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I giramondi solitari
Di modi bizzarri per girare il mondo ne abbiamo raccontati parecchi, tutti in antitesi con agenzie turistiche, hotel e comfort tipici di una classica vacanza. E oggi andiamo alla scoperta di un altro modo insolito di concepire il viaggio: quello in solitaria, dettato il più delle volte da un fortissimo desiderio di autonomia e dall'esigenza di “ritrovare sé stessi”.
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Enrico, 28enne siciliano e viaggiatore solitario. «È successo tre mesi fa, tutto all'improvviso - racconta il ragazzo -. Una mattina mi sono svegliato e ho capito che la monotonia della quotidianità mi stava deteriorando. Così nel giro di due settimane ho fatto un biglietto di sola andata il Perù. Ho visto luoghi di una bellezza sconvolgente come Machu Picchu, il sito archeologico Inca più famoso in assoluto»
Il 37enne Marco Russolillo, da poco tornato a casa dopo quattro mesi in Sud America, qui ritratto a Cabo Polonio, in Uruguay. «Ho iniziato a vagabondare dopo aver subito un grave incidente - afferma il partenopeo -. Me lo ricordo benissimo: successe l'8 ottobre del 2013, la data che ha cambiato in meglio la mia vita. Quello spavento ha fatto sì che mi decidessi a vivere fino in fondo, fu come svegliarsi da un lunghissimo sonno»
Marco a Ushuaia, in Patagonia
«Sono quattro anni che viaggio con lo zaino in spalla lungo tutto il pianeta», rammenta il 30enne vagabondo Robin Targon, qui fotografato sulla punta delle Highlands scozzesi
«Tra le tante persone consociute c'è una coetanea che non scorderò mai - prosegue Robin, qui di spalle sui rilievi della Corsica - malata di leucemia, anche lei aveva deciso di partire senza compagnia, decisa a sfidare la sua malattia sola contro tutti»