Tutte le gallerie
Fotogallery
Benedetto, il riparatore di cucine
In via Andrea da Bari, nel cuore del quartiere Murat, tra preziose gioiellerie, eleganti bar e atelier per abiti da sposa, trova spazio una piccola e modesta bottega attiva da più di un secolo e tramandata di generazione in generazione. Ad abitarla è un signore specializzato in un lavoro manuale ben preciso, quello della riparazione degli elettrodomestici più importanti di ogni casa: le cucine. L’uomo in questione è Benedetto Fiore, un 75enne baffuto che, seppur in pensione, si reca ogni giorno nel suo laboratorio per sistemare piani cottura, spargifiamma, bruciatori, griglie e tubi. Un’occupazione a cui ormai in pochi si dedicano (foto di Christian Lisco)
17 fotografie
Lasciandoci Piazza Umberto alle spalle, percorriamo via Andrea da Bari e, superato l’incrocio con via Dante, troviamo sulla destra l’umile ingresso del “negozio” di Fiore...
...caratterizzato da una spoglia vetrina coperta per metà da una saracinesca nera
Ed è all’interno di questo buio e trascurato locale senza insegna che ci accoglie Benedetto, un omone dai gentili occhi azzurri e dai lunghi baffi bianchi. È seduto comodamente su una sedia, con in mano la sua inseparabile pipa
L’ambiente, dal forte odore di umidità che trasuda delle pareti segnate dal tempo, è predominato dal caos
Qui l’uomo conserva infatti biciclette, carrelli, vecchie tv, radio, ventilatori e fornetti
Tutti oggetti un po’ ammaccati che non utilizza più, ma che cerca di riciclare, come avvenuto ad esempio con quel trasmettitore radiofonico che ha trasformato in una cassetta per gli attrezzi
Notiamo poi numerosi scatoloni sul pavimento contenenti tubi...
...griglie...
...e bruciatori di tutti i tipi...
...ai quali fanno compagnia dei tavoli in legno sui quali sono accumulate chiavi inglesi...
...e morse senza epoca
«Questo luogo è aperto da più di un secolo – esordisce il 75enne –. Fu il mio bisnonno Antonio a crearlo agli inizi del 900 come rivendita di carbone per uso domestico»
Chiediamo così a Benedetto di mostrarci come lavora. Lui si alza e prende da uno degli scatoloni una griglia in ghisa arrugginita e piegata che fissa in una morsa rossa
Un elemento che dovrà poi riaddrizzare attraverso l’uso di attrezzi a uso manuale, quelli che gli servono per aggiustare anche i rotondi spargifiamma in ghisa o in acciaio
«Fino a una quindicina di anni fa aggiustavo almeno una trentina di spargifiamme al giorno – sottolinea –. Prima infatti si cercava di riparare il più possibile, al contrario di oggi dove impera la concezione di buttare ciò che si rompe per comprare direttamente l’oggetto nuovo»
Sempre nella morsa viene invece incastrato un piccolo tubo che dimezza con l’uso del seghetto
Mentre si serve di un seghetto d’antan per tagliare e modellare i tubi necessari al funzionamento della cucina