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I gesti made in Bari
Cosa hanno in comune espressioni tipiche come “Le corne ca tìine”, “Ce uè?” e “Sì remanùte com'a la zite de Cègghie!"? Semplice: quando vengono pronunciate sono puntualmente accompagnate da precisi gesti fatti con le mani. Si tratta di “mosse” effettuate in modo spontaneo, quasi inconsciamente, tutte frutto del curiosissimo codice linguistico barese. Per scoprirle ci siamo affidati alla 45enne Anna Simi, fotografa locale che da pochi giorni ha pubblicato il libro “Capissce a mmé?”, in cui ciascuno di questi "automatismi" è spiegato con l'aiuto di suggestive immagini scattate nel centro storico
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"Ce uè?" - Significa "che vuoi?" ed è forse il gesto più diffuso. Si realizza unendo le punte delle dita verso l'alto: la mano è quindi chiusa "a cono"
"A umma - a umme" - Si traduce con "di nascosto" o "sotto sotto" e si compie aprendo la mano verso il basso e accennando un movimento circolare con le dita
"Iè mmuèrte" - In italiano vuol dire "è morto" e si utilizza per comunicare che qualcuno è passato a miglior vita. Si attua con un movimento circolare dell'indice e del medio che uniti si protendono verso l'alto: il tutto per simulare l'anima del defunto che sale in cielo
"Iè na carta bbone!" - Letteralmente "è una carta buona", designa una persona "che vale". In questo caso la frase è abbinata al gesto del pollice che segna un taglio sulla guancia con movimento dall’alto verso il basso
"Ngi-am'a fà na chiantèdde?” - È una traduzione colorita di "vorresti fare l'amore con me?". Il gesto si ottiene piegando le dita verso il palmo e muovendo la mano in avanti e indietro: in pratica imita la spinta dell’uomo durante la pratica sessuale
"Nvamòne!" - Significa "traditore" o "spia": il gesto si effettua usando gli indici di entrambe le mani per spalancare i propri occhi. Il soggetto accusato di tradimento è venuto a conoscenza di un fatto (ragione per cui si aprono gli occhi) e lo ha "spifferato" alle persone sbagliate
"Sì remanùte com'a la zite de Cègghie" - Vuol dire “Sei rimasto solo come la sposa di Ceglie del Campo” ed è rivolto a un individuo rimasto “fregato” in una determinata situazione: è rappresentato volgendo l’avambraccio verso l’alto e chiudendo "a cono" la mano, anch'essa volta verso l’alto
"Ha da sckattà!" - Si traduce con "Dovrai lavorare duramente" ed è eseguito unendo pollice e medio e facendo urtare l’indice sul medio muovendo con estrema velocità l’avambraccio
"Le corne ca tìine" - Alla lettera vuol dire "Le corna che tieni" ma è un modo simpatico per dire "sei un furbacchione". Il gesto è quello tipico delle corna, con la mano a mo' di pugno e i soli indice e mignolo alzati verso l'alto