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Gli storici pizzaioli Ficarella

Bari 11 foto 16 September 2019

La vela, La banchina, Chez Jo, La tana marina, L'antica torre, Da Donato, Enzo e Ciro. Cosa hanno in comune tutte queste pizzerie di Bari? Semplice: "discendono" da Domenico Ficarella, primo pizzaiolo del capoluogo pugliese e capostipite di una famiglia che da più di 80 anni apre e gestisce locali in tutta la città

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La Vela, La Banchina, Il Quadrifoglio, Il Fornaccio, L'Antica torre, Da Donato, Enzo e Ciro. Cosa hanno in comune tutte queste pizzerie di Bari? Semplice: "discendono" da Domenico Ficarella, primo pizzaiolo del capoluogo pugliese e capostipite di una famiglia che da più di 80 anni apre e gestisce locali in tutta la città
La Vela, La Banchina, Il Quadrifoglio, Il Fornaccio, L'Antica torre, Da Donato, Enzo e Ciro. Cosa hanno in comune tutte queste pizzerie di Bari? Semplice: "discendono" da Domenico Ficarella, primo pizzaiolo del capoluogo pugliese e capostipite di una famiglia che da più di 80 anni apre e gestisce locali in tutta la città
A raccontarci l'ascesa della famiglia sono proprio alcuni discendenti di Domenico, scomparso nel 1993. Li incontriamo a "La Vela", pizzeria del quartiere Torre a Mare...
A raccontarci l'ascesa della famiglia sono proprio alcuni discendenti di Domenico, scomparso nel 1993. Li incontriamo a "La Vela", pizzeria del quartiere Torre a Mare...
...capitanata dal nipote del patriarca, il 39enne Giuseppe
...capitanata dal nipote del patriarca, il 39enne Giuseppe
Assieme al titolare ci sono i figli di Domenico ancora in vita: il 74enne Vitoenne Angelo, la 70enne Nunzia e il 77enne Angelo
Assieme al titolare ci sono i figli di Domenico ancora in vita: il 74enne Vitoenne Angelo, la 70enne Nunzia e il 77enne Angelo
«Tutto cominciò nel 1936 - esordisce Angelo - quando mio padre aprì la prima pizzeria della città in piazza Mercantile. L'idea gli era venuta durante la sua precedente esperienza lavorativa, nella pasticceria Gentile di Bari Vecchia: lì dentro aveva iniziato a preparare l'impasto della pizza in una tinozza di legno, facendoci una croce sopra e lasciandola lievitare»
«Tutto cominciò nel 1936 - esordisce Angelo - quando mio padre aprì la prima pizzeria della città in piazza Mercantile. L'idea gli era venuta durante la sua precedente esperienza lavorativa, nella pasticceria Gentile di Bari Vecchia: lì dentro aveva iniziato a preparare l'impasto della pizza in una tinozza di legno, facendoci una croce sopra e lasciandola lievitare»
«Nel 1956 con nostro padre riuscimmo a inaugurare un nuovo locale in via Principe Amedeo - sottolinea Vito -. Fu la svolta decisiva: ogni sera una lunga fila di clienti si accalcava in attesa dell'orario di apertura, incoraggiati anche da una novità: la presenza di tavolini. Ciò consentì di aumentare i prezzi delle pizze»
«Nel 1956 con nostro padre riuscimmo a inaugurare un nuovo locale in via Principe Amedeo - sottolinea Vito -. Fu la svolta decisiva: ogni sera una lunga fila di clienti si accalcava in attesa dell'orario di apertura, incoraggiati anche da una novità: la presenza di tavolini. Ciò consentì di aumentare i prezzi delle pizze»
I figli di Domenico ci mostrano orgogliosi le foto di quel periodo fortunato...
I figli di Domenico ci mostrano orgogliosi le foto di quel periodo fortunato...
...volti e capigliature d'altri tempi...
...volti e capigliature d'altri tempi...
...negozi segnalati da una generica insegna con su scritto solo "pizzeria"
...negozi segnalati da una generica insegna con su scritto solo "pizzeria"
Tra le immagini c'è anche un albero genealogico delle pizzerie aperte dai Ficarella
Tra le immagini c'è anche un albero genealogico delle pizzerie aperte dai Ficarella
«Nel locale di via Principe Amedeo facemmo la gavetta io e mio fratello Giuseppe - precisa Vito -. A friggere i panzerotti ci pensava nostra madre, Maria Botta (a sinistra del marito Domenico), vale a dire la prozia di Nicola Botta, attuale proprietario dell'omonima attività di via Carulli»
«Nel locale di via Principe Amedeo facemmo la gavetta io e mio fratello Giuseppe - precisa Vito -. A friggere i panzerotti ci pensava nostra madre, Maria Botta (a sinistra del marito Domenico), vale a dire la prozia di Nicola Botta, attuale proprietario dell'omonima attività di via Carulli»