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Una scuola di arte russa a Bari: «Qui dipingiamo le sacre icone»
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Una scuola di arte russa a Bari: «Qui dipingiamo le sacre icone»

di  Martedì 8 aprile 2014 4 min Letto 16.868 volte
BARI -  «Per dipingere le icone bisogna credere in ciò che si sta disegnando, per questo motivo prima di mettersi al lavoro è necessaria la benedizione del sacerdote». Sono le parole di Marina Trufanova, signora russa di 54 anni che da poco più di un anno ha aperto una scuola di arte russa a Bari (vedi foto galleria).

Lei è l’emblema di una immigrazione “diversa”, quella che vede protagoniste persone che, provenienti dall’Est Europa, si fermano a Bari non per cercare lavoro o chiedere asilo politico, ma per entrare a far parte della comunità che piano piano si sta formando attorno alla Chiesa Russa, soprattutto da quando il monumento simbolo di Carrassi è stato consegnato al Patriarcato di Mosca.

Nella sua bottega “Il Pavone” di via Quintino Sella, Maria tiene corsi per adulti e bambini, attraverso i quali tra l’altro insegna alle donne l’arte del disegnare icone, le raffigurazioni di scene o personaggi sacri su tavolette di legno, tipiche della cultura ortodossa.

«Ho studiato arte nel mio Paese – spiega Marina - ed è per questo motivo che ho deciso di aprire una scuola a Bari. Sono arrivata nel capoluogo pugliese con mio marito, il defunto sacerdote Andrei Trufanov, dopo essere stata a Berlino: ormai sono qui da 14 anni e mi trovo benissimo».

Entrando nella scuola sulle due pareti principali ci sono quadri con soggetti di ogni genere, tutti simili nelle linee e nelle forme, ma diverse nei colori. Sulla parete sinistra un quadro in particolare attira la nostra attenzione: un cielo blu stellato fa da sfondo a degli uomini che suonano su una gondola. Sulla parete destra troviamo invece una raffigurazione in cui ci sono dei signori che giocano a carte in un’ambientazione decisamente più ombrosa rispetto a quella descritta in precedenza.

«I quadri dipinti da me e mio marito durante il “periodo berlinese” hanno colori un po’ più scuri, atmosfere più tetre rispetto a quelli prodotti qui a Bari – ci illustra la donna-.  Questa città ci ha accolto bene e con la gente ho instaurato un bel rapporto. Direi che nulla più dei quadri che vedete può servire per far capire quanto ci siamo trovati bene in Puglia».

E quindi, nonostante la morte del marito, la signora ha deciso comunque di rimanere a Bari, decidendo di aprire “Il Pavone”. «Attenzione però, sebbene la mia scuola sia conosciuta come una “bottega di arte russa” – sottolinea - non ho solo allievi ortodossi. Qui da me vengono anche signore baresi desiderose di imparare la tecnica dell’iconografia. È un classico per chi crede e venera San Nicola, ma è una cosa che non tutti possono fare».  

Infatti secondo i precetti russi per disegnare personaggi religiosi bisogna avere la benedizione del sacerdote. «Per ritrarre i santi, la Madonna, la Natività e altri soggetti bisogna credere in ciò che si sta disegnando – afferma Marina -. Anche prima di metterci all’opera recitiamo una preghiera. Se ci sono signore russe e italiane faccio prima una preghiera in russo e poi una in italiano. Solo dopo aver svolto questo rituale possiamo iniziare».

Nella scuola non vengono dipinte solo icone ma, soprattutto per i più piccoli, sono previste molte altre attività, come la lavorazione dell’argilla. «Ho piccoli anche di 4 anni – afferma l’insegnante -. È molto importante comunicare con i bambini, soprattutto perché quelli che vengono da me sono italo-russi, di solito di madre russa e padre italiano. Cerco di fare in modo che loro si esercitino parlando il russo, perché la lingua è un elemento fondamentale che non deve essere tralasciato. È molto importante far sopravvivere il proprio retaggio culturale, anche se si vive in un altro Paese».

La signora Trufanova tiene poi a precisare che «tutto ciò che viene prodotto qui non viene venduto, ma al massimo regalato o raccolto per delle mostre. Nella Chiesa Russa – continua – sono già esposti dei quadri. Poi per i primi di giugno organizzerò una mostra in bottega, in cui potranno essere ammirate le opere delle mie alunne. Tutti i baresi sono invitati».

Da svidànija allora, signora Marina.
 
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