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Bari, l'ansa di Marisabella
Il suo nome deriva da una sovrana, nasconde soprendenti oasi naturalistiche e rappresenta l’unica parte del Porto non completamente cementificata. Parliamo dell’ansa di Marisabella, insenatura che si estende tra il Cus e il Molo Pizzoli: un’area in cui il mare la fa ancora da padrone, ma che è condannata a scomparire per sempre visto che sono in atto i lavori per colmarla totalmente (foto di Antonio Caradonna)
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Per visitare Marisabella ci rechiamo davanti al Varco della Vittoria, ingresso del Porto che si apre lì dove il lungomare Starita diventa corso Vittorio Veneto. Siamo all’incrocio con via di Maratona, l’arteria che porta al vecchio stadio del Bari
Accediamo quindi nel Porto e, superato in linea d’aria il campo di calcio del Cus, ci ritroviamo sulla sinistra un’area cementificata, di cui una piccola parte è occupata da una darsena dove trovano posto un rimessaggio per barche e un circolo nautico
La banchina per il resto è occupata da un enorme parcheggio dove sono posizionati le centinaia di tir che ogni giorno si imbarcano sulle navi. Siamo infatti davanti alla prima “colmata” di Marisabella, realizzata tra il 1990 e il 1996
Da un paio d’anni l’ansa è invasa da pale meccaniche...
...chiatte e gru...
...impegnate a realizzare quella che dovrebbe diventare, entro quattro anni, una nuova banchina portuale
Il primo passaggio, in fase di completamento, prevede la chiusura dello specchio di mare con un braccio di cemento...
...i lavori sono in atto sul “Pizzoli”, molo che chiude l’ansa a nord-est
Lavori che incontrano le proteste degli ambientalisti. Marisabella infatti una delle poche zone di mare non ancora cementificate, in una città dove l’Adriatico si è allontanato dai baresi. E poi la banchina ucciderà la splendida oasi naturalistica che si è venuta a creare in questo punto nel corso del tempo
Appunto, l’oasi. Ne avevamo parlato anni fa, quando i birdwatcher baresi ci segnalarono la presenza qui di diversi uccelli acquatici quali aironi, falchi, sule, cormorani, svassi e martin pescatori: specie migratorie che avevano scelto Marisabella come tappa obbligata durante i loro viaggi (foto di Gabriele Fortunato)
Il motivo? Gli animali sono attirati da un sorprendente “fiumiciattolo” di acqua salmastra contenuto in un canale che scorre tra corso Vittorio Veneto e la strada interna al porto
Una sorgente che arriva direttamente dalla Murgia e che segue il percorso dell’antico Torrente Picone, la cui foce non è più visibile perché tombata e ricoperta da strade ed edifici nel corso del secolo scorso
Il canale, preceduto da folti canneti e collegato al mare, è circondato da una variegata vegetazione...
...ed appare limpidissimo con i suoi riflessi azzurri e verdi
Sul fondale nuotano grossi cefali: rappresentano il cibo degli uccelli che stazionano in questo punto
Mentre continuiamo ad ammirare questa “riserva” naturalistica situata in piena città (e visibile anche da corso Vittorio Veneto), veniamo colpiti prima dalla vista di un alto airone cenerino che passeggia indisturbato nel canneto...
...da un paffuto sparviero...
...e da un maschio di germano reale che ha trovato riparo tra gli arbusti per pulirsi le piume
Il tutto mentre sulle nostre teste vola veloce una tortora dal collare...
...e alcuni piccioni si librano nell’aria al di sopra dei tir parcheggiati
Il torrente sfocia infine in un vero e proprio laghetto dove nuotano placidi alcuni gabbiani...
...una conca d’acqua che sopravvive imperterrita tra strade asfaltate, traffico e recinzioni
Ma le sorprese non finiscono qui. Altri gabbiani hanno infatti trovato posto su una particolare “isola” che si erge proprio al centro dell’ansa
Per ammirarla ci poniamo all’estremità orientale della colmata, lì dove si apre un curioso boschetto di pini marittimi affacciato sul mare
E mentre tre uomini sono intenti a pescare con le loro lunghe canne
...ci ritroviamo davanti allo splendido panorama di Marisabella
Di fronte a noi si staglia il campanile della Cattedrale...
...mentre al centro della baia si staglia il predetto isolotto: un cumulo di massi che gabbiani e cormorani hanno deciso di “occupare”, quasi fosse l’ultimo baluardo contro quei lavori che stanno distruggendo per sempre la loro casa