Notizie
Sannicandro, il secolare "Cinema De Pinto": romantico rudere chiuso da 50 anni
Inchiesta

Sannicandro, il secolare "Cinema De Pinto": romantico rudere chiuso da 50 anni

di  Martedì 30 agosto 2016 4 min Letto 18.735 volte
SANNICANDRO DI BARI – C’è chi dice che nella struttura e nell’aspetto ricordasse il Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, ma ora il “Cinema De Pinto” detto anche “San Carlino” si presenta come un secolare rudere abbandonato nel centro di Sannicandro di Bari. (Vedi foto galleria)

Questa è la storia di un luogo che per decenni ha allietato le serate di grandi e piccini, proponendo spettacoli di vario genere. Così come Bari era famosa per il suo “miglio dei teatri”, anche Sannicandro poteva vantare un suo politeama. Del resto prima ogni paese aveva un suo contenitore culturale, ma nel corso degli anni l’hinterland barese si è sempre più “svuotato”, diventando più che altro un dormitorio senza pub, librerie e soprattutto cinema e teatri. Cosa che in tempi più recenti sta avvenendo in realtà anche in alcuni quartieri del capoluogo pugliese, dove cinema storici  stanno chiudendo i battenti lasciando la strada spianata ai dirompenti multisala.

Ma dicevamo del San Carlino. Si trova ancora oggi in via Marconi ad angolo con via Palermo, a pochi passi dal Municipio. Si riconosce per la scritta “Cinema teatro” con le lettere in rilievo che ancora svetta sulla sua facciata. Fu costruito nel 1910: nato come teatro comunale, fu dato poi in concessione nel 1927 all'agronomo Domenico De Pinto, che si preoccupò dell'ampliamento e gli conferì anche la funzione di cinematografo.
 
Dopo decenni di attività e con una gestione rimpallata da una famiglia all'altra, spense definitivamente le luci alla fine degli anni 60 e, in poco tempo, da prezioso gioiello luogo d'incontro preferito dei cittadini sannicandresi si trasformò in una fatiscente struttura con la saracinesca oramai abbassata e gli accessi laterali addirittura murati.

Oggi l'edificio (di proprietà degli eredi di De Pinto) è in avanzato stato di degrado: si mostra spogliato dei suoi colori originari e lascia intravedere sulla facciata principale brandelli di vernice rossa che però si dissolvono presto in macchie di celestino sbiadito. Il portale d'ingresso è sovrastato da una coppia di oculi rettangolari in corrispondenza dei quali doveva trovarsi la cabina di proiezione.
 
E’ quasi impossibile accedervi, visto che l'edificio è stato dichiarato inagibile e la copertura pericolante è priva di una parte. Come si legge sul libro "Territori del cinema" di Valentina Ieva e Francesco Maggiore, il cinema teatro si articolava su due piani. Il primo ospitava una platea della capienza di circa duecento spettatori, munita di palchetti collocati ai lati del palcoscenico. Dalle scalinate invece si accedeva al piano superiore, caratterizzato da una balconata con 45 posti, dotata di prolungamenti laterali fin sopra il palco.

Andando a rovistare nell'archivio comunale, abbiamo ritrovato alcune vecchie locandine risalenti all'epoca fascista. Ad esempio domenica 14 novembre 1937 fu proiettato "Io vivo la mia vita" con la celebre attrice americana Joan Crawford. O ancora, tra i drammi, spicca tra tutti "Sinfonie di cuori" con Beniamino Gigli, interprete di alcune opere popolari tra cui l'Aida e la Tosca.

Dai documenti ufficiali scopriamo anche che nel corso degli anni il cinema rischiò diverse volte di chiudere battenti a causa di problemi di manutenzione e sicurezza. Forse proprio per questo si susseguirono diversi gestori. Oltre ai De Pinto, i sannicandresi menzionano con affetto anche i Marziliano e i Lampignano.

I residenti meno giovani del resto ricordano con affetto il vecchio cinema. «Ero piccolo e d'estate mi divertivo a guardare i film dall'esterno della struttura, sbirciando attraverso la cancellata di legno», racconta il 70enne Beppe. «Ci andavo spesso con mio padre, lui amava i film western- sottolinea Maria-. Le locandine erano affisse nel centro del paese, nei pressi del municipio». «Negli anni 60 era in programma "La dolce vita", ma scelsero come giorno proprio il Venerdì Santo e ciò scatenò la protesta delle religiose e del parroco - ricorda ancora con un sorriso il professore in pensione Saverio Andriola-. Alla fine però il film fu proiettato ugualmente». 

Chissà se fra cinquant’anni qualcuno parlerà in maniera così romantica dei multisala.

(Vedi galleria fotografica)
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da