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Fotografia, la tecnica del collodio umido
rRealizzare ritratti con l’antica tecnica del “collodio umido”: Francesco De Napoli usa grosse macchine fotografiche di fine 800 in legno e con soffietto, nelle quali al posto della pellicola vengono inseriti supporti quali il vetro e il metallo, sui quali dopo la fase dello sviluppo e del fissaggio, appaiono soggetti ammantati da un insolito fascino (Fotografie di Mariella Simone e Francesco De Napoli)
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Il 52enne fotografo barese Francesco De Napoli ha messo da parte macchine digitali e ritocchi al photoshop per realizzare ritratti con l’antica tecnica del “collodio umido”
Francesco usa grosse macchine fotografiche di fine 800 in legno e con soffietto, nelle quali al posto della pellicola vengono inseriti supporti quali il vetro e il metallo, sui quali dopo la fase dello sviluppo e del fissaggio, appaiono soggetti ammantati da un insolito fascino
Il risultato sono delle immagini molto diverse da quelle a cui siamo abituati. Emergono volti più duri quasi privi di espressione ma veri ed essenziali, che appaiono atemporali
Al contrario delle foto digitali queste immagini non sono mai perfette ma presentano macchie, striature e sfocature che le rendono però particolari e inconsuete
«D’altronde i tempi di esposizione sono molto molto più lunghi – spiega De Napoli -. Io oggi riesco a ridurre la “posa” anche a 30 secondi, in buone condizioni di luce, ma è chiaro che nessuno riesce a rimanere in una postura forzata e innaturale per così tanto tempo e così ne emerge un ritratto che rivela la vera natura di un volto o di un corpo»
Anche gli oggetti acquisiscono il fascino dell’epoca indefinibile e sembrano perdere ogni connotazione spazio-temporale anche a causa della particolare colorazione dovuta al materiale di supporto metallico o vitreo