente carte napoletane
Sono divisi in due gruppi, dislocati in due punti del litorale differenti. Incontriamo il primo a pochi passi dall'ingresso principale della spiaggia, sistemata accanto alla cabina azzurra usata come deposito di attrezzi per pulire la riva
Ad accoglierci è un affabile signore che indossa un giubbotto verde e un paio di occhiali da sole: si tratta del 70enne Salvatore (a sinistra con il marsupio a tracolla), "leader" e fondatore della compagnia
«L'abitudine di radunarci giornalmente nasce durante un'estate di circa 15 anni fa - racconta l'uomo -. Tutte le mattine passavo da queste parti e notavo alcune donne sedute al bar qui vicino che si svagavano chiacchierando, sorseggiando una bibita fresca e giocando a carte. È da loro che presi spunto»
Gli fa eco il suo amico Vito, soprannominato "il turco" da quando era piccolino. «Venire qui sapendo di trovare sempre qualcuno con cui trascorrere del tempo è fantastico - sottolinea l’uomo mentre ci mostra alcune fotografie del Bari calcio risalenti agli anni 80 -. Ci diamo appuntamento tutto l'anno, anche con la neve»
Di sicuro ciò che non scompare è il vezzo di prendere in giro i giocatori meno in gamba, anche a una certa età. Ne sa qualcosa Amedeo (il signore col cappello), altro membro della pimpante combriccola, chiamato dagli altri "cervello piccolino" per la sua scarsa dimestichezza con il burraco
Salutiamo l'allegra brigata per dirigerci verso la seconda comitiva. Mentre camminiamo notiamo in lontananza un manipolo di signore sedute al bar di Pane e Pomodoro: sono proprio le donne che hanno "ispirato" Salvatore
«Da sempre appena abbiamo del tempo libero veniamo qui a goderci la vista del mare - ci dice una di loro, Maria - e d'estate la sera ci spostiamo nel parcheggio della spiaggia per scatenarci con dj e balli di gruppo»
Raggiungiamo finalmente l'altra "congrega" del burraco, che ha piazzato tavoli e sedie accanto a un muretto decorativo azzurro a forma di onda. A darci il benvenuto sono Vito e Nicola, due 50enni che non stanno passando proprio un bel momento. «Siamo stati licenziati da poco e non riusciamo a trovare un altro lavoro - affermano i due con un velo di tristezza -. Così, anzichè rimanere a casa e rischiare di deprimerci scegliamo di appostarci qui, distraendoci dai nostri problemi»
Non ci sfugge il fatto che il tavolino abbia una particolarità: la sua superficie è attraversata da alcune corde colorate, tese a tal punto da non far volar via le "canaste" in caso di vento
Poco più in là c'è un uomo in canottiera e occhiali da solo seduto in disparte. Si chiama Francesco e per lui le carte sono solo una scusa per abbronzarsi su una sedia a sdraio e leggere un buon giornale. «Preferisco una sana lettura - confessa rilassato il signore -. L'importante è che ci siano gli amici e il mare: il burraco può aspettare»