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Il prezzo del caffθ al bar aumenta, ma non a Bitonto: qui continua a costare anche 60 centesimi
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Il prezzo del caffθ al bar aumenta, ma non a Bitonto: qui continua a costare anche 60 centesimi

di  Mercoledì 18 settembre 2024 5 min Letto 10.981 volte
BITONTO – Esiste un’isola felice per gli amanti del caffè ed è a meno di 20 chilometri a nord di Bari. Parliamo di Bitonto, città dove non pare siano arrivati i rincari della “tazzina” consumata al bar: qui infatti il tradizionale espresso al bancone si trova a 80, 70 e addirittura a 60 centesimi.  

Una realtà nettamente in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale, dove una tazzulella ‘e cafè nel 2024 costa in media 1,18 euro: il 14,9% in più rispetto al 2021, quando si fermava a 1,03. Una corsa al rialzo a cui la Puglia non fa eccezione, anzi. Bari ad esempio nello stesso triennio ha fatto registrare, tra tutte le principali città italiane, il secondo maggior rincaro: + 24,4%, con un prezzo medio passato da 0,86 a 1,07 euro. Nel capoluogo pugliese infatti è ormai diventato impossibile trovare un caffè a meno di un euro e, se ci si sposta in centro, ci si troverà a dover pagare anche 1,20, con punte di 1,50.

La situazione non è migliore negli altri centri della provincia, tranne però a Bitonto. Qui il caffè non costa mai più di un euro, ma è facile imbattersi in esercenti che addirittura propongono la tazzina a qualche decina di centesimi. Nel "paese dell'olio" il basso prezzo è del resto una tradizione, quasi un “obbligo” per i baristi che, trovando un equilibrio tra le attese dei clienti e i costi delle materie prime, riescono ancora a offrire un espresso a “zero virgola”.

Chi “offre” (quasi letteralmente) il caffè a soli 60 centesimi lo fa infatti per una precisa scelta di gestione. Si tratta di bar che proseguono un’antica attività famigliare e non hanno voglia di perdere i clienti storici abituati a spendere poco per un buon caffè.

Tra questi il “Bar Vittoria” situato sulla centralissima via Matteotti. «Siamo alla terza generazione di baristi – afferma il 29enne Francesco Paolo, impegnato dietro al bancone – e abbiamo sempre avuto una clientela eterogenea. Siamo quindi alla portata di tutti: ovvio che dobbiamo praticare prezzi economici. Pensate che mio nonno vendeva il caffè a 40 lire e che il primo prezzo in euro fu invece di 45 centesimi, ben al di sotto della media nazionale».

Gli fa eco Nino, titolare del “Caffè Italiano”, nei pressi dell’abbazia di San Leone. «I 60 centesimi a tazzina  ci permettono di conservare una clientela affezionata, abituata da sempre a costi ridotti», sottolinea.

Appare chiaro come questi bar puntino sulla quantità: gli scarsi introiti della singola tazzina sono infatti quotidianamente moltiplicati per il gran numero di clienti che affollano i locali, i quali riescono quindi a rientrare nelle spese. «Teniamo basso il prezzo del caffè anche per attrarre il cliente, che così torna e una volta qui acquista anche altri prodotti, dall’aranciata al cornetto», sottolinea il titolare del “Bar Castello”, alle porte del centro storico, che mantiene l’espresso a 70 centesimi.

Ma la domanda sorge spontanea: perché in altre città non si è puntato su questa politica? Perché altrove i bar hanno aumentato in massa in prezzi non puntando su fidelizzazione e quantità?

«Perché negli altri centri si è messo su una sorta di “cartello”, di accordo implicito tra i gestori - sottolineano i baristi che vorrebbero vendere il caffè ad almeno un euro -. A Bitonto invece vige una concorrenza spietata: continuiamo a farci la guerra tra poveri. E in città i bar sono tanti, troppi: più di cento».

Insomma se a Bari, a Monopoli o a Molfetta ci si è un po’ messi d’accordo per alzare tutti quanti i prezzi, a Bitonto c’è chi continua a mantere la propria politica low cost, costringendo così gli altri esercenti a tenere il prezzo basso.

«Da me la tazzina costa 80 centesimi e non posso chiedere di più, altrimenti qui non verrebbe nessuno – si lamenta Francesco, che da 21 anni gestisce il “Bar dello Studente” su piazza Della Noce -. Purtroppo i clienti tendono a scegliere in base al prezzo più che alla qualità del prodotto: la mentalità del bitontino medio è questa».

Eppure le ragioni per aumentare il prezzo ci sarebbero: è opinione condivisa dagli addetti ai lavori che oggi per un caffè non si possa chiedere meno di un euro. Questo per la lievitazione del costo dell’arabica provenienti da Paesi quali il Brasile, lì dove negli ultimi anni, a causa di una lunga siccità alternata a gelate anomale, si è registrata una sensibile dimunuizione di chicchi raccolti.

«Sì ma io ad esempio ho sempre avuto ottimi rapporti con i fornitori, che mi continuano a vendere la polvere a buon prezzo», ci dice il proprietario dell’ "Altro Caffè" su via Repubblica che offre la tazzina a 70 centesimi. «Noi invece acquistiamo il caffè direttamente dalla torrefazione anziché da un rivenditore, quindi saltiamo un passaggio della catena con conseguente risparmio», spiega il barman di "Coffee Mood", che nei pressi del santuario dei Santi Medici smercia la calda bevanda sempre a 70 centesimi.  

Tutto questo con grande soddisfazione dei clienti. «Io abito dall’altra parte della città – rivela Felice, un pensionato bitontino che troviamo all’interno del Caffè Italiano –, eppure ogni mattina vengo qui apposta per godermi la mia solita tazzina al solito prezzo di 60 centesimi. Non accetterei mai un aumento».
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