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Bari, la casa degli alluvionati
Su tutti gli architravi che incorniciano i portali d'ingresso dell'imponente fabbricato stretto tra le vie Nicolai, Martiri D'Otranto e Don Bosco del quartiere Libertà di Bari è incisa una vecchia iscrizione che recita: Alluvione 6 novembre 1926. Si tratta della cosiddetta “case degli alluvionati", costruzione edificata nel ventennio fascista e destinata a coloro che erano rimasti senza un alloggio in seguito all'alluvione che il 6 novembre 1926 colpì il capoluogo pugliese
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In seguito all'alluvione del 1926 che colpì Bari, l'Istituto fascista autonomo per le case popolari commissionò all'ingegnere Giuseppe Favia il progetto per l'edificazione di un condomio per gli alluvionati del quartiere Libertà
La struttura, dotata di 5 piani e intermezzata da file logorroiche di finestre, è stretta tra le vie Don Bosco, Nicolai e Martiri D'Otranto
Girando attorno alla struttura è possibile notare quattro smussi d'angolo che, oltre ad arrotondare il blocco rettangolare, sono caratterizzati da quattro ingressi
Sugli architravi dei dieci ingressi sparsi lungo il complesso, campeggia un'incisione recante l'epigrafe: "Alluvione 6 novembre 1926"
Si tratta dell'incisione originaria che su alcuni portali ha mantenuto le vecchie sembianze, impregnata di un triste grigio oliva
Su altri invece appare visibilmente ridipinta
Ancora un'epigrafe su uno degli architravi
Sulla facciata che fronteggia l'antica Manifattura dei tabacchi, campeggia un’edicola celebrativa di chiara ascendenza michelangiolesca con inciso l’anno fascista di edificazione (1928). Tra le due colonne in marmo, ingrigite e sormontate dallo stemma sabaudo, regnano la scultura di un'aquila, antico simbolo romano ripreso dal regime in molte costruzioni, e una nicchia vuota che quasi sicuramente in origine ospitava un fascio littorio
Sul lato opposto invece, quasi a voler dare una boccata d'aria alla rigida monotonia del poligono, interviene una cancellata in ferro, in gran parte sporca di ruggine, oltre la quale si intravede un fitto giardino che avvolge completamente i cortili interni dell'abitato
A riportare l'ordine, ci sono però due fasci littori che inquadrano il cancello sovrastato tra l'altro da del filo spinato che fatica a reggersi dritto.
Ci lasciamo alle spalle le case degli alluvionati e ci dirigiamo in via Garruba e via Trevisani. Qui due targhe di recente fattura ci ricordano ancora una volta le disastrose alluvioni del 1905, 1915 e 1926, con segnata accanto persino l'altezza dell'acqua sul livello stradale. Sulla prima sono indicati rispettivamente in metri 0,70, 0,70 e 0,90
Sulla seconda invece 0,40, 0,52 e 1 metro