BARI – Lo chiamano "il Tacco dello stivale", meta preferita da migliaia di turisti che d’estate si bagnano nel suo mare cristallino. Parliamo naturalmente del Salento, penisola della Penisola, la zona più a sud della Puglia.
Ma quali sono i confini salentini? Siamo tutti concordi nell’affermare che la provincia di Lecce faccia parte del Salento, ma invece quella tarantina o brindisina? Se stiamo facendo un bagno sulla costa di Pulsano o un’escursione a Torre Guaceto, dove ci troviamo?
La risposta è semplice: sempre in Salento. Perché
questa zona della Puglia non comprende mica solo il leccese, ma anche la
parte centro-meridionale del brindisino e la zona più orientale del tarantino.
Basta andare su Wikipedia per scoprire che “la penisola salentina, da un punto di vista meramente geografico, è separata dal resto della Puglia da una linea ideale che dal punto più interno del Golfo di Taranto (nel territorio di Massafra) arriva fino all'Adriatico, in corrispondenza dei resti della città messapica di Egnazia (nel territorio di Fasano), ai confini con l'antica Peucezia. Tuttavia intendendo il Salento come entità culturale, più che geografica, si è soliti spostare un po’ più a sud i suoi confini, lungo la linea che da Taranto, attraverso Grottaglie e Ceglie Messapica, giunge fino a Ostuni”.
Quindi non ci sarebbero dubbi,
storicamente e culturalmente Taranto e Brindisi farebbero parte del Salento, così come Lecce.
L’enciclopedia si basa soprattutto sui vecchi confini della cosiddetta Terra d’Otranto, “regione storico-geografica e antica circoscrizione amministrativa prima del Regno di Sicilia, poi del Regno di Napoli e infine del Regno delle Due Sicilie. Una zona divenuta parte del Regno d’Italia e poi definitivamente smembrata nel 1927”.
Ora però provate a visitare uno qualsiasi delle centinaia di siti internet che pubblicizzano il Salento: da portali di b&b, di alberghi o motori di ricerca per le vacanze come www.salento.it. In tutti i siti
troverete una cartina che immancabilmente ridurrà i discussi confini salentini esclusivamente alla sola provincia di Lecce e cioè Punta Prosciutto a ovest, Casalabate a est, Squinzano a nord e naturalmente Santa Maria di Leuca a sud.
Turisticamente quindi Salento fa rima con Lecce. Solo i comuni che si trovano in questa provincia possono infatti
fregiarsi di questo “marchio” che in termini di turismo vale oro, visto il boom del Salento degli ultimi anni.
E chiaramente a qualcuno questa storia non piace. Soprattutto
nel tarantino c’è chi da tempo conduce una “battaglia” per far sì che anche paesi e località come
Grottaglie, Manduria o Campomarino possano riuscire a vendersi con il nome di Salento.
«Non si tratta solo di una questione geografica ma di un problema storico e culturale – ci dicono dal
centro culturale Filonide, che cerca da anni di valorizzare
il territorio di Taranto –. Già i Romani, quando occuparono la zona, fecero delle attuali province di Taranto, Brindisi e Lecce una zona unica, distinta dal resto della Puglia. E tutte le dominazioni successive, dai Bizantini fino ai Savoia, hanno accomunato a vario titolo queste zone».
Del resto, ancora prima dei Romani, il territorio di Taranto era occupato dai
Sallenzini, da cui probabilmente deriva il nome della zona. A Lecce e Brindisi c’erano invece i Messapi. «E poi clima, paesaggi, spiagge e
ulivi sono gli stessi, non c’è alcuna differenza tra il tarantino e il leccese», sostiene l’associazione.
Certo però il dialetto tarantino si discosta di molto da quello leccese. «E’ diverso solo perché
Taranto è sempre stata una città commerciale e portuale e quindi lo scambio di culture ha aumentato le inflessioni – risponde il centro culturale -. Non può essere certo questa una prova per escludere la città ionica dal Salento. Anzi, se proprio vogliamo provocare,
la “pizzica”, il ballo salentino per eccellenza, è nata proprio da noi, nelle nostre campagne. Altro che Lecce».