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Alla scoperta di Santo Spiriticchio
Un minuscolo rione nel rione che già nel nome sembra volersi collegare e al tempo stesso distinguere dal centro abitato più vicino. È “Santo Spiriticchio”, ovvero “piccola Santo Spirito”: una zona del quartiere più a nord di Bari che racconta di una realtà storicamente a sé stante, fatta di campi e pascoli e lontana dalla vocazione marinara dell’ex frazione (foto di Francesco De Leo)
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Un minuscolo rione nel rione che già nel nome sembra volersi collegare e al tempo stesso distinguere dal centro abitato più vicino. È “Santo Spiriticchio”, ovvero “piccola Santo Spirito”: una zona del quartiere più a nord di Bari che racconta di una realtà storicamente a sé stante
Per visitare Santo Spiriticchio partiamo dall’ingresso del Lido Cala d’Oro, sorto intorno agli anni 70
Da qui imbocchiamo via Almirante che si inerpica perpendicolarmente al lungomare. Su entrambi i lati vediamo edifici a un piano, con le porte che danno direttamente sulla strada, ma molte di queste sono chiuse: si popoleranno solo con l’arrivo della bella gestione e delle vacanze estive
Negli anni 50 questo era un luogo lontano dal borgo di pescatori e caratterizzato da distese di terra e fango: ci abitavano quasi solo pastori e contadini. L'attuale casa dell'80enne Nicola Bonasia, storico residente della zona, era in parte abitazione e in parte stalla: rappresenta uno degli edifici dell’epoca rimasti qui
Tra gli altri caseggiati che ricordano i tempi dei pascoli, abbiamo, sempre su via Almirante, i primi tre bassi edifici che si incontrano sulla strada accedendo dal lungomare...
...un altro poco più avanti che sopra la porta reca ancora l’iscrizione “1954”...
...e un’ultima costruzione che negli anni 50 ospitò una famiglia foggiana sfollata a causa della guerra
Da via Almirante ci spostiamo ora sulla parallela via Caladoria. Presenta un susseguirsi di palazzine moderne a uno o due piani, abitazioni monofamiliari e villini
Ma non mancano due importanti testimonianze del passato
Prima di tutto un basso edificio in pietra bianca, oggi ridotto a poco più che un rudere, con le porte sbarrate da assi di legno...
...le sue porte a metà del 900 si aprivano ogni giorno per i pochi bambini della comunità del quartiere. Troppo lontana per loro era infatti la scuola di Santo Spirito, per cui una maestra veniva qui a tenere le lezioni in due fredde stanzette
Poco più avanti ecco una fontanella in ferro, con il simbolo del fascio littorio in bella vista. Qui non arrivavano le condutture dell’Acquedotto Pugliese e le uniche fonti di approvvigionamento dell’acqua erano questa fontanella e un’altra simile su via Napoli, oggi scomparsa
Tornando sul lungomare notiamo sulla sinistra un recente complesso di palazzine. Ha preso il posto dopo il 2000 della sala ricevimenti Saint Tropez. Fu questa, aperta negli anni 60, a segnare la svolta per Santo Spiriticchio. Per la prima volta si abbandonava la vocazione pastorale e si creava uno spazio per le famiglie più abbienti provenienti da fuori
L’inaugurazione del Tropez dette l’impulso allo sviluppo edilizio dei decenni 60-70, quando molti forestieri, soprattutto bitontini, costruirono qui le proprie residenze estive
Nei pressi dell’attuale pizzeria Miramare vennero inaugurati un hotel e un night club. Ma da quest’ultimo negli anni 80 si propagò un devastante incendio che mandò a fuoco anche l’intera struttura ricettiva. Il suo scheletro annerito fu abbattuto solo molti anni dopo per far posto a nuovi condomini
Il boom edilizio portò alla costruzione di altre palazzine su via La Volpe, la larga strada caratterizzata da una serie di edifici dalla facciata biancastra
La vicina via Berlinguer è popolata invece prevalentemente da villini
Nell’ultimo tratto via Berlinguer offre un poco nobile spettacolo di degrado: a cominciare da un edificio disabitato dotato anche di una piscina prosciugata sui bordi della quale giacciono vistosi rifiuti
Per proseguire poco più avanti con un’ampia area abbandonata su cui fino a circa un lustro fa fu attivo un ristorante: di tutto ciò ora resta solo un rudere privo di porte e finestre e la sterpaglia che cresce mangiandosi il cortile esterno
Su via Almirante e via Caladoria notiamo gli scheletri di costruzioni iniziate e mai finite di cui restano solo i muri in mattoni a vista e la sterpaglia che cresce mangiandosi il cortile esterno
Negozi e bar qui non ci sono, ma esiste un centro di aggregazione divenuto simbolo di Santo Spiriticchio: la chiesetta dedicata all'Assunzione della Vergine Maria in fondo a via Almirante
Niente più che uno stanzone rettangolare, accessibile da una porta in ferro...
... e dotato di un piccolo campanile
Al suo interno vediamo un altare, i banchi disposti sui lati...
... una corda per suonare la campana...
... e, sulla sinistra, la statua della Madonna. «È la “nostra” Madonna – rivendica Nicola Bonasia -, quella che abbiamo sempre portato in processione qui a Santo Spiriticchio»