BARI – C’è stato un tempo in cui a Bari si respirava l’aria di Hollywood. Su via Caldarola, la lunga strada che attraversa tutto il quartiere Japigia, avevano sede una decina di case cinematografiche tra cui le americane International, Paramount, Warner Bros e Universal. Bari era infatti la città dove arrivavano tutte le pellicole dei film, che poi venivano distribuite nei vari cinema della Puglia e della Basilicata.
I centri si trovavano all’inizio di via Caldarola, praticamente accanto a quella che sarebbe stata in seguito conosciuta come la “fabbrica della morte”: la Fibronit. All’epoca (parliamo degli anni 50, 60 e 70) in quella zona non c’erano palazzi e non era un caso che i capannoni si trovassero proprio lì: le pellicole infatti essendo altamente infiammabili dovevano essere situate lontano dal centro abitato. (Vedi foto galleria)
E così chi si trovava per caso a passare da quelle parti poteva ammirare a caratteri cubitali i nomi di case che hanno fatto la storia del cinema. Vi erano da una parte i depositi, dotati di scaffali di metallo dove venivano conservate le cosiddette “pizze” in scatole di latta e dall’altra una decina di casette in cemento dipinte di bianco che servivano come laboratori per la riparazione delle bobine. Perché durante il trasferimento capitava che le pellicole si danneggiassero e a quel punto diveniva necessario aggiustarle.
«Mia madre Margherita faceva proprio questo di lavoro – racconta la 68enne barese Angela -. Lei fu per quasi trent'anni una dipendente della Paramount ed era una verificatrice di pellicole: si occupava di riparare eventuali strappi o rotture dei nastri prima che i film venissero proiettati».
Inchiesta
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La donna lavorò nella Paramount dagli anni 50 fino al 1979, anche se precedentemente aveva già avuto modo di imparare il mestiere presso altre piccole aziende. In particolare nel 1944, quando sbarcarono a Bari gli Alleati, fu scelta per verificare le bobine utilizzate per intrattenere i soldati.
La riparazione era un lavoro artigianale che richiedeva precisione e attenzione costante: gli strumenti impiegati erano principalmente forbici, bisturi, pinze, tamponi e solventi. Gli operatori, con indosso un guanto bianco, dovevano raschiare i punti danneggiati e attraverso l'uso dell'acetone e di una pressa metallica correggevano eventuali graffi.
«Ricordo ancora oggi quando mia madre portava a me e a mio fratello la bottiglia di latte ricevuta dall’azienda - sottolinea Angela -: veniva infatti distribuita ai dipendenti per scopo terapeutico visto che il contatto quotidiano con l'acetone rischiava di danneggiare la salute delle verificatrici».
Ma il latte non era l'unico “regalo” della ditta americana: queste donne tra l’altro entravano gratis al cinema, non fosse altro per controllare che il loro lavoro fosse andato a buon fine. «E io che ero un po' la loro mascotte - aggiunge entusiasta Angela - alla sola età di quattro anni mi godevo i tanti film musicali dell'epoca che avevano come protagonisti Elvis Presley, Dean Martin e Jerry Lewis. Il mio preferito era però "Le avventure e gli amori di Omar Khayyam", un film del 1957 diretto da William Dieterle che raccontava la storia romantica e travagliata di un poeta persiano».
E tutto questo accadeva a Bari, una città dove oggi uno dietro l’altro stanno chiudendo tutti gli storici cinema di quartiere, ma che per una ventina d’anni è stata una colonia hollywoodiana in terra pugliese.
(Vedi galleria fotografica)
Domenico Loseto
Ma continuate a sbagliare La J non è corretta per Iapigia