Tutte le gallerie
Fotogallery
Alla scoperta del Kali filippino
Trasformare un oggetto di utilizzo comune come una bottiglia, un ombrello o una penna in una vera e propria arma. E' quanto insegna l’Escrima, meglio conosciuto come Kali: un’antica arte marziale che affonda le sue origini nell’arcipelago asiatico delle Filippine. Una commistione tra discipline indonesiane e metodi di lotta cinesi e giapponesi che, arrivata anche in Occidente, viene praticata non per fini agonistici ma per acquisire sicurezza nelle proprie capacità mentali e fisiche. Anche a Bari ci sono maestri che diffondono i suoi principi. Tra questi il 60enne “pionere” Danilo De Candia, attivo assieme al 45enne Benedetto Donato nella storica palestra Kanku Dai di via Napoli 204. Siamo andati a trovarlo (foto di Antonio Caradonna)
15 fotografie
Il "pioniere" del Kali filippino a Bari è il 60enne maestro Danilo De Candia...
...attivo assieme al 45enne Benedetto Donato nella storica palestra Kanku Dai di via Napoli 204
Varcata l’entrata della Kanku Dai ci ritroviamo davanti a un gruppo di una decina di persone di diversa età disposte in due file poste uno di fronte all'altra
Tutti hanno in mano dei bastoni della lunghezza di circa 60 centimetri fatti di legno di rattan, una palma rampicante asiatica
A fare la differenza nel combattimento non sono le armi ma principi quali la gestione del proprio corpo, il controllo dei tempi di difesa e di attacco e la trasmissione dell'energia
L'azione di attacco o di disarmo non deve infatti “caricarsi” eccessivamente, ma basarsi su azioni mirate...
...come ad esempio assestare un colpo sul piano sagittale mantenendo il corpo in “linea centrale” verso il nemico
Con l'aiuto di un allievo De Candia ci mostra come, utilizzando la mano libera dal bastone, riesce a disarmare l’avversario mettendolo al tappeto senza necessariamente colpirlo
Tra le armi comunque utilizzate ci sono piccoli pugnali in legno...
...o il “karambit”: un coltello filippino-indonesiano con lama a mezzaluna e con un anello all'estremità del manico nel quale viene inserito il pollice
Gli allievi utilizzano però quello di plastica, come la 42enne Rosangela che affronta il 38enne Nicola afferrandolo al collo e puntandogli il karambit alla gola
Il maestro invece può maneggiare armi vere, come coltelli a farfalla o tradizionali macete
«Insegniamo però anche l’utilizzo di due armi contemporaneamente – afferma De Candia –: una coppia di bastoni...
...un bastone e un pugnale...
...o una coppia di coltelli. In questo caso ci si allena nell’ambidestrismo migliorando la propria coordinazione»