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Gli alberi monumentali della conca di Bari
Rocco Carella, 46enne dottore forestale, ha pubblicato un volume dal titolo “Patriarchi verdi della Conca di Bari”. Nel volume descrive 8 alberi monumentali simbolo della vegetazione spontanea dei territori di Bari, Acquaviva delle Fonti, Binetto, Bitritto, Sannicandro e Valenzano. Si tratta di veri e propri “sopravvissuti”, perché concentrati in un’area molto cementificata e coltivata, che negli anni ha subìto un alto tasso di disboscamento (foto di Rocco Carella e Claudio Biancofiore)
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Partiamo proprio dalla città di Bari, lì dove nel quartiere Santa Rita, all’interno di Lama Picone, si trova abbarbicato su un costone roccioso un carrubo le cui dimensioni ci lasciano effettivamente ammutoliti
La sua chioma raggiunge i 20 metri di diametro, misura resa possibile grazie ai nove fusti che svettano verso l’alto in un affascinante groviglio.
Spostandoci di pochi chilometri, raggiungiamo Loseto: qui, vicino a Lama Baronale, di fronte alla zona nuova del quartiere, si trova una grande e verde “quercia virgiliana”
Anticamente, soprattutto in epoca di carestia, le ghiande di questa specie erano consumate anche dall’uomo, tanto che in alcune zone d’Italia è chiamata anche “quercia castagnara”
Un’altra quercia di questo tipo ci accoglie nel vicino comune di Valenzano nei pressi di Lama Cutizza...
...si trova all’interno di “Masseria Morrone”
Ma la terza virgiliana è la più imponente di tutte: si staglia in un campo del territorio di Binetto...
...e la sua folta e larga chioma, che raggiunge i 25 metri di circonferenza, la si scorge già sulla provinciale Sannicandro-Grumo
A Bitritto si trova invece l’albero con il tronco più imponente: è un “farnetto” e si affaccia sulla strada provinciale che collega questo comune ad Adelfia
Ciò che lo rende particolarmente interessante è il suo grande e rugoso fusto, la cui circonferenza “a petto d’uomo” (cioè a 130 centimetri dal suolo), raggiunge la misura di 4,08 metri.
Un altro grande farnetto lo si trova alle porte di Sannicandro, nei pressi di Lama Badessa. Come il precedente rappresenta un’eccezione all’interno di una specie a crescita molto lenta che offre dimensioni di solito contenute
E proprio nell’alveo di Lama Badessa, ma questa volta a Bitritto, verso Adelfia, troviamo la “quercia di Daléchamps”, la cui cupola tondeggiante svetta ben al di sopra degli ulivi che le stanno intorno
Infine, l’”ottava bellezza” è rappresentata da una “quercia di Palestina” situata ad Acquaviva delle Fonti...
La incontriamo che svetta, solitaria e algida, al centro dell’aia di “masseria La Rena”. Delle querce presenti nel libro è l’unica sempreverde