Chiavico, cornuto, assiduato e vilacchione: ecco tutti termini usati a Bari per giudicare

6 min di lettura 114.992 letture
Chiavico, cornuto, assiduato e vilacchione: ecco tutti termini usati a Bari per giudicare
BARI – Visiti Bari e ti dicono che sei un “cornuto”? Non ti preoccupare, nessuno intende dire che tua moglie o la tua fidanzata ti tradisce, ma solo che sei un furbacchione.

Il “vocabolario” dialettale barese è infatti ricco di particolari termini che riescono in un attimo ad aprire un “mondo”. E tra questi ce ne sono una moltitudine utilizzati per etichettare, offendere, lodare o magari prendere in giro l’interlocutore.

Così, dopo aver elencato i classici proverbi (addò arrive chiànde u zìppe), le frasi idiomatiche (la rasce, come uè la fasce), gli strafalcioni  (uscire il cane) e le espressioni gergali (c’iè la caricatur?), ecco i principali aggettivi utilizzati in città per giudicare il prossimo.

Un’avvertenza. Anche questa volta, visto che stiamo parlando di uno “slang”, abbiamo preferito non seguire nessuna delle varie regole e teorie ortografiche riguardanti la scrittura, cercando così di tradurre i suoni nella maniera più semplice e immediata possibile.

Giudizi positivi – Dicevamo di cornuto (krnut), parola utilizzata normalmente per indicare una persona tradita. Bene, a Bari assume tutt’altro significato, quello di astuto. Si tratta di una di quelle parole associate a un preciso gesto fatto con la mano: in questo caso l’indice e il mignolo alzati contemporaneamente.

Sinonimi di cornuto largamente usati sono poi frusque e filone, quest’ultimo accompagnato dall’atto di “allungare” il mento.

Anche malato non ha nulla a che fare con la salute, ma descrive un atteggiamento folle e al tempo stesso coraggioso. Invece malato di capa (o capa matt) è utilizzato più come rimprovero nei confronti di chi sta superando il limite.  

Un capitolo a parte merita chiavico. Mentre nella sua declinazione al femminile e l'associazione a una mamma o una sorella sta a indicare una "donna di facili costumi" (la chiavica di mamt), al maschile è invece utilizzato per riferirsi a qualcuno che eccelle nel suo campo (ad esempio: Pinuccio è chiavico a giocare a pallone). Con lo stesso significato è facile sentire anche iè nu kitemmurt.

D’azione è poi l’espressione adatta per le persone sveglie, che si danno da fare, un po’ come insist, attribuito a chi riesce sempre a raggiungere i propri obiettivi. Infine assiduato è il termine perfetto per i soggetti affidabili che vanno dritti per la propria strada.

Sfottò – Si sprecano a Bari gli aggettivi (spesso onomatopeici) utili a qualificare individui poco perspicaci o ingenui. Si va da ciociò a bambascione, da chigghione a m’ch’lone, sino ad arrivare a bueno, alla bonata, polmone e macarone.

Anche se sono due le parole perfette per definire chi è proprio “fesso”: du iune e trimone (trmon).

La prima (“dell’uno”) trae origine dai nati nell’anno 1901, i quali erano troppo giovani per essere arruolati durante la Prima guerra mondiale e troppo vecchi per diventare soldati nella Seconda. Quindi, per i canoni del tempo, inutili.

La seconda deriva invece dal termine utilizzato per l’atto di masturbazione. Così il superlativo trmon a vind dal punto di vista figurativo denota qualcuno a cui basta una folata di vento per sentirsi “appagato”, cosa che lo rende quindi ancora più stupido.

Ai soggetti invece poco “d’azione”, pigri e svogliati, il vocabolario dedica priso, mambrone, calascione (perfetto per chi è troppo alto ed esageratamente magro), chiangone, chiacone, senza sangue, sprsdut (cioè senza priscio), ciolone e ciola morta (riferiti alla denominazione dialettale dell’organo sessuale maschile).

Più idonei invece per qualificare i “duri di comprendonio” sono cap d’chiumm, capacchione, skicchiat, tefagne e capatost. Quest’ultimo va necessariamente associato all’atto di bussare con forza su una superficie dura. Mentre capa gloriosa è per chi non ha niente in testa, ovvero che tiene l'acqua in cap.

Infine cul rutt è l’espressione giusta da affibbiare a chi è esageratamente fortunato (ma non chiedeteci il motivo). 

Giudizi negativiA Bari chi tende ad essere rozzo sia nel parlare che nel modo di atteggiarsi viene definito cozzalo, zampo o zaquaro. Ma per indicare sciatteria e trasandatezza, meglio scilisciat, sciosciue, debosciat e scittat (spatriat invece come sinonimo di sbandato). Inzivus (ovvero cosparso di “sivo”, di sporco) è invece comunemente utilizzato nei confronti di un soggetto poco incline all’igiene.

Un aggettivo particolare è venale: al contrario del significato che si trova nei dizionari di lingua italiana non sta a indicare una persona attaccata ai soldi ma un individuo irascibile, collerico. Appicciafuech è invece colui che trae godimento a mettere zizzania.

Ti dicono che stai facendo lo sgargiante, lo splendido o u d’chiu? Bene, allora sei certamente un gradasso. Mentre se vieni definito carico a chiacchiere o fafuech puoi stare certo di essere uno che parla troppo e conclude poco: insomma tutto fumo e niente arrosto.

Se poi vilacchione (ma anche recchie d gomm) fa riferimento a una persona poco coraggiosa e cacacazz a una particolarmente rompiscatole, f’tus e prezius indicano chi ha la puzza sotto il naso e tende a farsi desiderare.

Infine per dire a qualcuno che è avaro si procede con skrzon e stretto di culo. Mentre attenzione ai tenda gnor, malannate e pregamuert: in questo caso siamo in presenza di coloro che vedono tutto nero e portano, in alcuni casi, pure sfortuna.

Termini offensivi – Concludiamo con quelle parole volgari che però ben si adattano ad etichettare in maniera estremamente negativa.  

Forse la più “pesante” di tutte è kin d’merd, utile a definire una persona scorretta e moralmente spregevole. Malamind invece è quasi un sinonimo di delinquente, di individuo da cui ci si può aspettare solo il peggio.

Altro termine fortemente offensivo è ricottaro, parola utilizzata per definire il pappone. Di conseguenza se si chiama qualcuno così gli si attribuisce il vizio di arricchirsi a spese degli altri. Per chi invece è solito fare la “spia” si usa nvamon, accompagnato dal gesto dell’indice che apre l’occhio.

Tra gli aggettivi meno gentili si trova poi facc d’ciol, dedicato agli antipatici. Vastase invece definisce colui che fa casino e porta subbuglio. Infine ogni comunità ha la sua bizzoca: all’apparenza donna “casa e chiesa” ma in realtà specializzata nell’arte di parlar male di tutti.

Foto di Anna Simi
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da
Scritto da
Scritto da
I commenti (16)
Gaetano
Esiste un rafforzativo di Insist che è Insist e camminator. Indica qualcuno che per conseguire i suoi obiettivi, non si ferma davanti a nulla ed è disposto a fare anche molta strada.
Salvo
a proposito di" cul rutt" vi è il più volgare detto " fortune e c..ze ngule beate c'l'have"
Velati Vincenzo
Manca l'etimologia di molti termini, peccato
Franco
nato e vissuto a Bari per 24 anni e domiciliato all'estero da 50 anni ringrazio immensamente gli autori di quest'articolo che mi hanno permesso di rivivere dei "graffiti" del mio tempo che fu !
Ester Buti
Non si fa menzione di �strascinachevert� donna sciatta e superficiale.
egidio de pace
un bel ripasso per me che non vivo a Bari da 50 anni , ma vengo spesso a trovare fratelli e parenti.
arkydesign
Che bello! Una sorta di "ritorno a casa" idiomatico! compresi anche altri commenti che fanno da appendice. Complimenti!
Stefano
Beh! mi associo ai commenti di quelle persone che come me sono nate a Bari ma per motivi diversi ora vivono da tanti anni in altri luoghi. Personalmente quando devo stuzzicare i miei cognati, verso i quali nutro un affetto più che fraterno, dico loro che io sono stato una vittima della ultima Guerra. Infatti io sono nato a Bari nel 46 ma i miei genitori erano entrambi romagnoli. Mio papà come ufficiale di marina fu trasferito a Bari presso il Castello Svevo che, all'epoca, era la centrale operativa di radio controllo del'Adriatico. Ovviamente entrambi si innamorarono di Bari ed ivi vi rimasero durante e dopo tale conflitto. Ma in effetti io mi sento barese e questo mi fa arrabbiare sempre di più quando mi capita, ogni tanto, di venire a Bari e vedere come sono cambiati i baresi e come trattano la città. Grazie per i Vostri articoli.
Gigi
Scusate, mi permetto di segnalare che "uscire, entrare, salire e scendere il cane" non sono strafalcioni in barese (n� in nessuno dei dialetti meridionali, e nemmeno in spagnolo, ecc.), ma solo in italiano. Poi, dubito si parli di uno "slang" (giovanile, ecc.), ma di parole ed espressioni mutuate dal dialetto e usate (anche) nell'italiano locale.
Emilio
Vastas'e: era l'appellativo dato al facchino, cui il più delle volte era associato al significato di persona poco educata e dai modi rozzi.
Bepi
spesso la risposta alla frase di Salvo è: " a noi la fortuna e quella che ci manca..."
vincenzo
mi permetto di fare notare che il cane non si esce e non si scende ma si piscia
daniela
Che dire, siete stati bravissimi nella ricerca! E' importante conoscere le espressioni gergali. Il nostro dialetto suscita sempre molta simpatia. Sono dell'avviso che non vada snobbato, bensì conosciuto e coltivato. In certi contesti, se in un dialogo in perfetto italiano, si inserisce un termine o un'espressione nel nostro slang, si riesce a dare più intensità al concetto.....oltre che a "bucare lo schermo" prima.
Antonio
Beato u piccion dor � una frase che sentivo dire da mia madre riferendosi a donne nullafacenti in faccende domestiche
Pasquale Angelillo
Vorrei precisare che il termine "spr'sdut" non deriva da persona mancante di 'priscio' bensì significa 'scaduto, inefficace, vacuo, evaporato, dissolto, inattivo': cioè ad indicare una persona priva di valore, insignificante, senza sostanza, inconsistente, impalpabile, inetta. Insomma un buono a nulla, spesso inteso anche come inaffidabile.
Livia Monteleone
c'siit'bbraaav!!