Bari, le centinaia di saracinesche abbassate a San Pasquale vecchia: il rione che non rinasce

6 min di lettura 6.921 letture
Bari, le centinaia di saracinesche abbassate a San Pasquale vecchia: il rione che non rinasce
Foto di Paola Grimaldi
BARI – Centinaia di saracinesche abbassate su cui sono mestamente attaccati, da anni, cartelli di “vendesi” e “affittasi”. È il triste panorama a cui si assiste percorrendo le strade di San Pasquale "vecchia", storico rione barese a sud del centro di Bari.

Un quartiere un tempo caratterizzato da botteghe artigiane e piccole fabbriche, ma anche cinema e locali serali, che però ha assistito, a partire dal nuovo millennio, al proprio abbandono.

Un destino in realtà a cui sono andate incontro tante zone di Bari che hanno pagato la minore “centralità” rispetto alla città vecchia, al Murattiano e all’Umbertino. Da qualche anno però il boom del turismo ha fatto riemergere dall’oblio anche quartieri un po’ dimenticati. Carrassi, Madonnella, Picone e persino parte del Libertà in poco tempo si sono rianimati grazie all’apertura di b&b, ristoranti e pub.

Un qualcosa questo che non è ancora avvenuto nel rione San Pasquale. Camminando per strade quali via Nizza, via De Napoli, via Trento o via De Deo appare chiaro come questa zona del capoluogo pugliese, nonostante sia situata a due passi dal centro cittadino, non stia godendo della “rinascita barese”.

Qui infatti è la decadenza a farla da padrona: edifici malmessi, locali abbandonati, insegne sbiadite, cartelli di vendita ovunque e serrande grigie abbassate. (Vedi foto galleria)

Partiamo da via Re David, dove contiamo 30 saracinesche chiuse. In molti casi c’è l’insegna a ricordare l’ultimo esercizio commerciale ospitato nel locale, in altri invece non rimane che un cartello di affittasi o vendesi.

Solo per fare qualche esempio, notiamo la vetrina spoglia della “Gioelleria Pesola”, del negozio di abbigliamento per bambini “Bolle”, ma anche la serranda serrata del discount “Iken”.

Ci spostiamo ora in via Maria Cristina di Savoia per andare a trovare la lavanderia “San Pasquale”. In un articolo di dieci anni fa la indicammo con uno dei negozi storici ancora attivi in zona: ma l’esercizio commerciale, aperto dal 1954, è ora mestamente chiuso.

In via Lattanzio, ex via Gondar, la situazione è la stessa: 41 saracinesche abbassate. Mentre nella più breve via De Napoli ci si “ferma” a 30.

Vediamo l’abbandono del negozio “Elettro Casa”, ma anche dell’ex sede del Partito della Rifondazione Comunista “Karl Marx”, completamente ricoperta di graffiti. Mentre al civico 17 un cartello di affittasi avvisa che siamo in presenza di un ex pub e di un locale “asciutto, arioso e luminoso”. Si tratta di ciò che resta dello storico locale serale “Bohemien”, dalle luci soffuse e dotato di un palco dove si improvvisavano jam session.

Era uno dei punto di ritrovo di San Pasquale, quartiere che un tempo di sera si animava con pub quali il Bounty e cinema come  l’Orfeo (chiuso nel 2000) e l’Odeon (fallito nel  2009).

Diciannove sono invece le serrande abbassate in via Trento. Tra queste quelle del bar “Trento” ad angolo con via De Nittis, che conserva ancora l’insegna verticale e il simbolo del telefono, tipico degli esercizi commerciali che un tempo, quando non esistevano ancora i cellulari, ospitavano un apparecchio pubblico. Il locale venne aperto nel 1954 dal signor Nanuccio ed è rimasto attivo sino alla morte del proprietario avvenuta dieci anni fa.

A pochi metri di distanza troviamo poi una vecchia autocarrozzeria dall’insegna così sbiadita da non riuscire a distinguerne le lettere.

Anche in via De Mille ci sono tanti negozi chiusi (25 per l’esattezza), ma forse la strada più tristemente emblematica è via Nizza, quella che sino al 2019 era ravvivata da un colorato mercato all’aperto.

Qui notiamo vecchie edicole ormai chiuse da tempo, macellerie che riportano ancora l’avviso “carni scelte”, negozi di abbigliamento sigillati, grandi negozi di detersivi non più attivi e locali completamente murati. 

Su via De Deo (18 saracinesche abbassate) spicca infine l’insegna sbiadita dello studio video “Av digital production”, con accanto un cartello di vendita che parla di un locale di 6 vani+accessori+deposito. L’ideale per farne un ristorante o un grande b&b.

E qui la domanda sorge spontanea. Detto che i negozi storici stanno chiudendo un po’ in tutta Bari, come mai a San Pasquale, a differenza degli altri quartieri, non sono stati sostituiti da catene di multinazionali, ristoranti all you can eat, bar o strutture ricettive per turisti?

Perché San Pasquale è “rimasta al palo” quando tutto il resto della città si sta trasformando?  Abbiamo provato a porre questa domanda agli agenti immobiliari che stanno cercando con fatica di vendere o affittare gli immobili in zona. Come ad esempio Francesco Panza, di “Homa Cerco Alloggio”, che ha sede proprio in via Re David.

«I problemi di questo rione sono tanti  - ci spiega Francesco -. Intanto è composto quasi esclusivamente di edifici vecchi, che avrebbero tutti bisogno di una seria ristrutturazione. I locali al piano terra poi non sono così grandi: anche noi del resto ci stiamo trasferendo perché in via Re David siamo troppo “stretti”. Aggiungiamoci poi l’assenza dei mezzi pubblici (che non passano tra queste vie a differenza del vicino rione Carrassi) e l’estrema difficoltà nel trovare parcheggio e si comprende come mai San Pasquale attiri poco gli investitori».

Non è del resto un caso se, a San Pasquale vecchia, gli studenti fuorisede possono ancora trovare una stanza da affittare: un qualcosa che è divenuto una chimera in altre zone della città ormai “votate” al turismo.

«I proprietari degli immobili stanno vendendo o trasformando le case di proprietà in b&b – ci dice il 23enne Gabriele, studente di Farmacia -. Quando poi si riesce a trovare una stanza non si scende mai sotto i 350-400 euro. A San Pasquale invece io e tanti altri miei amici siamo riusciti a trovare un alloggio a un costo equo: paghiamo infatti sui 250 euro al mese».

Non resta che sperare che l’aumento dei prezzi avvenuto nel resto di Bari possa incentivare l’apertura di “coraggiose” attività a San Pasquale. Come ha fatto ad esempio Serena Di Lecce, che nel 2018 ha inaugurato in via De Mille la sua libreria “Millelibri”, specializzata nella vendita di sola poesia.

«Sono cresciuta in questo quartiere e mi spiace vederlo in queste condizioni  - ci dice Serena  -. Ma proprio per questo, otto anni fa, non ci ho pensato due volte ad aprire la mia libreria proprio a San Pasquale vecchia. Voglio dare luce a queste strade buie: le stesse che un tempo popolavano di vita».

(Vedi galleria fotografica)
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da
Scritto da