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Alla scoperta dell'Art Brut
C’è la “Masciaridde” a Gioia, “L’Italia in miniatura” a Conversano, “Villa Fantasy” a Corato, “L’Eremo” a Guagnano, senza dimenticare i “laboratori” baresi di Simone Ciliberti e Jerry De Florio. Di che stiamo parlando? Della cosiddetta “Art Brut” (arte grezza), una corrente artistica che vede come protagonisti autodidatti: persone che pur senza formazione accademica sono riuscite a realizzare edifici e sculture dall’aspetto unico, in grado di colpire la curiosità dell’occasionale visitatore
9 fotografie
A livello mondiale elementi di art brut si ritrovano nel “Jardin du Coquillage” costruito in trent’anni dal muratore ucraino Bodhan Litnanski con materiale trovato per strada...(foto di Izoo21)
...nelle “Watts Tower”, due strutture in acciaio alte 30 metri realizzate a Los Angeles dall’immigrato italiano Simon Rodia...(foto di InSapphoWeTrust)
...e nel francese “Palais Idéal”, innalzato dal postino Ferdinand Cheval con 100mila pietre che creano elementi antropomorfi e allegorici (foto di: Marine69)
Uno degli edifici più singolari di tutto il barese è “Villa Fantasy”, dimora nascosta nelle campagne di Corato. È opera del proprietario Luigi Mazzilli, che in trent’anni ha meticolosamente raccolto conchiglie, vetri, specchi, piastrelle e statuine per andare a rivestire ogni angolo della sua abitazione di campagna
A Gioia del Colle poi, sulla strada che porta a Turi, si staglia la villa del “Masciaridde” (cioè del mago, dello stregone), che prende il nome dall’appellativo con cui era conosciuto Leonardo Castellaneta, colui che l’ha realizzata. Una struttura neoclassica impreziosita da archi, merli, balaustre e da una statua di un’aquila presente sul terrazzino
Incredibili sono anche le sculture dell’ “Italia in miniatura” tra Conversano e Putignano, create dal sarto Stefano Schettini. Raccogliendo pietre e materiali di risulta ha riprodotto fedelmente la Torre di Pisa, il Colosseo e l’Arena di Verona tra gli ulivi e i mandorli della propria campagna
In Salento invece ci è stato segnalato l’Eremo di Vincent Brunetti, a Guagnano: una casa-museo dove troneggia un alto frontone brulicante di statue di ogni genere e decorata con piastrelle di svariati colori, specchi e grandi scritte (foto di Maria Maglionico)
A Bari città infine vanno citati due laboratori a cielo aperto pieni zeppe di opere eccentriche. Il primo è quello del rigattiere Simone Ciliberti, nel quartiere San Cataldo: un luogo magico e colorato dove vecchi oggetti abbandonati diventano opere d’arte
L’altro è il villaggio di pietra di Jerry de Florio, in via Cotugno, lì dove fanno bella mostra di sé statue, trulli, animali, rovine romane, capitelli, casse armoniche e persino una spada nella roccia