BARI - In questi ultimi anni lo abbiamo scritto più volte: a Bari si continua senza sosta a demolire edifici storici. Si tratta naturalmente di immobili privati, non tutelati dalla Soprintendenza, spesso abbandonati o desiderosi di grosse ristrutturazioni, ma che a loro modo raccontano il passato della città fatto di antiche industrie, palazzine di inizio 900 e in alcuni casi anche eleganti ville liberty.
Ma che cosa sta sorgendo al loro posto? Il Covid, le beghe sul Piano Casa e sui bonus edilizi hanno ritardato la “sostituzione” di questi edifici, ma ora i baresi stanno vedendo spuntare come funghi nuove costruzioni, che stanno decisamente cambiando il panorama architettonico della città.
Fabbricati che sembrano fatti tutti con lo stampino: design moderno, colore bianco e grigio e vetrate ovunque. Si tratta di scelte edilizie legate all’architettura sostenibile importata dal Nord Europa, da decenni in prima linea su questo orientamento costruttivo. Risparmio energetico, ridotto impatto ambientale, utilizzo di materiali ecologici (anche per usufruire di incentivi fiscali) sono il biglietto da visita dei nuovi complessi residenziali in costruzione nel capoluogo pugliese.
Il problema è che questi edifici, pur avendo una loro estetica, si vanno spesso a scontrare con il contesto in cui sorgono. Il risultato è un minestrone architettonico, dove “grattacieli” nascono accanto a piccole chiesette e moderni fabbricati vengono incastonati tra palazzine di inizio 900.
Un po’ quello che è avvenuto nel Dopoguerra nel murattiano, quartiere che venne radicalmente trasformato con l’abbattimento di case d’epoca in favore di palazzi utili a ospitare uffici e negozi. Rivoluzione che avvenne senza un criterio estetico e storico, ponendo alti edifici con finestre e portoni in anticorodal accanto a raffinate abitazioni ottocentesche.
In alcuni casi poi, sia in passato che oggi, la mancanza di vincoli posti dalla Soprintendenza ha permesso che la “sostituzione” avvenisse a discapito di immobili storici di pregio. È stato il caso di Villa de Filippis, di Villa Labriola o dell’ex Palazzo della Gazzetta e più recentemente di Villa Vera, dell’antica sede della Peroni o di Villa Tilde.
Insomma a Bari continua a regnare il caos e questo per colpa dell’assenza, da sempre, di vincoli paesaggistici e della mancata approvazione di un piano regolatore generale (l’ultimo risale al 1976). Al contrario la Regione Puglia ha fatto di tutto per prorogare di anno in anno il Piano casa, decreto nazionale del 2008 (nato a carattere straordinario) che dà la possibilità di demolire e ricostruire aumentando il volume delle costruzioni preesistenti del 35%.
«Il tutto senza un criterio. Del resto continua a mancare la volontà di tutelare la memoria storica della città - recita un documento sottoscritto di recente dalla Consulta Ambiente del Comune di Bari, dall’Associazione Sviluppo Sostenibile e da Italia Nostra -. È arrivato il momento di approvare il nuovo Piano regolatore generale, adeguandolo alle reali esigenze di crescita residenziale della città e bloccando ogni nuovo progetto di lottizzazione».
Intanto però l’intera città è divenuta un cantiere a cielo aperto. Siamo dunque andati in giro per il capoluogo pugliese per osservare la “nuova Bari” che sta nascendo. (Vedi foto galleria)
Il nostro viaggio parte dal rione Carrassi, lì dove si trovano gli edifici pionieri della trasformazione che sta investendo la città. Qui infatti, già una decina di anni fa, erano sorti moderni fabbricati (naturalmente bianchi con vetrate) al posto di edifici legati alla storia cittadina quali l’officina di biciclette della famiglia Aceto su viale della Repubblica e il cinema Armenise in via Giulio Petroni.
Rimanendo nello stesso quartiere ci spostiamo al civico 50 di via Podgora dove, al posto di un fine palazzotto di inizio 900, sta “spuntando” palazzo Zenith. I rendering di progetto visibili online ce lo mostrano con un “estroso” prospetto geometrico, bianco e nero, articolato su ben sette livelli che si scontrerà con le basse e colorate palazzine che caratterizzano la via.
Andiamo ora sull’extramurale Capruzzi, ad angolo con viale Unità d’Italia, in una zona che fino alla metà del secolo scorso ospitava numerose industrie come la ditta La Rocca. A sinistra del ponte XX settembre, fino al 2020, era ancora visibile una vecchia bottega, ultimo retaggio del passato di quest’area. Il basso edificio in pietra è stato demolito per costruire palazzo Antonello, immobile dalla base grigia su cui si innalzano sette piani di colore bianco e con gli ormai “iconici” balconi a vetri.
Inchiesta
Palazzi che nascono come funghi al posto di storici edifici: «Ma alla "nuova Bari" manca un criterio»
foto di Rafael La PernaProseguiamo quindi su via Capruzzi per imboccare via Amendola, strada del quartiere San Pasquale che sta registrando numerosi abbattimenti e ricostruzioni. Qui dopo qualche metro troviamo il cantiere di un palazzo residenziale che sta sorgendo al posto della vecchia sede della birra Peroni: un’elegante villa color ocra abbattuta nel 2018.
All’incrocio con via Celso Ulpiani, i due snelli e bianchi edifici di palazzo Primavera accerchiano, quasi “fagocitandola”, la piccola chiesetta di Santa Maria dell'Assunta, edificata su una grotta che nel 1982 ospitò persino Madre Teresa di Calcutta. Le palazzine sono state costruite nel 2021 a seguito dell’abbattimento di alcuni edifici di inizio 900 che caratterizzavano la strada.
Continuiamo su via Amendola dove al civico 169, inglobato nei padiglioni del Campus universitario, sorge un palazzo bianco e grigio scuro di otto livelli dall’ardito prospetto geometrico. L’edificio è stato costruito tra il 2021 e il 2022 dopo il discusso abbattimento di villa Vera, raffinata dimora liberty di inizio 900.
Siamo ora all’angolo con via Omodeo, dove al di sotto del ponte Padre Pio, che collega i quartieri di San Pasquale e Japigia, stanno sorgendo due imponenti complessi residenziali ai due lati del cavalcavia.
Sulla nostra destra svetta l’imponente facciata di Borgo Felice “accerchiato” da tre alte gru. L’ampio palazzone di ben otto piani ha preso il posto delle storiche Officine Romanazzi. Sul lato opposto della strada notiamo invece lo “scheletro” di Parco Gilda, complesso residenziale di tre interi fabbricati per un totale di ben 200 appartamenti.
E alla fine di via Amendola si trova oggi un “buco”, quello lasciato dalla gloriosa Villa Tilde, dimora liberty di inizio 900 abbattuta nel gennaio di quest’anno. Al suo posto nascerà il secondo lotto dell’enorme complesso residenziale Abiparco.
E nei quartieri più periferici la situazione non cambia. Nel 2021 su corso Vittorio Veneto, ad angolo con via Oreste Pietro, i capannoni del negozio d’arredamento Fratelli Conte sono stati demoliti per far posto agli 11 piani del bianco palazzo Marisabella, con ben 75 appartamenti dotati di ampi balconi a vetrate.
Procedendo verso il quartiere San Cataldo, costeggiamo l’ampia area di 21 mila metri quadri sede del progetto Marbella (con la costruzione di un edificio di 27 metri e di due “torri” di 45 metri con uffici e negozi) approvato con una lottizzazione nel 2010. A ridosso della zona, dal 2021, si trova il Blue Levante Residence realizzato al posto dell’ex fabbrica d’arredi “Tre D”.
Superata la Fiera del Levante, di fronte al lido San Francesco, l’ex Hotel 7 Mari (aperto nel 1973) è stato sostituito nel 2020 da un moderno fabbricato bianco e grigio che ospita 24 appartamenti e le 54 camere dell’Hotel BVentuno.
Infine è stato demolito e ricostruito il capannone dell’ex supermercato Gs sul lungomare sud di Bari, che ora ospiterà appartamenti di lusso vista mare. E in viale Ennio non ha resistito alla furia edilizia l'unico palazzo di Bari che conservava una scritta risalente al ventennio fascista. Come è stata incredibilmente abbattuta, tra accese critiche, la sede della Gazzetta in via Scipione l’Africano, nonostante fosse nell’elenco delle opere di architettura contemporanea da tutelare compilato dal Comune di Bari nel 2014.
(Vedi galleria fotografica)
diego molinari
"sostenibilità", mai un termine fu così abusato come questo, con l'intento, quasi urlato, di cancellare la storia dei nostri luoghi...
