BARI - Che “San Paolo” dalle nostre parti sia solo un quartiere con relativo ospedale e non il santo folgorato sulla via di Damasco in grado di fare miracoli forse non è chiaro a tutti. Diciamo questo perché molti dei pazienti che vengono soccorsi dal 118 nei comuni dell’hinterland a nord di Bari, esigono di essere trasportati al nosocomio del San Paolo, anche se il loro distretto di appartenenza è quello di Molfetta-Terlizzi.
Ci descrive la situazione R., che fa parte del gruppo di soccorritori del 118 di Bari.
«Frequentemente - racconta - veniamo chiamati a intervenire nei comuni di Bitonto, Giovinazzo, Palo del Colle e Molfetta, quando le ambulanze locali sono già impegnate altrove. L’ospedale di riferimento di questi paesi è il “Don Tonino Bello” di Molfetta e (nel caso in cui lì non vi siano i reparti richiesti), quello di Terlizzi. Ebbene - afferma R. - molto spesso le persone che andiamo a soccorrere chiedono con forza di essere trasportati all’ospedale del quartiere San Paolo di Bari».
Le motivazioni di tale insistente richiesta sono tra le più varie. «Alcuni sono convinti che il San Paolo sia più vicino dell’ospedale Molfetta - spiega R. – . Altri sostengono di conoscere il personale sanitario di quel pronto soccorso. In realtà la maggior parte di loro vuol andare a Bari perché ritiene gli ospedali del capoluogo più affidabili e prestigiosi di quelli della provincia. Cosa che non è assolutamente vera».
Fatto sta che pur avendo l’ordine di trasportare il paziente a Molfetta o Terlizzi, il più delle volte il personale del 118 è costretto ad accontentare i malati, generando una serie di problemi di non poco conto.
Inchiesta
Bari, i pazienti costringono il 118 a essere trasportati al San Paolo
Per prima cosa chi chiede di essere portato per forza al San Paolo rallenta le procedure di accesso ai suoi stessi dati. Se si appartiene al distretto sanitario di Molfetta è lì che i propri dati sono immediatamente disponibili. È possibile accedervi anche da altri distretti, certamente, ma in modo molto più lento.
Ma soprattutto, andando a occupare un posto in una clinica diversa da quella della propria ASL di appartenenza, si finisce per rallentare le operazioni di pronto soccorso e per sottrarre un posto letto a chi ne avrebbe diritto. «Questo è il problema maggiore – denuncia R. – chi vive a Bari e dovrebbe trovare posto al San Paolo spesso viene dirottato altrove, perché i posti sono già occupati da chi invece dovrebbe essere in altro luogo». È il caso per esempio dei pazienti di Santo Spirito e Palese, che non trovando posto al San Paolo devono essere trasportati al Policlinico di Bari.
Tutti questi problemi si vanno ad aggiungere alla situazione di difficoltà in cui già versa il 118. Il servizio deve infatti fare i conti con l’esiguo numero di ambulanze (una per ciascuno per i comuni di Molfetta, Terlizzi, Bitonto, Palo del Colle e Giovinazzo e solo tre di queste provviste di medico a bordo) e con il continuo verificarsi di episodi di violenza contro il personale sanitario. «Nel dicembre scorso – ricorda R. – a Bitonto abbiamo subito un’aggressione. Da allora quando andiamo nelle zone a rischio veniamo scortati da una pattuglia della polizia».
Tutti fattori che rendono ancora più complesso il delicato lavoro dei soccorritori, che rischiano sempre più di arrivare in ospedale quando è davvero troppo tardi.