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I lavatoi di Sant'Agata de' Goti
Non sempre i panni sporchi si lavano in famiglia. Lo sanno bene a Sant’Agata de' Goti, dove ancora oggi ci sono donne che fanno il bucato “all’aria aperta”, sfruttando alcuni secolari lavatoi. In questo borgo in provincia di Benevento sono infatti presenti quattro impianti realizzati nella seconda metà del 700, due dei quali ancora perfettamente funzionanti. E così, in un’epoca nella quale sembra impossibile fare a meno della lavatrice, i residenti del posto ne approfittano per pulire a mano gli indumenti utilizzando la fresca e pulita acqua di sorgente e risparmiando nel contempo sulle bollette
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A Sant’Agata de' Goti, un borgo in provincia di Benevento, alcune donne fanno ancora il bucato all'area aperta
Qui infatti sono presenti quattro antichi lavatoi realizzati nella seconda metà del 700, due dei quali ancora funzionanti
Siamo nelle antiche terre del Sannio, alle falde occidentali del monte Taburno, al confine con la provincia di Caserta
Il lavatoio più antico lo troviamo a solo un centinaio di metri dal centro urbano: si chiama “Peschiera” ed è uno dei due ancora utilizzati
La sua acqua proviene dall’acquedotto Carolino, commissionato da Carlo di Borbone all’architetto Luigi Vanvitelli e inaugurato nel 1752
Più in basso, ma più vicino al centro storico, c’è invece il lavatoio “Bocca”...
... storicamente il più frequentato ma oggi non più attivo
Era di proprietà della famiglia Rainone, di cui reca ancora lo stemma con stella centrale, risalente al 1772
I lavatoi sorgevano infatti all’interno di fondi appartenenti a ricchi possidenti: erano dunque privati, ma resi fruibili a tutti, perché l’acqua era un bene pubblico
Proseguiamo verso nord e scendiamo verso il fiume Isclero: incontriamo il terzo lavatoio, detto “Riello” o “Bocca Riello"...
... utilizzato dalla popolazione del centro storico fino agli anni 80 del 900
Giungiamo infine al “Reullo”, di fine 700, introdotto da un imponente arco a sesto acuto: è ciò che resta di un posto di guardia che sorvegliava l’accesso settentrionale alla città
E proprio mentre stiamo ammirando l’impianto ecco arrivare una mamma e una figlia equipaggiate con bacinelle, detersivi, grembiuli e galosce di gomma
Fanno diversi viaggi su e giù per la scarpata portando tutto l’occorrente al lavaggio, quindi sciacquano le pietre del lavatoio e iniziano a strofinare i capi
L’impianto è formato da due grandi vasche rettangolari: la prima per lavare i panni sporchi e la seconda per il risciacquo. La struttura è dotata su tre lati di una sorta di passaggio, con colonne in mattoni di tufo sormontate da un tetto in tegole, dove si posizionano le donne con le proprie attrezzature