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Bari, il Campus universitario
Una “cittadella” presente a Bari dal Dopoguerra, dove tra viali alberati, biblioteche, sculture e musei, migliaia di ragazzi hanno trovato nel tempo un posto “tutto loro”, dove studiare, incontrarsi e vivere in modo diverso Bari. Parliamo del Campus universitario di Bari, creato dal 1951 nel rione San Pasquale: un’oasi di pace all’interno di una città che da sempre lascia poco spazio al verde e ai “ritmi lenti” (foto di Gennaro Gargiulo)
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Via Orabona Proprio ospita l'ingresso principale del Campus: una cancellata verde dietro la quale è ben visibile l'intitolazione a Ernesto Quagliarella, rettore dell'università cittadina dal 1970 al 1977
Varchiamo l'accesso e ci ritroviamo subito dinanzi alla moderna struttura che ospita i dipartimenti di Ingegneria, progettata da Lorenzo Netti. Sviluppata su due piani, fonde armoniosamente elementi in legno, marmo e ferro
La facciata più caratteristica è indubbiamente quella rivestita da doghe lignee orizzontali: sotto di esse si apre un porticato attraverso il quale giungiamo nell'atrio dell'immobile
L'atrio di Ingegneria: si tratta di uno spazio rettangolare coperto da una maglia di vetro e metallo. Attorno sono ben visibili i corridoi dei livelli superiori, ai quali accediamo salendo una rampa dove alcuni ragazzi discutono animatamente
Lungo tutto il perimetro scorgiamo le aule impiegate per le lezioni: ne intravediamo una con l’inedita disposizione di banchi a tribuna, tipica dei campus americani
Scendiamo di nuovo nell'atrio e usciamo dalla parte opposta passando sotto un altro porticato. Tra le colonne sono disseminate alcune sculture informali di artisti contemporanei: ammiriamo per esempio la capanna di bronzo stilizzata di Alfio Castelli...
...la mezzaluna di solidi simili agli ingranaggi di un orologio realizzata da Umberto Mastroianni...
...e il foglio curvo di bronzo scolpito da Giò Pomodoro
C'è anche un reperto affascinate: è il T-6 Texan, aereo usato per addestrare i piloti statunitensi durante la Seconda guerra mondiale
Sbuchiamo così davanti al palazzo di Architettura, il più recente di tutti dato che è stato completato nel 2009. L'aspetto è abbastanza austero, con quei quattro piani grigi scanditi da vistosi cornicioni e lunghe file di finestroni che lasciano poco spazio alla fantasia
Sulla destra però si aprono le prime aree verdi accarezzate dal sole, decisamente più piacevoli alla vista. Tra panchine e alberi rigogliosi diversi giovani si godono l'ultimo calore autunnale
«È il posto più indicato per ripassare e sistemare gli appunti presi in aula», affermano due ragazze adagiate su una panchina celeste
In tutto il Campus è un tutto susseguirsi di giardini e vialetti: il silenzio è interrotto solo dalle risate dei ragazzi che si rilassano e dal cinguettio degli uccelli che si inseguono da un ramo all'altro
Il grazioso museo orto botanico: raccoglie duemila diversi esemplari di vegetali suddivisi tra un boschetto, uno stagno e una roccaglia
Siamo ora davanti al dipartimento di Agraria, la zona più antica del Campus: da queste parti infatti i primi esami sono stati dati a partire dall'anno accademico 1952-1953. La struttura ha una curiosa forma a U con la facciata principale formata da quadranti bianchi e ai lati delle pareti color rosso pastello
Sul retro dell'edificio balzano all'occhio gli orticelli e le serre coltivati dagli studenti
A ridosso del muro di cinta sbuca una costruzione inaspettata: contraddistinta da un frontone, sembra essere proprio una una chiesetta abbandonata. E’ utilizzata come deposito per gli attrezzi
Non ci resta ora che scarpinare verso l'uscita di via Amendola, oltrepassando il grande architrave bianco che segna il confine del Campus e sul quale campeggia la scritta latina Ad rei rusticae studia fovenda promovendaque