“Sto in hype”, “sei un bufu”, “ok boomer”, “mi sono buggato”. Di che parliamo? Del linguaggio dei “giovani di oggi”, ovvero dei ragazzi nati tra il 1995 e il 2010, quelli della cosiddetta Generazione Z. Una fascia demografica caratterizzata da persone nate e cresciute con internet, pc e nuove tecnologie (oltre che con rap e hip hop): mondi da cui provengono la maggior parte delle parole che fanno parte del loro slang.
Ecco quindi il “dizionario” dei termini più utilizzati dai ventenni.
Bae – È l’abbreviazione di before anyone else, ossia “prima di chiunque altro”. Un modo per soprannominare qualcuno al quale ci si sente particolarmente legati e che occupa un posto speciale nel nostro cuore. Un acronimo che ha sostituito quello già di “bff” (best friend forever), aggiungendo un’esclusività che rende il nomignolo ancora più affettuoso.
Bando – Non stiamo parlando di un avviso di interesse, ma dell’abbreviazione dell’inglese abandoned, abbandonato. Viene usata per descrivere luoghi marginali, quartieri periferici e ghetti. Un vocabolo diffusosi grazie alle canzoni rap sulla vita di strada: in Italia però è stata la giovane cantante Anna a divulgarlo con la sua hit intitolata proprio “Bando”.
Bannare – Direttamente dal gergo di internet arriva “bannare”, dall’inglese ban (espellere), ossia l’azione punitiva che si prende nei confronti di un utente che viola le regole di siti e comunità virtuali. Da qui lo spostamento del termine nella vita reale, dove se ti comporti male rischi di essere appunto “bannato”, cioè escluso da un gruppo di amici, ad esempio.
Bibbi – Deriva dallo storpiatura di bitch, voce inglese che denota una ragazza di facili costumi. “Bibbi” però, coniato dal gruppo di rapper romani Dark Polo Gang, nasce con l’intento di dare un’accezione più positiva all’insulto, trasformandolo quasi in un complimento, magari sul procace aspetto fisico di una ragazza. “Sei la mia bibbi” potrebbe addirittura riferirsi a una dichiarazione d’amore.
Blastare – In inglese to blast significa “sparare”, ma nell’adattamento Z indica una sconfitta. Molto frequente nei videogiochi nel momento in cui si annienta il nemico, è utilizzata per esempio quando si ha la meglio in una discussione: in quel caso si può dichiarare di aver “blastato” qualcuno.
Boomer – È utilizzato per definire tutti i nati durante il boom economico del Dopoguerra, tra gli anni 50 e 60. Una generazione quindi poco incline all’uso della tecnologia e dei social, ma che prova comunque a stare con il passo con i tempi, comportandosi però spesso in modo ridicolo o impacciato. L’affermazione “Ok boomer” è impiegata dagli Zeta per liquidare i più grandi, magari dopo una ramanzina paternalistica.
Bufu – Altro aggettivo coniato dai rapper della Dark Polo Gang per insultare qualcuno, ma con ironia. Si tratta dell’abbreviazione inglese di by us fuck u (you), cioè “per quanto ci riguarda puoi andare a quel paese”, ma detto in modo più simpatico.
Buggare – Abituale nel mondo dell’informatica, il bug è un errore nella scrittura di un programma che porta al malfunzionamento di un software o di dispositivo. Per questo “mi sono buggato” vuol dire che ci si sente rallentati o bloccati nell’atto di compiere un’azione.
Crush – Sebbene la traduzione dall’inglese sia “schiacciare”, i giovani impiegano la parola nel contesto amoroso. “Ho una nuova crush” è infatti ciò che si afferma quando si ha una cotta per qualcuno.
Cringe – Nei paesi anglosassoni si traduce con “strisciare” o “indietreggiare per il disgusto”. Nello slang Z lo si usa quindi per indicare una situazione nella quale ci si sente fortemente in imbarazzo a causa di un comportamento inopportuno. È sul web che il “cringe” trova il suo habitat naturale, date le numerose occasioni di sfociare in discussioni ridicole e in post dai quali si vorrebbe scappare via.
Inchiesta
Bae, bufu, cringe, swag: ecco il dizionario "giovane" per capire come parla la Generazione Z
Chill – Sui dizionari inglesi è alla voce “rinfrescante”. I ragazzi quindi “sono in chill” quando si trovano in contesti che “rinfrescano” la loro mente, che li rilassano. Un po’ come essere “nel mood”, quando cioè l’atmosfera circostante e il proprio stato d’animo si ritrovano in armonia. È in questo caso che si avvertono le vibes: vibrazioni positive che rendono felici.
Eskere – Diffusosi in Italia ancora una volta grazie alla Dark Polo Gang, era però già frequente nello slang dei rapper americani. Parliamo dell’abbreviazione di “Esketit”: acronimo di let’s get it (facciamolo!) pronunciato come incitamento ad agire.
Flexare – Deriva dall’inglese “flettere” e più nello specifico dal modo di dire flex one’s muscles: flettere i propri muscoli, quindi sfoggiare il fisico. Molto frequente nel mondo del rap, lo si usa per riferirsi all’atteggiamento di vantarsi e ostentare macchine e oggetti extra lusso. In alcuni casi è sinonimo di orgoglio: si può ad esempio affermare che nella vita il proprio “flex” sia quello di aver raggiunto i propri obiettivi.
GG – È l’acronimo di “good game” (bel gioco) e sta per “ben fatto”. Ha origine nell’universo dei videogiochi, dove esclamando “gg” (pronunciato “gi-gi”) ci si complimenta con l’avversario o con il compagno per una bella mossa o un buon risultato.
Hype – In inglese vuol dire “gonfiamento”: un termine noto nel marketing come strategia atta a creare grandi aspettative nel pubblico verso un prodotto. È per questo che affermare di “stare in hype” significa che si è in trepida attesa di partecipare a un evento o vedere qualcuno.
Shippare – Dall’inglese relationship (relazione), esprime il desiderio di vedere insieme due persone che potrebbero formare una bella coppia. Se ad esempio nella comitiva si osserva che tra due amici c’è feeling, si può iniziare a “shippare”, a sperare cioè che si fidanzino.
Skippare – Da skip (saltare), assume il significato di “evitare qualcosa”. Impiegato quando si va avanti in film, video o livelli di videogiochi (“skippandoli” appunto), la parola si è estesa anche a situazioni che non si vogliono proprio affrontare, come un esame o un appuntamento.
Spoilerare – Molto diffuso è il verbo “spoilerare” (dall’inglese to spoil, guastare), pronunciato nel momento in cui qualcuno anticipa il finale di qualcosa, rovinandoci la sorpresa. Può riguardare un film, una serie, un libro o un semplice racconto tra amici.
Stalkerizzare – Se nella sua accezione più seria lo stalking è un atteggiamento molesto e persecutorio nei confronti di un’altra persona, nello slang Z si utilizza con ironia per affermare che qualcuno ci sta spiando, magari sui social, facendosi i “fatti nostri”.
Stonks – Non è altro che la storpiatura di stocks, che denota le azioni e gli strumenti finanziari scambiati in Borsa. Modificato in “stonks” è pronunciato quando qualcosa è andato per il verso giusto, portando al successo e a un risultato positivo.
Swag – In inglese si traduce con “refurtiva” o “bottino” e quindi soldi. Soldi che ti permettomo di crearti uno stile. La parola è quindi utilizzata per complimentarsi con qualcuno per come si veste, ad esempio. Questa accezione del termine la si deve ai rapper, che spesso mostrano oggetti preziosi e abiti costosi. Loro quindi “flexano il loro swag”: ostentano il loro stile.
Triggerare – “Innesco” è la sua traduzione dall’inglese, ma tra i giovani “triggerare” significa far arrabbiare volontariamente qualcuno, che a sua volta si definirà “triggerato” (infastidito). Simile è “trollare”, ossia intervenire nelle conversazioni con l’intenzione di prendere in giro e provocare l’interlocutore.
Maria
Buongiorno sito molto utile per i genitori ma io vorrei sapere cosa significa F.I.L. Grazie
Maria e Giorgio
Anche noi vorremmo sapere cosa significhi F.I.L. e O.S.S
Grazie mille