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Bari, la storia di Nanìne du mmìire
Ogni giorno monta sul suo fidato “Ciao” e gira tra le vie del centro storico per consegnare carichi di acqua, birra e altre bevande. Lui si chiama Gaetano Allegrezza, ha 75 anni, ma per tutti è “Nanìne du mmìire” (Nanino del vino), nomignolo che gli è stato affibbiato per il suo trascorso in una delle “cantine” più famose della città, quella “du Calandrìidde” (foto di Marianna Colasanto)
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La cantina du Calandrìidde nascque in corte Alberolungo, di fronte alla Basilica di San Nicola. Ed è proprio qui che incontriamo Nanìne, nel posto in cui trova l’abitazione di suo figlio Vincenzo, lì dove l’uomo carica le bevande e parte per le consegne
Nanìne ci accoglie con il sorriso mentre è intento a stipare una cassa di Peroni vuote
È un uomo di bassa statura e grossa corporatura ed è vestito con scarpe anti infortunio scure, jeans, maglione a righe, gilet con tasche e un borsello di pelle scura, lì dove ripone i suoi guadagni
Gaetano passò nell’enoteca du Calandrìidde tutta la vita e tra gli 80 e i 90, dopo esserne stato garzone, ne divenne anche proprietario, visto che alla morte dell’ultimo discendente dei Dentamaro rilevò l’esercizio assieme al fratello. Un’avventura che però durò solo pochi anni, fino alla chisura definitiva della cantina
Da allora Gaetano ha continuato però a lavorare nell’ambito delle “bevande”, trasformandosi in una sorta di fattorino “free lance”. Proprio mentre parliamo si avvicina una donna con un borsellino pieno di spiccioli: è lì per ordinare due balle d’acqua che poi Gaetano le consegnerà a casa
Ad accompagnarlo nelle sue consegne c’è sempre il suo fidato “Ciao”. «Lo comprai quando ero ancora alla cantina – ci spiega -. Durante una consegna al quartiere San Paolo fui rapinato e privato del mio tre ruote. Rimasto senza mezzi, acquistai questo motorino che modificai aggiungendovi una pedana in legno per poter caricare i fardelli d’acqua e le casse di birra».
Un’occupazione faticosa, ma che “Nanìne du mirre” non intende lasciare, nonostante l’età. «Gli dico sempre di smettere di lavorare perché è anziano, ma lui non mi ascolta – sottolinea la 73enne moglie Elvira -. Inizia alle 7 del mattino, si ferma solo per il pranzo e per riposare un po’ e dopo riprende fino alle 18. Ma se qualche cliente lo chiama si attiva a qualsiasi ora»
Ma è arrivato il momento di lasciare Gaetano al suo lavoro: c’è da consegnare i fardelli d’acqua alla signora di prima. Così il nostro amico si mette casco e mascherina e parte a bordo del suo ciclomotore
Finché la salute mi accompagna continuerò a lavorare – ci dice salutandoci -. Quando smetterò, morirò»