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Bari, la chiesetta dimenticata di Torre Tresca
Chiunque arrivi a Bari dalla tangenziale in direzione sud, non può fare a meno di scorgerla, isolata in mezzo ad un'ampia terra incolta e piena di detriti. E' la chiesetta di Torre Tresca. Abbiamo provato a raggiungerla a piedi per vederla più da vicino, in una zona che in passato è stata campo di prigionia e rifugio per profughi e gente povera
12 fotografie
La chiesetta di Torre Tresca, detta di San Vito, come appare dalla stradina che costeggia la tratta sopraelevata della Ferrovia Bari-Bitritto
Torre Tresca negli anni 50, ormai diventato un rifugio per centinaia di famiglie in difficoltà (immagine presa dal volume "Una finestra sulla storia" di Nicola Mascellaro)
La mappa di Google che mostra il nostro percorso pedonale (freccia rossa) per raggiungere la chiesetta (freccia blu)
La fine di strada Torre Tresca, prima del ponticello che scavalca il canale Picone
La stradina che costeggia la tratta sopraelevata della Ferrovia Bari Bitritto e il canale Picone, costellata di rifiuti. Questa stradina, oggi senza uscita, arrivava un tempo fino a Carbonara
Il sentiero che porta alla chiesetta è coperto da folta vegetazione e detriti edili, tra cui amianto
Ci avviciniamo il più possibile alla facciata della chiesa, la vegetazione è altissima e un muretto sbarra la strada e ci impedisce di proseguire e vedere oltre
Un cancello sbarra la strada, la chiesetta di San Vito è sigillata
La chiesetta e sullo sfondo lo stabilimento della Birra Peroni
Suggestiva visuale della chiesa di San Vito, da via Giuseppe Tatarella. Le finestre del campanile, della facciata e della navata appaiono aperte e senza infissi
Il campo di prigionia di Torre Tresca aperto nel maggio del 1941
Dopo la Guerra a Torre Tresca vennero accolti i profughi della Jugoslavia