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Da quella "light" alla terapeutica: viaggio nel business della cannabis legale
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Da quella "light" alla terapeutica: viaggio nel business della cannabis legale

di  Martedì 22 gennaio 2019 4 min Letto 8.426 volte
BARI - Piazze di spaccio, possibili utilizzi terapeutici, "tagliatori" emigrati negli Stati Uniti e persino falsi miti. Sono aspetti del grande mondo della cannabis, pianta a dir poco discussa della quale ci siamo più volte occupati in passato, spesso raccontandone il lato illegale a Bari e dintorni. Abbiamo così deciso di scoprire ciò che invece avviene alla luce del sole, con un business che sta lentamente decollando.

Il nostro viaggio parte da un "grow shop" del capoluogo pugliese, situato nel quartiere Umbertino. È uno di quei negozi che da qualche anno, sfruttando il graduale ammorbidimento della normativa in materia, vendono semi e infiorescenze di quella canapa cosiddetta “light”. È chiamata così perché rispetta un parametro chiave: la percentuale di Thc contenuto nel vegetale, cioè il principio attivo con effetti stupefacenti, non  oltrepassa lo 0,6 percento.

«Tutta la mia merce rispetta questo limite - spiega il 36enne Glauco Orsi, titolare dell'attività -. D'altronde la legge ne autorizza l'uso per la coltivazione florovivaistica, la produzione di piante ornamentali, la ricerca scientifica, la depurazione dei terreni e la produzione di oli, cosmetici e carburanti. E allo stesso tempo impone di specificare sulle confezioni che non è destinata alla combustione e al consumo».

Un'avvertenza che naturalmente non dissuade alcuni clienti dall'acquistare infiorescenze per fumarsi uno spinello, seppur dal basso potere psicotropo. A spingerli è più che altro la curiosità per il nuovo prodotto legale, che comunque tra i 10 e i 15 euro al grammo: un prezzo simile a quello che troverebbero sul mercato nero con sostanze "da sballo" ben più “efficaci”. «Alcuni miei colleghi hanno capito che possono guadagnarci sopra - prosegue il rivenditore - e hanno quindi scelto di aprirsi un "head shop", esercizio dove sono esposti anche prodotti per fumatori come le pipe».

Ma da dove arriva tutta questa "erba" a norma di legge? «Abbiamo una decina di fornitori - sottolinea Glauco - ma in tutta la regione ce ne sono centinaia. Molti sono agricoltori che hanno fiutato l'affare e si sono risollevati dopo aver fallito con colture più "tradizionali". E alcuni sono arrivati persino a espiantare vigneti: è quanto accaduto su un appezzamento racchiuso in una villa di Canosa, prima sfruttato per l'imbottigliamento di un ottimo Chardonnay».

Salutiamo così Glauco e andiamo alla ricerca di un produttore. Lo troviamo nell'agro di Terlizzi, 30 chilometri a ovest di Bari: è il 42enne Francesco Misceo, che ci accoglie nell’ampia serra della sua azienda “Cannamore Farm”. (Vedi foto galleria)

La copertura trasparente dell'ambiente lascia filtrare ampiamente la luce del sole, che va a illuminare le tubature dell'irrigazione. Notiamo anche alcuni operai, di cui uno su un trattore, intenti ad arare una porzione di terreno.

In una fattoria adiacente poi sono disposte alcune profumate piantine, già inserite nei vasi. Qui facciamo due chiacchiere col padrone. «Usiamo semi certificati dall'Unione Europea - evidenzia l'imprenditore - e pratichiamo un'agricoltura sinergica: accanto alla canapa ci sono specie come il basilico, la salvia e fagiolini rampicanti, accorgimento che migliora la resa».

«Ovviamente adottiamo le tecniche necessarie a non superare la soglia del Thc - continua Francesco -, anche perchè siamo sottoposti a controlli. Lo scorso agosto alcuni carabinieri scavalcarono le recinzioni per un'ispezione a sorpresa: li ho quasi scambiati per dei ladri».

Un limite, quello del principio attivo, il cui rispetto non è sempre garantito, perlomeno stando alle parole del biologo barese Luigi Romano. «Di regola il valore andrebbe misurato da un laboratorio di analisi o dalle Università - illustra l'esperto - ma spesso sulle confezioni non è riportato l'ente che l'ha rilevato».

Ben più stringenti sono invece gli accertamenti che riguardano l'"erba" utilizzata per scopi terapeutici, inserita nel trattamento di problematiche quali sclerosi multipla, Hiv, Aids e sindrome di Tourette. Si tratta di un universo a parte: in Italia può essere prodotta esclusivamente dallo stabilimento chimico farmaceutico di Firenze, anche se per soddisfare il fabbisogno il governo è costretto a importarla dai Paesi Bassi.

E di fatto la domanda di medicinali a base di cannabis è elevata. «La legge prescrive che debbano essere considerati come rimedio residuale - aggiunge Luigi -. Vanno quindi somministrati solo se quelli convenzionali non funzionano e possono essere venduti solo dietro prescrizione medica. Ma conosco diversi farmacisti che si stanno prodigando per essere riforniti di cannabis, con la quale realizzano poi olii e compresse».

Insomma la marijuana, seppur “light” o terapeutica, ha trovato una sua ragione d’esistere anche in Italia, quel Paese che l’aveva da sempre bandita.

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (1)
Michele
E il signor Franceco Misceo non vi ha detto che fa pure lo sftuttatore ?? Ho fatto gtan parte di quei lavori in serra e furi serra con l'altro operaio per ben 9 mesi e non abbiamo percepito un centesimo .. e non siamo o soli ad aspettre soldi da lui. Mi sono permesso di commentare perche c'è gente molto piu colta e brava di queto tuffatore e vedere un articolo su di lui mi fa venire il vomito.. e si ι permesso anche di nominare i suoi operai nell'articolo. Questo fa capire la persona.