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I bizzarri nomi dei dolci tradizionali

10 foto 25 November 2021

I loro bizzarri nomi derivano dalla loro forma, dalla loro storia o dalla loro particolare “funzione”. Parliamo di dolci, nella fattispecie di quelli della tradizione italiana. Squisitezze zuccherose che raramente prendono i propri appellativi dagli ingredienti con cui sono fatti, ma che al contrario rimandano a dominazioni straniere, a errori di cottura o a “invenzioni afrodisiache”. Siamo andati alla scoperta dei più curiosi

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Babà – Il suo nome proviene dal polacco babka ponczowa, ovvero “torta di punch”. Perché nonostante il babà sia associato a Napoli, le sue origini sono tutt’altro che campane. L'inventore fu infatti il consuocero di re Luigi IV, il polacco Stanislas Leczynski. Lui, in preda a uno scatto d’ira, scagliò il tipico kugelhupf (a base di farina, burro, zucchero, uova e uva sultanina), contro una bottiglia di rhum aperta (foto di Tremej)
Babà – Il suo nome proviene dal polacco babka ponczowa, ovvero “torta di punch”. Perché nonostante il babà sia associato a Napoli, le sue origini sono tutt’altro che campane. L'inventore fu infatti il consuocero di re Luigi IV, il polacco Stanislas Leczynski. Lui, in preda a uno scatto d’ira, scagliò il tipico kugelhupf (a base di farina, burro, zucchero, uova e uva sultanina), contro una bottiglia di rhum aperta (foto di Tremej)
Baci di Dama - Le due calotte di pasta frolla e mandorle tostate, unite da un sottile strato di cioccolato, paiono proprio due labbra intente a baciarsi. Da qui l’appellativo di “baci di dama” per questi dolci che nacquero nella Tortona ottocentesca, in un ambiente cortese frequentato appunto da nobili signore (foto di Gobonobo)
Baci di Dama - Le due calotte di pasta frolla e mandorle tostate, unite da un sottile strato di cioccolato, paiono proprio due labbra intente a baciarsi. Da qui l’appellativo di “baci di dama” per questi dolci che nacquero nella Tortona ottocentesca, in un ambiente cortese frequentato appunto da nobili signore (foto di Gobonobo)
Non c’è Natale in Puglia senza le carteddate. Il nome di questi nidi di massa fritta deriverebbe dal greco κάρταλλος" (cesta o paniere) o dall’onomatopeico “incartellare”, riferito alla pratica di accartocciare più striscioline sottili per andare a creare quella che, nella forma, rimanda alla corona dei re magii
Non c’è Natale in Puglia senza le carteddate. Il nome di questi nidi di massa fritta deriverebbe dal greco κάρταλλος" (cesta o paniere) o dall’onomatopeico “incartellare”, riferito alla pratica di accartocciare più striscioline sottili per andare a creare quella che, nella forma, rimanda alla corona dei re magii
Con il suo caratteristico colore verde chiaro e la classica amarena rossa sulla sommità, la cassata è tipica della tradizione siciliana. A base di ricotta di pecora, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero, deve il suo nome al latino caseum (ovvero il “formaggio”, ingrediente chiave della farcitura) e all’arabo qas’at, cioè “bacinella”, data la sua forma a coppa rovesciata
Con il suo caratteristico colore verde chiaro e la classica amarena rossa sulla sommità, la cassata è tipica della tradizione siciliana. A base di ricotta di pecora, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero, deve il suo nome al latino caseum (ovvero il “formaggio”, ingrediente chiave della farcitura) e all’arabo qas’at, cioè “bacinella”, data la sua forma a coppa rovesciata
Coda di aragosta - Si tratta di una variante della sfogliatella riccia napoletana, ma più grande e allungata da sembrare appunto il carapace di un’aragosta. Nacque dalla sperimentazione di un pasticcere napoletano
Coda di aragosta - Si tratta di una variante della sfogliatella riccia napoletana, ma più grande e allungata da sembrare appunto il carapace di un’aragosta. Nacque dalla sperimentazione di un pasticcere napoletano
Occhi di bue - Che il loro ripieno “a vista” sia a base di marmellata di albicocche, di nutella o crema di pistacchio, questi biscotti forati al centro non possono mai mancare in una pasticceria. Sono nati in Svizzera....
Occhi di bue - Che il loro ripieno “a vista” sia a base di marmellata di albicocche, di nutella o crema di pistacchio, questi biscotti forati al centro non possono mai mancare in una pasticceria. Sono nati in Svizzera....
...dove gli spitzbuben (letteralmente “bambini monelli”) erano i tipici biscottini natalizi di frolla che i più piccoli “rubavano” non appena venivano sfornati. La tradizione fu poi trapiantata in Alto Adige dove si iniziò a chiamare i dolcetti “occhi di bue”, in quanto ricordavano il bulbo oculare del grosso mammifero
...dove gli spitzbuben (letteralmente “bambini monelli”) erano i tipici biscottini natalizi di frolla che i più piccoli “rubavano” non appena venivano sfornati. La tradizione fu poi trapiantata in Alto Adige dove si iniziò a chiamare i dolcetti “occhi di bue”, in quanto ricordavano il bulbo oculare del grosso mammifero
Tetta delle monache – Prodotti tipicamente nell’Alta Murgia, devono la loro forma particolare, così come il loro nome, a una leggenda che ci riporta nell’antico convento di Santa Chiara di Altamura. Qui infatti una monaca commise un errore durante la preparazione del pan di spagna che così assunse, dopo la cottura, una sagoma leggermente appuntita somigliante appunto a quella di un piccolo seno femminile
Tetta delle monache – Prodotti tipicamente nell’Alta Murgia, devono la loro forma particolare, così come il loro nome, a una leggenda che ci riporta nell’antico convento di Santa Chiara di Altamura. Qui infatti una monaca commise un errore durante la preparazione del pan di spagna che così assunse, dopo la cottura, una sagoma leggermente appuntita somigliante appunto a quella di un piccolo seno femminile
Il trevigiano Tiramisù fu inventato nell’800 da una maitresse di una casa di appuntamenti proprio per “tirare su” i clienti in vista della serata amorosa a cui sarebbero andati incontro (foto di Hungry Dudes)
Il trevigiano Tiramisù fu inventato nell’800 da una maitresse di una casa di appuntamenti proprio per “tirare su” i clienti in vista della serata amorosa a cui sarebbero andati incontro (foto di Hungry Dudes)
A dispetto dell’aggettivo che l’accompagna, la zuppa inglese è italianissima. Un legame con l’Inghilterra però c’è e risale al XVI secolo, quando alla corte degli Estensi a Ferrara i pasticceri cercarono di produrre un’alternativa personale al trifle inglese, tipico dolce di “recupero” degli avanzi di un pranzo britannico (foto di Lungoleno)
A dispetto dell’aggettivo che l’accompagna, la zuppa inglese è italianissima. Un legame con l’Inghilterra però c’è e risale al XVI secolo, quando alla corte degli Estensi a Ferrara i pasticceri cercarono di produrre un’alternativa personale al trifle inglese, tipico dolce di “recupero” degli avanzi di un pranzo britannico (foto di Lungoleno)