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Gli antichi mestieri "di mare"
C’è chi ripara la chiglia delle barche (u calatafàre), chi raccoglie in acqua “manualmente” piccoli crostacei e pesciolini (u rattapìte), chi carica e scarica le merci dalle navi (u vastàse de u muele) e chi di notte, munito di lampara, si dedica sui gozzi alla pesca di polpi e “ciambotto” (u varcheceddàre). Parliamo degli antichi e “artigianali” mestieri di mare: occupazioni che hanno da sempre impiegato i baresi, soprattutto in tempi di povertà. Lavori che oggi risultano pressochè scomparsi o in alcuni casi completamente trasformati
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Quando le piccole e colorate imbarcazioni in legno dei pescatori restano ormeggiate in attesa di riprendere la navigazione...
...c’č chi ne approfitta per aggiustarle. Oggetto della riparazione č spesso la chiglia, ossia la trave sottostante allo scafo che unisce poppa e prua
E c’č un “professionista” del settore che si occupa proprio di questo, aiutando i pescatori a rimettere a nuovo le proprie lanze (i gozzi). Si tratta del calatafŕre (il calafato), colui che si occupa del calafataggio, ovvero della tecnica di impermeabilizzazione delle barche in legno
Nderr a la lanze, il molo San Nicola, č la “patria” dei varcheceddŕre, coloro che vanno ancora a pesca di notte su piccole imbarcazioni alla ricerca di polpi e altri pesci da zuppa (il cosiddetto ciambotto barese)
I varcheceddŕre si avvalgono di reti (spesso rattoppate con il saccherrŕre, un ago specifico) ma anche di “polparole”, lenze alle quali sono attaccati dei granchi o delle pelose (favolli): esche ideali per la cattura dei prelibati polpi di scoglio
“Scirič” (donzelle), “perchie” (sciarrani), “cani” (perchie), “sbarrette” (sparaglioni) e vari tipi di tordi sono le vittime preferite di questi marinai, che una volta rientrati si recano a vendere il pescato sui banconi del molo San Nicola