I suoi resti, rinvenuti nella Grotta delle Mura, sono stati al centro di uno studio pubblicato nel settembre scorso sulla rivista “Nature communications” e condotto dalle Università di Siena, Firenze e Bologna, che ha portato alla ricostruzione del più antico genoma umano mai ottenuto in Italia.
La ricerca ha raggiunto così l’importante risultato di restituire i dettagli della breve vita di quello che è stato definito il “bimbo di Monopoli”: dal colore degli occhi e della pelle, alle origini dei genitori fino alle cause della sua morte precoce, riuscendo anche a mettere in evidenza preziosi particolari della popolazione che abitava la Puglia a quell’epoca.
Noi abbiamo avuto la possibilità di parlare con due degli autori dello studio: Alessandra Modi del dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e Owen Alexander Higgins del dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna.
È stata l’occasione per approfondire quella che può definirsi una ricerca straordinaria, che si inserisce nel solco dell’eredità preistorica della Puglia già famosa per ritrovamenti quali quelli dell’“Uomo di Altamura” e della “Donna di Ostuni”.
Nell’immagine di copertina la ricostruzione digitale del volto del bimbo di Monopoli effettuata da Stefano Riccci dell’Università di Siena
Partiamo dall’inizio: quando è stato rinvenuto lo scheletro del bimbo?
Nel lontano 1998. Fu il team di Mauro Calattini, professore dell’Università di Siena, a scoprire in ottimo stato di conservazione lo scheletro, all’interno della Grotta delle Mura di Monopoli. Tuttavia soltanto oggi, grazie ai notevoli progressi nel campo della ricerca genetica, si è riusciti a ricostruire il genoma.