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Gli antichi lamioni di Toritto
Un gruppo di antiche e particolari costruzioni che, quasi inghiottite dalla vegetazione, sono la testimonianza di un'edilizia rurale pugliese sorta prima dei famosi trulli. È quanto nasconde l'agro di Toritto, 30 chilometri a sud-ovest di Bari: qui infatti si ergono una decina di “lamioni”, ripari per la transumanza caratterizzati da un’architettura “a pignon”, ovvero da una pianta rettangolare e tetti fortemente spioventi (foto di Valentina Rosati)
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Un gruppo di antiche e particolari costruzioni che, quasi inghiottite dalla vegetazione, sono la testimonianza di un'edilizia rurale pugliese sorta prima dei famosi trulli
È quanto nasconde l'agro di Toritto, 30 chilometri a sud-ovest di Bari: qui infatti si ergono una decina di “lamioni”, ripari per la transumanza caratterizzati da un’architettura “a pignon”, ovvero da una pianta rettangolare e tetti fortemente spioventi
Per raggiungere i fabbricati dal capoluogo di regione imbocchiamo la statale 96 in direzione Matera. Dopo circa 20 chilometri avvistiamo la nostra meta in lontananza e usciamo allo svincolo "Cassano Murge 12": qui svoltiamo subito a destra e seguiamo la viabilità di servizio
Ben presto l'asfalto lascia il posto allo sterrato: a questo punto basta immettersi nella seconda stradina a sinistra per giungere a destinazione
Lasciata l'automobile, sin dai primi passi appare chiaro che ciascun lamione è racchiuso da un muretto a secco. Di fatti sono inseriti all'interno di uno jazzo, secolare spazio recintato utile a ospitare il bestiame
Non è un caso che sulla parte superiore delle barriere spicchino degli spuntoni in pietra, necessari per tenere lontani i lupi
Gli edifici appaiono massicci, in particolare grazie al tetto a due falde rivestito di chiancarelle che presenta una notevole pendenza
Le pareti in pietra sono state realizzate senza malta, proprio come quelle dei trulli: in questo caso però la pianta è rettangolare e non circolare
Ci avviciniamo dinanzi alla facciata triangolare della prima costruzione, chiaramente segnata dal passare del tempo e assediata dalla vegetazione spontanea
L'interno dell'immobile, completamente spoglio, presenta delle fessure ricavate per catturare un po' di luce esterna
Al di sopra di una di queste aperture c'è una nicchia triangolare, forse un'edicola votiva
Entriamo in un'altra struttura simile, trovando un caminetto con tanto di canna fumaria visibile dall'esterno
Osserviamo anche delle aperture laterali ad arco. «Sembrano finestre ma quasi sicuramente erano usate come mangiatoie - sottolinea Greco, presidente dell'Archeoclub Bari -. Il foraggio di cui si cibavano gli animali era facilmente reperibile nei dintorni»
A poca distanza svetta poi un terzo lamione, più imponente degli altri: è lungo una ventina di metri...
...ed è contraddistinto da un arco che va a rinforzare il tetto, oltre a un'inferriata che protegge la finestrella della facciata retrostante
Purtroppo i lamioni, che non sarebbero protetti da alcun vincolo, sono stati soggetti nel tempo anche a rifacimenti invasivi. É ciò che constatiamo all'interno dell'ultima costruzione che visitiamo: pareti intonacate e un pavimento con mattonelle moderne rovinano i due ambienti del fabbricato
A completare il quadro c'è un arredamento di scarsa qualità...
...con dei piatti ricoperti dalla ragnatela che fanno capolino da una credenza retrò
E all'esterno l'incuria dello jazzo lascia a malapena intravedere un piccolo trullo
«Un vero peccato - conclude Greco -. Sono opere quasi uniche nel loro genere, simbolo di un passato poco conosciuto che affonda le sue radici nell’antichissimo mestiere dei pastori»