Notizie
«Tuo padre θ un mostro»: quando i figli subiscono "l'alienazione genitoriale"
Inchiesta

«Tuo padre θ un mostro»: quando i figli subiscono "l'alienazione genitoriale"

di  Giovedì 20 luglio 2017 4 min Letto 17.463 volte
BARI – È come crescere orfani di un genitore pur avendo in realtà madre e padre ancora in vita, con l’aggravante della demonizzazione e del rifiuto totale della figura parentale con cui non si hanno più rapporti, come se fosse defunta. E’ ciò che si chiama “sindrome da alienazione genitoriale” (Pas) e con l’aumento progressivo di separazioni e divorzi è un problema che si sta diffondendo sempre più.

In pratica si manifesta quando c’è un genitore “alienante” (in genere colui a cui viene dato in affido il minore in seguito a una separazione), che allontana drasticamente il figlio dal proprio ex coniuge. Il bambino, subito il lavaggio del cervello tramite denigrazione e spesso gravi accuse costruite ad arte, interrompe i rapporti con la mamma o il papà e lo cancella dalla propria vita.

Insomma in questo modo i figli vengono strumentalizzati e usati come “arma” in un conflitto sentimentale irrisolto. E chiaramente le conseguenze più gravi di questo modo di agire ricadono proprio sui bambini, che riportano disturbi quali depressione, crisi d’ansia, attacchi di panico.

Pur riconosciuta da alcuni psichiatri, la sindrome non è stata però ancora identificata ufficialmente come disturbo psicopatologico e almeno in Italia non è stata prevista una legge ad hoc che possa tutelare i minori. Per questo sono nate alcune associazioni (tra le altre Adiantum e Colibrì) costituite da individui che hanno vissuto sulla propria pelle esperienze “alienanti” e che si prefiggono di spingere verso il pieno riconoscimento della problematica, anche rendendo punibili tali comportamenti.

«Conosco le varie associazioni e ne apprezzo l'impegno perché anch’io ho subito l’allontamento di mia figlia – afferma la 49enne barese R. – . Quando io e mio marito ci siamo separati, lui approfittando di un momento di mia particolare debolezza , si è appropriato della mia piccola. Da lì ha iniziato a dichiararmi guerra costruendo un castello di menzogne contro  di me e i miei famigliari. La bambina è stata cosi incastrata in un lungo percorso giudiziario che ancora non vede fine. Sono riuscita a incontrarla solo pochissime volte e i consulenti psicologi e psichiatri nominati dal Tribunale non sono riusciti ancora a risolvere il problema».

I genitori lamentano anche un eccessivo “potere” dato a tali consulenti da parte dei giudici, che in mancanza di leggi certe delegano a loro la decisione sul da farsi. E a volte accade che questi esperti suggeriscano provvedimenti estremi: allontanando anche i figli da entrambi i genitori e collocandoli presso istituti e case famiglia. Questo ad esempio è ciò che è accaduto alla 46enne Francesca.

«Sono separata dal 2006 – ci dice - e avevo ottenuto l’affido esclusivo della mia bambina, che oggi ha 15 anni. Ma il rapporto con il mio ex coniuge ha continuato a essere conflittuale: lui d’altronde è sempre stato un uomo violento. E così 3 anni e mezzo fa il giudice ha stabilito la decadenza della potestà genitoriale per entrambi e ha rinchiuso la mia piccola nella comunità educativa Annibale di Francia di Bari, decretandone anche l’adottabilità. Ora io posso vederla solo due volte la settimana e solo sotto stretta sorveglianza. Il problema è che lei nel frattempo è diventata epilettica e soggetta ad attacchi di panico».

«Anche mio figlio sta avendo grossi problemi da quando mi è stato portato via – conferma il 58enne barese Carlo Zeuli, referente locale dell’associazione Adiantum -. La mia è stata una separazione estremamente conflittuale: mia moglie mi ha distrutto, allontanadomi dal mio ragazzo all’epoca 12enne. Avevo un rapporto splendido con lui e invece ora dopo il lavaggio del cervello materno mi odia e non vuole più vedermi. Ora a 24 anni non solo non ha continuato gli studi ma non riesce ad avere un rapporto sereno e normale con l’altro sesso».

Ci sono però anche figli che riescono a salvarsi. È il caso della 24enne romana Valentina Accardi, che sulla questione ha anche scritto un libro “Un cuore in due”. «Ho vissuto da un anno sino ai 16 con mia madre – ci spiega la giovane -. Lei mi impediva di vedere e persino sentire al telefono mio padre. E io eseguivo gli ordini. Fino a quando il suo compagno ha iniziato a diventare sempre più violento nei miei confronti e a riempirmi di botte. Così un giorno ho deciso di scappare, per rifugiarmi proprio da mio padre, che mi ha accolto a braccia aperte. Ho scoperto così in lui una persona meravigliosa: pensare che mia madre me lo dipingeva come un mostro».
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da
I commenti (2)
Andea
La invito a informarsi meglio così evita questo tipo di disinformazione. http://www.alienazionegenitoriale.org/
Andrea021280
Mi dispiace dott. Mazzeo ma credo che l'articolo non sia affatto disinformativo, l'alienazione parentale è un fenomeno reale, vasto, grave, ignobile che necessiterebbe di essere al più presto arginato con una legge adeguata che lo inquadri come reato, alla pari di quanto è stato fatto per lo stalking e il mobbing, perchè di questi è ben più grave, non fosse altro perchè l'abuso e il maltrattamento viene attuato verso due persone (e non una) di cui una minore, che è il figlio, e per questo, ignobile già di per se