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I restauratori di San Francesco della Scarpa
L’arcangelo Michele giace separato dalle sue ali rotte, mentre poco lontano un demone nero agonizzante digrigna i denti. Non è la scena di un kolossal biblico, ma uno scorcio di ciò che avviene quotidianamente a San Francesco della Scarpa, ex convento duecentesco sede dei restauratori della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia. Qui infatti da decenni “angeli custodi” dell’arte ridanno luce a opere che il tempo e l’incuria hanno danneggiato (foto di Gennaro Gargiulo)
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San Francesco della Scarpa: questo storico complesso si trova in via Pier l’Eremita, nella città vecchia di Bari, quasi di fronte all’entrata del porto
Il convento è sede dei restauratori della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia. In foto la responsabile Fulvia Rocco
I laboratori in cui avvengono questi “miracoli” sono collocati sotto i porticati a volta incrociata...
...porticati affacciati sul chiostro che scorgiamo al nostro ingresso
Nel laboratorio delle sculture lignee i restauratori sono al lavoro su un angelo del 500 affidato loro dalla chiesa Monte di Pietà di Barletta: la scultura dalla veste dorata ricca di drappeggi è adagiata supina e circondata da attrezzature: a vederla sembra quasi di essere in una stanza d’ospedale
In disparte alla nostra destra una restauratrice si occupa invece di un dipinto a olio seicentesco della cattedrale di Giovinazzo: si tratta di un’immagine di San Giuseppe e Santa Chiara col bambino circondati da angeli
Il secondo laboratorio è dedicato ai manufatti metallici. Al momento il “paziente” è un Arcangelo Michele proveniente dalla chiesa madre di Minervino Murge, dove tornerà entro Pasqua
La scultura completa comprende Michele che calpesta il diavolo, ma è stata “smontata” perché i restauratori lavorassero singolarmente su tutte le sue componenti
«Il lavoro da fare è meticoloso perché spesso gli oggetti metallici sono lucidati o malamente rattoppati con materiali non consoni – chiarisce la Rocco –. Ad esempio il demonio era completamente ricoperto di pece»
Su un tavolo sono riposti due dipinti rispettivamente di Sant’Antonio con il giglio e una Madonna in trono con bambino, entrambi provenienti da Gravina
Ma quella che più ci colpisce è un’imponente tavola raffigurante San Girolamo nel suo studio con un leone e una terza figura di spalle, probabilmente il committente: proviene dalla Basilica di San Nicola
Torniamo ora al porticato affacciato sul chiostro e notiamo i lunettoni con resti sbiaditi di affreschi settecenteschi...
...una ghimberga trilobata di stile gotico...
...la Santa Caterina in pietra calcarea che una volta ornava il pozzo al centro del chiostro