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Bari, l'iprite e la chemioterapia
Il bombardamento al porto di Bari del 2 dicembre 1943 viene considerato come il più grande disastro chimico della Seconda Guerra Mondiale: una data drammatica che portò alla morte di migliaia di persone. Ma non tutti sanno che quel giorno rappresentò una svolta per la scienza medica. Grazie infatti agli studi eseguiti su coloro che vennero a contatto con l’iprite (il gas esploso durante l’attacco), fu possibile scoprire e sviluppare la chemioterapia, il trattamento sanitario ancora oggi applicato sui pazienti malati di tumore
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Il bombardamento al porto di Bari del 2 dicembre 1943. Non tutti sanno che quel giorno rappresentò una svolta per la scienza medica...
...grazie infatti agli studi eseguiti su coloro che vennero a contatto con l’iprite (il gas esploso durante l’attacco), fu possibile scoprire e sviluppare la chemioterapia, il trattamento sanitario ancora oggi applicato sui pazienti malati di tumore
Al centro di tutto ci fu quindi l’iprite: fu liberata nell’aria a seguito dello scoppio della John Harvey, la nave degli Alleati bombardata dagli aerei nazisti che al suo interno conteneva 91 tonnellate dell’arma chimica
A Bari il gas contaminò le acque del porto e si propagò nell’aria...
...intossicando centinaia di persone, che videro la loro pelle prima divenire marrone e poi ricoprirsi di vesciche
La maggior parte di loro fu portata al Policlinico, lì dove gli Alleati avevano allestito un reparto ad hoc: l’Officers Mess 98 Br. Gen. Hospital
E a quel punto intervennero gli americani, che presero di fatto la palla al balzo. Da tempo del resto avevano cominciato a studiare gli effetti della sostanza sull’uomo. Come? Somministrandola sotto forma di crema su circa 60mila militari del proprio esercito, testandone così l’azione sui differenti tipi di epidermide