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Alberobello: la Casa Rossa
È stato il più longevo campo d’internamento pugliese, una struttura istituita originariamente da Mussolini per detenere i nemici del regime, ma utilizzata fino al 1949 per incarcerare prima gli stessi fascisti e poi persone “indesiderabili”. L’imponente masseria Gigante di Alberobello, conosciuta con il nome di “Casa Rossa” per il colore con cui è tinteggiata, è un luogo della memoria collettiva caduta per molti anni nell’oblio pur essendo stata protagonista di un intreccio di tristi storie (foto di Nicola Imperiale)
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Siamo andati a visitare la Casa Rossa, che sorge su un’altura in contrada Albero della Croce, a circa 3 km dal centro di Alberobello
La masseria si sviluppa su tre piani ed è costituita da circa trenta vani di varia grandezza. Già dall’esterno si nota il grave stato di conservazione in cui versa, con il rosso delle mura sempre più sbiadito e scrostato
Accanto al corpo di fabbrica ottocentesco vi sono anche quattro trulli, anch’essi in avanzato stato di degrado, che costituiscono la parte più antica del complesso
La facciata principale della Casa Rossa
Sulla facciata principale vi è una grande porta d’ingresso alla cui sommità è riportata la data di fondazione della scuola di agraria: 1887
Dopo aver varcato la soglia, stanziamo nell’atrio con volte a botte e siamo colpiti dallo stato d’incuria in cui vigono gli interni della struttura. Sui muri scritte di vario tipo e su una porta addirittura una croce celtica
Una porta conduce a un corridoio su cui si affacciano una decina di stanze
Scendiamo un paio di gradini e siamo in un locale che si affaccia direttamente su un grande atrio interno dove è facile immaginare un tempo i detenuti intenti a conversare
E’ ora di salire al piano superiore. Una scala ci conduce in un lungo corridoio su cui ci sono gli ambienti dove un tempo erano sistemati i letti dei prigionieri
Uscendo dalla struttura si nota una porta di legno con una croce alla sua sommità...
...è l’entrata di una piccola cappella completamente affrescata nel 1948
L'autore degli affreschi è Viktor Tschernon, profugo lituano internato nella Casa Rossa
Con i materiali poverissimi che aveva a disposizione realizzò tra l’altro il ciclo degli episodi più importanti della vita di Santa Chiara e San Francesco
L’ultima sorpresa la masseria ce la offre il seminterrato, lì dove è presente la scocca di una Balilla degli anni 30, forse l’auto del direttore del campo d’internamento durante il periodo fascista: il podestà Donato Giangrande