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Ville, palazzi, ospedali, industrie, scuole e chiese: ecco la lista dei 202 edifici da salvare a Bari
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Ville, palazzi, ospedali, industrie, scuole e chiese: ecco la lista dei 202 edifici da salvare a Bari

di  Venerdì 26 settembre 2025 6 min Letto 7.954 volte
BARI – Da Villa Serafina alla clinica Santa Maria, dai complessi Incis al “grattacielo” della Motta passando per l’ex acciaieria Scianatico, la facoltà di Giurisprudenza e la chiesa di San Pasquale. Questi sono soltanto alcuni dei 202 edifici “da salvare” elencati nella Variante Normativa al PRG per le Opere di Architettura Moderna e Contemporanea redatta a giugno scorso dal Comune di Bari.

Si tratta di un provvedimento che mira a tutelare e conservare quegli immobili che hanno un valore storico e artistico, evitando così loro la “morte certa”. Perché, come abbiamo scritto tante volte, negli ultimi anni a Bari si è ripreso ad abbattere importanti fabbricati per far spazio a nuovi e moderni condomini. Sono quindi venuti giù (solo per fare qualche esempio) la vecchia fabbrica della Peroni, Villa Vera, Villa Tilde e la sede della Gazzetta di via Scipione l’Africano.

Abbiamo detto si è “ripreso” perché il capoluogo pugliese non è un nuovo a brutali restyling. Nel Secondo Dopoguerra infatti interi quartieri come Murat e Carrassi subirono una rivoluzione architettonica e tante ville storiche ed edifici di pregio furono distrutti: primo fra tutti il Palazzo della Gazzetta di piazza Aldo Moro

Il problema è sempre lo stesso. Se gli edifici pubblici sono tutti automaticamente vincolati dalla Soprintendenza una volta compiuti i 70 anni di età, per quelli privati non vige la stessa tutela. Per loro ci deve essere infatti una specifica richiesta, che quasi mai però viene fatta dai proprietari. Questo, unito all’assenza a Bari di un piano regolatore e agli incentivi sulle sostituzioni edilizie, ha permesso ai costruttori locali di demolire opere simboliche per la città.

L’elenco prodotto dal Comune di Bari è quindi molto importante, perché stabilisce quegli immobili che “proprio non possono essere toccati” e per cui saranno possibili soltanto interventi di restauro e risanamento conservativo. Il documento risponde, dopo 17 anni, all’articolo 12 della legge regionale n.14 del 2008 che chiedeva ai Comuni pugliesi di produrre una lista di manufatti significativi per i quali avviare l’iter di tutela e salvaguardia.

La lista del capoluogo comprende 202 edifici. Si va da quelli costruiti tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 a quelli più moderni realizzati da importanti architetti e ingegneri quali Pietro Maria Favia, Vito Sangirardi, Vittorio Chiaia, Massimo Napolitano, Saverio Dioguardi, Renzo Piano, Onofrio Mangini e Arturo Cucciolla.

Della maggior parte di questi luoghi vi abbiamo parlato nel corso degli anni (si guardi il grande numero di link che rimandano a degli articoli approfonditi su ognuno). Vediamo quali sono i più significativi (vedi foto galleria)

Le ville e le dimore di fine 800/inizio 900

Nella lista figurano in primis le eleganti residenze realizzate dalla borghesia barese tra l’800 e il 900.

Nei quartieri Palese e Santo Spirito abbiamo ad esempio villa Cioffrese (sede di una riunione segreta di carbonari nel 1848), villa Longo de Bellis (dove nel 1943 si incontrarono Alexander, Eisenhower e Badoglio), la splendida villa Serafina e villa Traversa. A San Cataldo invece ecco l’eclettica villa Rosa e villa Rosa-Tomasicchio.

Nella periferia ovest della città sono censite altre dimore, alcune molto antiche quali villa Milella Losacco o villa Starita. Infine da segnalare la tutela per villa Lorusso in via Amendola, per le residenze situate su via Bari e via Morelli e Salvati a Torre a Mare e per il rosso ed eclettico villino Giordano sull’extramurale Capruzzi.   

Le antiche industrie

Le fabbriche che si è deciso di tutelare? Si va dall’ex Cereria Introna del quartiere San Pasquale (con la sua vecchia ciminiera nascosta tra i palazzi) all’ex fabbrica di letti De Risi nel quartiere Picone. C’è poi l’ex Mattatoio dismesso a Carbonara e l’ex fabbrica Cristalghiaccio di via Laterza.

E ancora le vecchie sedi del lanificio Scoppio e della cartiera Murari di via Celso Ulpiani e l’ex Filiale Fiat di via Garruba (oggi facoltà di Lingue). Infine due simboli dell’archeologia industriale barese: le Acciaierie Scianatico abbandonate da 30 anni tra via Napoli e via Ammiraglio Caracciolo e l’ex Stanic, impianto del raffinamento del petrolio chiuso dal 1976.

Non è propriamente un’industria, ma nella lista è presente anche la stazione di servizio Agip che si trova sul sottopasso Duca degli Abruzzi: fu ideata nel 1952 dal grande architetto Marco Bacciocchi.

Le case popolari

All’inizio del 900 furono costruiti a Bari i primi complessi di case popolari e le famiglie meno abbienti presero possesso di palazzi eleganti costruiti secondo gli stili in voga all’epoca.

Il primo nel 1909 fu il complesso Duca degli Abruzzi in corso Sydney Sonnino, realizzato in stile liberty. Altri non meno importanti sono il gruppo Garibaldi e alluvionati sorto per offrire riparo ai cittadini rimasti senza casa dopo l’alluvione del 1926, il complesso Incis su corso Vittorio Veneto e il Francesco Crispi di via Bottego. 

I palazzi residenziali e commerciali

Il maggior numero di edifici di questa tipologia sorge nel quartiere Murat: si tratta di opere che tra gli anni 50 e 60 andarono a sostituire edifici ottocenteschi e palazzi liberty. Tra i più iconici abbiamo il Palazzo della casa editrice Laterza, il Palazzo Conte Celio Sabini e il “dirimpettaio” Palazzo Borea: tutti e tre svettano su via Sparano. Su corso Vittorio Emanuele ecco invece il palazzo dell’Economia (ex sede della Standa) e il “grattacielo” della Motta che nel 1955 andò ad occupare il posto della prima abitazione del Murattiano.

Su via Argiro sorge invece Palazzo De Florio con la sua insolita facciata “sporgente” e in via Abate Gimma il Palazzo del Banco di Napoli. Infine il discusso Palazzo Andidero (del 1977), che con la sua facciata spigolosa domina l’inizio della Muraglia a Bari Vecchia.

Di costruzione più recente sono poi l’Executive Center (la “microcittà” di via Amendola) e l’alto palazzo in via Redi realizzato nel 1996 con la forma ad H e la doppia scala a vetrate.

Le scuole

Tra gli edifici scolastici tutelati c’è il Palazzo S.G.P.E., sede di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università di Bari e la vicina Facoltà di Giurisprudenza in piazza Cesare Battisti. Nel Campus invece sono state considerate degne di vincolo le sedi della facoltà di Agraria e quella di Ingegneria. Anche la prima casa dello studente di Bari (il Fraccacreta del 1957) e l’Auditorium Nino Rota annesso al Conservatorio sono stati inseriti nella lista.

Gli edifici religiosi

Non mancano nell’elenco gli edifici di carattere religioso. Chiese in primis, tra cui quella di San Pasquale Baylon nell’omonimo quartiere, Santa Maria delle Vittorie su corso Benedetto Croce e la “futuristica” chiesa del Salvatore, definita l’“astronave” di Loseto. Abbiamo poi il complesso del Villaggio del Fanciullo in piazza Giulio Cesare a Picone e il Sacrario Militare di via Gentile.

Gli ospedali

Infine citiamo le strutture ospedaliere. A partire dall’ex Sanitario Cotugno (del 1937), oggi sede dell’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di viale Orazio Flacco. Altri esempi sono l’ex Cto, ora sede dell’Asl Bari 4, ma anche la clinica Santa Maria (del 1970) in via Antonio de Ferrariis e l’ospedaletto Giovanni XXIII (del 1977) in via Amendola. E poi il Policlinico, dove a essere tutelata non è solo la parte antica ma anche padiglioni più moderni come il complesso emergenziale Asclepios, aperto nel 2002.

(Vedi galleria fotografica)

In allegato l’elenco completo dei 202 edifici da tutelare pubblicato dal Comune di Bari:
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