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Bari, viaggio a Enziteto
E’ sicuramente il quartiere più nascosto di Bari, sorto a partire dagli anni 80 nella campagna tra Santo Spirito e Bitonto, a pochi passi dall’aereoporto cittadino. E’ il rione “San Pio”, che però tutti continuano ancora a chiamare con il suo vecchio nome: “Enziteto”, quello della contrada su cui è stato costruito. Enziteto a Bari è sinonimo di case popolari, sorte qui per dare un tetto agli “sfollati” del San Paolo, di Libertà e del centro storico. Ma soprattutto vuol dire spaccio di droga e malavita, che nel rione è riuscita ad avere mano libera vista l’assenza di controlli e di visibilità (Foto di Gennaro Gargiulo)
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A San Pio si arriva dalla statale 16. Attraversato un ponte e piegando a sinistra si entra nel quartiere
La statua del Santo che dà il nome al rione la troviamo subito, fiancheggiata da una fontanella in metallo
Ci dirigiamo verso la prima tappa del nostro viaggio nel quartiere: “piazzetta Eleonora”, che prende il nome della povera bimba di 3 anni lasciata morire di fame dai genitori: un caso che nel 2005 suscitò l’indignazione di tutto il Paese. Tra il bianco e il grigio che dominano questo largo, ci sorprende l’arancione di una girandola che qualcuno ha legato a un palo
L’Accademia del cinema “Ragazzi di Enziteto” cerca tramite cultura e formazione di aiutare i più giovani di San Pio
L'Accademia è ospitata dalla “vecchia” scuola media del quartiere, ormai chiusa: una grande struttura per gran parte inutilizzata. Da un varco nella rete di recinzione raggiungiamo quella che era la “palestra all’aperto” dell’ex scuola. Ora non resta che il ricordo di un campo di calcio il cui stato è ben rappresentato dai brandelli di una rete
Alle spalle della piazzetta si erge l’imponente “Parrocchia della Natività di Nostro Signore” dai muri rossi e grigi
La scuola primaria “Iqbal Masih”
Una piccola salita ci immette ora in un ampio largo rettangolare di un azzurro sbiadito, circondato da basse palazzine palazzine giallo-ocra tutte uguali, collegate in alto da un unico grande ballatoio e rette da un porticato che corre per i lati più lunghi. Siamo davanti al primo nucleo di abitazioni nato a Enziteto
. Un tempo quel porticato era percorribile e ospitava addirittura alcuni negozi, che però hanno avuto breve vita. Oggi è ostruito da una lunga serie di muri messi su alla men peggio, che hanno consentito ai residenti di allargare abusivamente le proprie abitazioni
Con i suoi colori, un tempo vivaci e ora via via più sbiaditi e sbrecciati sotto un sole che non perdona, con delle vasche in cui forse ci sarebbe dovuta essere l’acqua, ma inesorabilmente vuote, San Pio dà la sensazione di un posto che si fatica a immaginare abitato
Eppure la vita pulsa, lì da qualche parte: la avverti negli improvvisati angoli di verde che qualcuno ha disperatamente tirato su, tra una piccola statua di Padre Pio e un agapanto bianco
La vita è nei graffiti dove la passione esplode nel bianco e rosso della squadra del Bari...
...si incupisce nelle invettive alla polizia...
...e si apre a una triste considerazione: “Non è la fame che uccide, ma l’ignoranza”
Quando incontriamo qualcuno, incrociamo solo uomini. Sembra un quartiere abitato solo da maschi: stanno seduti all’ombra, riuniti in piccoli gruppi
Per un momento la fugace immagine di un bambino cattura la nostra attenzione: ma è solo un attimo, il bimbo scompare subito nell'androne di un edificio
Da qui in poi si apre un quadrilatero dove le strade hanno tutti nomi che rimandano a bei sentimenti: via della Felicità, della Lealtà, dell’Amicizia, del Rispetto o della Sincerità
In via della Felicità si trova il “mercato”. Nei progetti doveva essere un’area di acquisto e vendita di beni, ma la struttura non è mai stata utilizzata: in assenza di un regolamento comunale che ne stabilisse l’affidamento, nessuno ha potuto prendere in gestione uno qualunque dei box presenti
2Torricella": in realtà un rione a se stante, collegato sì alla vecchia Enziteto (e altrettanto grigio), ma abitato da vigili del fuoco, finanzieri e dipendenti pubblici e servito da scuole di ballo, un campetto di calcio e persino un bar-pizzeria-tabaccheria
Siamo ora in via della Lealtà, fiancheggiata da palazzine in cui molti hanno cercato di ricavarsi uno spazio personalizzato: piccole verandine in legno e un’imponente bouganville ingentiliscono la monotonia di una serie di edifici tutti uguali
Qui si trova il bar del quartiere: la “caffetteria di Umberto”. Ci sono altri uomini: scherzano tra loro e con noi, si mettono in posa per la foto
In quel momento, passa il numero 19, porta dritto a Bari