Tutte le gallerie
Fotogallery
Bari, il quartiere San Paolo
Il suo nome ufficiale è San Paolo, ma nessuno lo chiama così. Per chi ci abita è semplicemente “Il Quartiere”, mentre per gli altri baresi ha un solo appellativo: “Cep”, acronimo di Centro di edilizia popolare o anche (sarcasticamente) di “centro elementi pericolosi”. Siamo andati a farci un giro per le vie del San Paolo, un rione di cui si è parlato sempre molto ma che pochi baresi conoscono veramente (Foto di Katia Moro)
16 fotografie
Il principale ingresso del “Quartiere” è rappresentato da viale Europa, strada circondata da una parte da vecchie e basse case rosse...
...e dall’altra da alti grigi palazzoni senza balconi che si stagliano sulla vuota distesa di campagna. E’ il poco pittoresco biglietto da visita del San Paolo
La parte vecchia del rione si apre alla sinistra della strada e il modo più facile per attraversarla è imboccare viale delle Regioni. “Regioni” perché tutte le strade che si dipanano da questa arteria sono intitolate (anonimamente) a regioni e città italiane: da via Molise a via Umbria, da via Perugia a via Vicenza
Qui sorgono tante e fatiscenti basse case popolari, imbrattate da scritte che si susseguono monotonamente
I messaggi d’amore tributati da ragazzi che non hanno altro a disposizione che questi muri scalcinati, sono l’unica forma di colore...
...in un susseguirsi incessante di palazzi grigi, cancellate...
...e balconi da cui pendono gli immancabili panni stesi
In via Lazio incontriamo i membri della cooperativa sociale “I bambini di Truffaut” composta da adolescenti dal passato “difficile” che una volta diventati adulti hanno voluto mettere la propria esperienza al servizio dei tanti bambini che in questo quartiere devono convivere con la violenza
Giancarlo sottolinea come qui siano veramente in pochi coloro che cercano di “far qualcosa”. «In particolar modo ha “gettato la spugna” la grossa parrocchia di San Paolo Apostolo che sorge proprio di fronte alla nostra sede – ci dice – quella che quando ero piccolo io rappresentava un punto di riferimento per chi desiderava una vita diversa».
In viale Lazio è presente anche un piccolo mercato coperto dove si vende un po’ di tutto a prezzi non proprio bassi, perché secondo Visitilli i commercianti devono far fronte alle continue estorsioni di denaro da parte della malavita
Il “feudo” della malavita si trova un po’ più avanti, tra viale delle Regioni e via Cascella, dove sono asserragliati i famigerati “portici”, dove echeggiano i nomi oramai indelebili delle storici clan dei Montani e dei Telegrafo
Si chiamano “portici” perché la parte più bassa delle palazzine gialle e rosse qui presenti è completamente aperta e le colonne portanti creano un labirinto di lugubri e bui porticati
La luce entra a fatica e su polvere ed escrementi pendono solo pesanti tubature arrugginite
È in questa zona che incontriamo l’anziana signora Rosa, scarmigliata e dal dolce sorriso sdentato, che si ferma soprendentemente a parlare con noi. «Io al Quartiere ci vivo bene – afferma -. L’importante è “farsi i fatti propri”. Arrivate le 8 di sera mi chiudo in casa e non esco più. Così fanno tutti»
Siamo alla termine del nostro viaggio. Il Cep però non finisce qui: dalla zona vecchia è possibile scorgere in lontananza quella nuova, sviluppatasi dal 2000 e dominata dall’imponente mole dell’ospedale San Paolo
Le due aree sono separate da campagna incolta e terreni brulli: sembra quasi di trovarsi di fronte a una trincea, a un limite invalicabile tra due diverse facce di uno stesso rione. Un rione isolato, “miticizzato” e temuto: “Il Quartiere”