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Bari, la storia della Saicaf

Bari 17 foto 29 August 2023

La maggioranza delle azioni sono state cedute a un socio strategico, la produzione è stata decentrata in varie sedi, la fabbrica storica è stata chiusa, ma il suo nome continua a essere associato alla città di Bari, della quale rappresenta una delle industrie più antiche. Parliamo della Saicaf (Società Anonima Industria Caffè), la torrefazione fondata nel 1932 che per decenni ha sparso l’inconfondibile aroma di caffè per le vie del capoluogo pugliese. Un’azienda che negli ultimi tempi ha rivisto complemente il suo assetto. La sede di via Amendola è stata infatti dismessa nel 2020 (oggi al suo posto sorge una concessionaria d’auto) e la maggioranza del suo pacchetto azionario è stato ceduto nel 2021 all'imprenditore Massimo Zanetti. Di contro però a dirigere la società c’è sempre l’83enne Antonio Lorusso, nipote di Beniamino Cipparoli, colui che la fondò oltre novant’anni fa. In più lo scorso agosto è stato riaperto dopo cinque anni di abbandono il glorioso Caffè Saicaf (oggi “Casa Saicaf”), punto di riferimento cittadino situato dal 1958 in corso Cavour. Insomma se da una parte l’azienda si è quindi “allontanata” da Bari, dall’altra ha cercato di mantenere salde le radici sul “suo” territorio. A conti fatti la Saicaf rimane quindi un’impresa “made in Puglia”, riteniamo così doveroso raccontarne la gloriosa storia.

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La Saicaf fu fondata nel 1932, l’avvocato Beniamino Cipparoli, assieme a suo fratello Giovanni decise di investire nel campo del caffè
La Saicaf fu fondata nel 1932, l’avvocato Beniamino Cipparoli, assieme a suo fratello Giovanni decise di investire nel campo del caffè
All’epoca la prima piccola fabbrica trovò posto in un locale di via Melo e in principio si limitò più che altro a rifornire il Gran Caffè Savoia, bar di proprietà della famiglia Cipparoli inaugurato lo stesso anno della torrefazione. Il locale si trovava in un palazzo a un solo piano situato tra corso Cavour e via Dante
All’epoca la prima piccola fabbrica trovò posto in un locale di via Melo e in principio si limitò più che altro a rifornire il Gran Caffè Savoia, bar di proprietà della famiglia Cipparoli inaugurato lo stesso anno della torrefazione. Il locale si trovava in un palazzo a un solo piano situato tra corso Cavour e via Dante
Si trattava di un posto raffinato, frequentato dalla borghesia barese Sulla sua terrazza in estate venivano proiettati addirittura dei film e l’arena prendeva il nome di “Ariston” (foto concessa da Giuseppe Petruzzelli)
Si trattava di un posto raffinato, frequentato dalla borghesia barese Sulla sua terrazza in estate venivano proiettati addirittura dei film e l’arena prendeva il nome di “Ariston” (foto concessa da Giuseppe Petruzzelli)
L’arredamento fu curato dai fratelli Bega di Bologna, autori anche di due pregevoli pannelli in legno con intarsi raffiguranti i monumenti più famosi di Bari...
L’arredamento fu curato dai fratelli Bega di Bologna, autori anche di due pregevoli pannelli in legno con intarsi raffiguranti i monumenti più famosi di Bari...
...che sono stati salvati e collocati nella nuova sede della Saicaf, in via Oberdan
...che sono stati salvati e collocati nella nuova sede della Saicaf, in via Oberdan
Sino alla fine degli anni 40 la produzione di caffè rimase quindi circoscritta al bisogno del Savoia, ma nel 1952 tutto cambiò. La richiesta divenne molto alta e così la torrefazione si spostò in una sede un po’ più grande, in via Emanuele Mola, nel quartiere Madonnella
Sino alla fine degli anni 40 la produzione di caffè rimase quindi circoscritta al bisogno del Savoia, ma nel 1952 tutto cambiò. La richiesta divenne molto alta e così la torrefazione si spostò in una sede un po’ più grande, in via Emanuele Mola, nel quartiere Madonnella
Il 1958 è invece l’anno dell’addio al Savoia. L’edificio che lo ospitava fu infatti abbattutto e al suo posto sorse l’attuale “grattacielo” che vide sorgere ai primi due piani il nuovo “Caffè Saicaf"
Il 1958 è invece l’anno dell’addio al Savoia. L’edificio che lo ospitava fu infatti abbattutto e al suo posto sorse l’attuale “grattacielo” che vide sorgere ai primi due piani il nuovo “Caffè Saicaf"
Un bar molto più ampio e moderno, il cui arredamento fu curato dagli architetti Chiaia e Napolitano, che allargò la sua offerta divenenendo anche tavola calda e piccola sala ricevimenti
Un bar molto più ampio e moderno, il cui arredamento fu curato dagli architetti Chiaia e Napolitano, che allargò la sua offerta divenenendo anche tavola calda e piccola sala ricevimenti
Dal 1962 la torrefazione si trasferì in una sede molto più grande posta in via Amendola ad angolo con via Omodeo, accanto al Villaggio Armeno...
Dal 1962 la torrefazione si trasferì in una sede molto più grande posta in via Amendola ad angolo con via Omodeo, accanto al Villaggio Armeno...
...lì dove avrebbe diffuso l’aroma del caffè per i seguenti 58 anni (foto di "La Gazzetta del Mezzogiorno")
...lì dove avrebbe diffuso l’aroma del caffè per i seguenti 58 anni (foto di "La Gazzetta del Mezzogiorno")
Il nuovo stabilimento di diecimila metri quadri trasformò completamente la produzione, la quale da manuale divenne interamente meccanizzata. E la Saicaf divenne un punto di riferimento della realtà industriale barese, le cui confezioni di caffè (tutte rigorosamente di color rosso) si diffusero ovunque (foto di horecanews.it)
Il nuovo stabilimento di diecimila metri quadri trasformò completamente la produzione, la quale da manuale divenne interamente meccanizzata. E la Saicaf divenne un punto di riferimento della realtà industriale barese, le cui confezioni di caffè (tutte rigorosamente di color rosso) si diffusero ovunque (foto di horecanews.it)
Il successo della torrefazione portò anche a una ristrutturazione del bar, che nel 1987 divenne il “Gran Caffè Saicaf”. «All’inaugurazione erano presenti tre generazioni dei Lorusso: mio nonno, mio padre e anch’io»...
Il successo della torrefazione portò anche a una ristrutturazione del bar, che nel 1987 divenne il “Gran Caffè Saicaf”. «All’inaugurazione erano presenti tre generazioni dei Lorusso: mio nonno, mio padre e anch’io»...
...ci racconta il 42enne Leonardo Lorusso, figlio di Antonio e attuale direttore commerciale dell’azienda (a destra nella foto)
...ci racconta il 42enne Leonardo Lorusso, figlio di Antonio e attuale direttore commerciale dell’azienda (a destra nella foto)
Ma negli ultimi anni la storica società barese ha conosciuto un complicato periodo di riorganizzazione. La sede di via Amendola è stata infatti dismessa nel 2020 (oggi al suo posto sorge una concessionaria d’auto) e il 60% del suo pacchetto azionario è stato ceduto nel 2021 al “Massimo Zanetti Beverage Group”
Ma negli ultimi anni la storica società barese ha conosciuto un complicato periodo di riorganizzazione. La sede di via Amendola è stata infatti dismessa nel 2020 (oggi al suo posto sorge una concessionaria d’auto) e il 60% del suo pacchetto azionario è stato ceduto nel 2021 al “Massimo Zanetti Beverage Group”
Di contro però a dirigere la società c’è sempre l’83enne Antonio Lorusso, nipote di Beniamino Cipparoli, colui che la fondò oltre novant’anni fa (in foto il terzo da sinistra)
Di contro però a dirigere la società c’è sempre l’83enne Antonio Lorusso, nipote di Beniamino Cipparoli, colui che la fondò oltre novant’anni fa (in foto il terzo da sinistra)
In più lo scorso agosto è stato riaperto dopo cinque anni di abbandono il glorioso Caffè Saicaf (oggi “Casa Saicaf”)
In più lo scorso agosto è stato riaperto dopo cinque anni di abbandono il glorioso Caffè Saicaf (oggi “Casa Saicaf”)
Insomma se da una parte l’azienda si è quindi “allontanata” da Bari, dall’altra ha cercato di mantenere salde le radici sul “suo” territorio
Insomma se da una parte l’azienda si è quindi “allontanata” da Bari, dall’altra ha cercato di mantenere salde le radici sul “suo” territorio