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Bari, i gozzi e i calafatari
In città non li costruisce più nessuno e quelli rimasti sono “anziani” e continuamente desiderosi di attenzioni e cure. Sono i gozzi (lanze in dialetto barese) le colorate barchette in legno e a remi utilizzati dai pescatori notturni. Da sempre c’è chi è preposto alla loro riparazione: è il calafatàre (il calafato), colui che si occupa appunto della tecnica di impermeabilizzazione dei natanti. A Bari sono però sopravvissuti pochissimi artigiani specializzati in quest’arte: per scovare due “calafatari” all’opera siamo dovuti andare direttamente nel porto. Qui, a ridosso del molo Pizzoli, su una piccola banchina, si trovano infatti alcuni gozzi a riva con lo scafo scorticato (foto di Antonio Caradonna e Christian Lisco)
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Per scovare due “calafatari” all’opera siamo dovuti andare direttamente nel porto
Qui, a ridosso del molo Pizzoli, su una piccola banchina, si trovano infatti alcuni gozzi a riva con lo scafo scorticato...
...poggiate su delle casse di Peroni
Incontriamo così l’anziano Luigi, un signore dai capelli bianchi intento a riverniciare con il classico colore azzurro la chiglia del gozzo
Questa è infatti la parte della barca che, a causa della pressione continua delle onde del mare, richiede maggiori interventi
E poi conosciamo il 50enne Francesco De Marzo, mentre è intento a incastrare un pezzo di legno sagomato tra le altre assi dello scafo
«Ho imparato questo mestiere quando avevo circa nove anni dal cugino di mio padre che lavorava al molo Sant’Antonio», ci racconta
Per secoli infatti i cantieri a cielo aperto di questa storica attività erano N-dèrr'a la lanze (il molo San Nicola) e la dirimpettaia banchina del Molo Sant’Antonio: ovvero il porto vecchio di Bari
«Fino agli anni 80 lì c’erano anche sei professionisti in grado di costruire un gozzo – ci rivela Francesco, anche lui un tempo maestro d’ascia -, oggi però a Bari non lo fa più nessuno»
Attorno a lui notiamo una serie di strumenti da lavoro: ascia, martello...
...un trapano manuale...
...e una serie di punzoni in ferro
«Quelli dalla punta più larga e piatta servono per inserire la canapa o la stoppa tra le sconnessioni delle assi, quello più piccolo invece per spingere le teste dei chiodi all’interno del legno», ci illustra l’artigiano
La barca su cui sta lavorando è stata interamente costruita da lui quarant’anni fa, ma la chiglia ha subito un attacco di vermi e deve quindi essere sostituita
Nel frattempo lo osserviamo intento a trovare l’esatta posizione della nuova parte sagomata che andrà a sostituire quella mancante
«Una volta trovato l’incastro esatto va fissata all’ossatura dell’imbarcazione con dei perni, poi si può procedere a rendere stagno tutto lo scafo e riverniciarlo», ci spiega