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I congolesi che arrivarono a Bari nel 1973

Bari 6 foto 14 July 2023

Furono i primi africani ad approdare a Bari, ma a differenza dei tanti immigrati giunti in seguito in Puglia per scappare da povertà e miseria, i 25 congolesi che arrivarono qui nel 1973 lo fecero solo per un motivo: studiare all’università. Il gruppo proveniente dall’ex Zaire (Paese che cambierà nome nel 1997 in Repubblica Democratica del Congo), faceva infatti parte di “Cooperazione allo Sviluppo”, un programma della Comunità Europea rivolto ai Paesi meno ricchi del pianeta. E quei ragazzi, all’epoca poco più che ventenni, a Bari riuscirono a laurearsi e specializzarsi, anche se solo tre di loro rimasero nel capoluogo pugliese. I giovani rimasti in Puglia nel corso degli anni divennero comunque tutti medici, si sposarono con donne baresi e misero su famiglia. Abbiamo così incontrato il 69enne Kasongo, il 71enne Marussia e il 73enne Sele per farci raccontare la loro storia. L’occasione è stata una festa organizzata il 30 giugno scorso (giorno dell’indipendenza del Congo) all’interno del “Bistrot sociale multietnico” di Piazza del Redentore

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Quando arriviamo nel locale rimaniamo sorpresi nel trovare ben otto persone originarie dell’Africa. Oltre ai tre congolesi “baresi” ci sono infatti altre cinque che negli anni 70 studiarono in Puglia prima di prendere la strade del Veneto, della Lombardia o della Francia
Quando arriviamo nel locale rimaniamo sorpresi nel trovare ben otto persone originarie dell’Africa. Oltre ai tre congolesi “baresi” ci sono infatti altre cinque che negli anni 70 studiarono in Puglia prima di prendere la strade del Veneto, della Lombardia o della Francia
«Sono arrivato qui da Parigi non solo per celebrare l’indipendenza del nostro paese, ma per ritrovare i compagni di una vita, a 50 anni esatti da quel fatidico 1973 - ci spiega commosso il medico Mabonfo (in foto con il cappello)
«Sono arrivato qui da Parigi non solo per celebrare l’indipendenza del nostro paese, ma per ritrovare i compagni di una vita, a 50 anni esatti da quel fatidico 1973 - ci spiega commosso il medico Mabonfo (in foto con il cappello)
Il racconto degli otto inizia proprio da quel gennaio del 1973, quando presero un aereo lasciando per sempre la patria natìa. «Atterrammo a Roma con un prestigioso volo Alitalia – ci dice Marussia -. Eravamo inizialmente 25, tra cui due donne, ma nell’anno successivo se ne aggiunsero altri cinque»
Il racconto degli otto inizia proprio da quel gennaio del 1973, quando presero un aereo lasciando per sempre la patria natìa. «Atterrammo a Roma con un prestigioso volo Alitalia – ci dice Marussia -. Eravamo inizialmente 25, tra cui due donne, ma nell’anno successivo se ne aggiunsero altri cinque»
La nostra storia non è la tipica storia d’immigrazione - esordice Kasongo (a destra in piedi nella foto) -. All’epoca fummo infatti selezionati in qualità di studenti più meritevoli del nostro paese, ricevendo una cospicua borsa di studio per permetterci di essere autonomi a Bari, città della quale ignoravamo l’esistenza»
La nostra storia non è la tipica storia d’immigrazione - esordice Kasongo (a destra in piedi nella foto) -. All’epoca fummo infatti selezionati in qualità di studenti più meritevoli del nostro paese, ricevendo una cospicua borsa di studio per permetterci di essere autonomi a Bari, città della quale ignoravamo l’esistenza»
«Io scelsi di studiare ingegneria civile e meccanica perché la mia intenzione era quella di costruire le strade e le infrastrutture nel mio paese - ci confida Kalonji (in foto a destra)-. Ma la situazione politica ed economica andò peggiorando di anno in anno e così decisi di non tornare più, rimanendo per sempre in Europa»
«Io scelsi di studiare ingegneria civile e meccanica perché la mia intenzione era quella di costruire le strade e le infrastrutture nel mio paese - ci confida Kalonji (in foto a destra)-. Ma la situazione politica ed economica andò peggiorando di anno in anno e così decisi di non tornare più, rimanendo per sempre in Europa»
«Del resto oggi siamo qui riuniti per celebrare l’autonomia politica del nostro paese, che in realtà però è sempre più sottomesso alle potenze straniere – dichiara il medico Mbandà (seduto nella foto)  –. Io comunque sono contento di essere qui: in questa città che mi è rimasta nel cuore ho ritrovato i miei amici, coloro che hanno condiviso con me il sogno di migliorare il nostro povero Congo»
«Del resto oggi siamo qui riuniti per celebrare l’autonomia politica del nostro paese, che in realtà però è sempre più sottomesso alle potenze straniere – dichiara il medico Mbandà (seduto nella foto) –. Io comunque sono contento di essere qui: in questa città che mi è rimasta nel cuore ho ritrovato i miei amici, coloro che hanno condiviso con me il sogno di migliorare il nostro povero Congo»