Bari, non θ cenone di Natale senza capitone: ma perchι si mangia proprio questo pesce?

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Bari, non θ cenone di Natale senza capitone: ma perchι si mangia proprio questo pesce?
BARI – Si mangia una sola volta all’anno, ma quel giorno non può mai mancare sulle tavole dei baresi: è il capitone, il piatto principale del cenone di Natale. Si tratta della femmina dell’anguilla: viene allevata nei pressi di alcune lagune italiane (anche Lesina e Varano) o pescata nei mari della Grecia e dell’Albania. Si gusta arrostita (aromatizzata con delle foglie d’alloro) e gli avanzi vengono marinati in aceto per produrre il cosiddetto “comacchio”.

Ma perché nel capoluogo pugliese fra tante specie ittiche locali si consuma proprio questo pesce “straniero” durante la Vigilia? Da dove nasce codesta tradizione secolare che “costringe” i baresi a spendere anche parecchi soldi (non meno di 20 euro al chilo) per accaparrarsi l’animale? La risposta è: non si sa. Lo abbiamo chiesto ai tanti che lo hanno già prenotato nelle pescherie, a storici e studiosi delle tradizioni baresi: nessuno è a conoscenza dell’origine del rito.

«Non ho mai fatto ricerche sul capitone», afferma l’esperto di tradizioni locali Gigi De Santis. «Neanch’io ne conosco i motivi, pur essendo consapevole che si tratta di una consuetudine presente già nella Bari dell’800», ribadisce Felice Giovine, presidente del Centro studi baresi. «È un settore che non ho curato molto», commenta Vito Carrassi, docente universitario di Storia delle tradizioni popolari. La stessa risposta ce la forniscono anche gli storici Mariano Argentieri e Francesco Morra.

Persino Gennaro Avano, professore che ha scritto un libro sulla gastronomia meridionale, non sa spiegarlo. E Pasquale Trizio, presidente dell’associazione dei marinai, pur svelando che all’inizio del 900 c’erano società che importavano le anguille e le allevavano nel porto cittadino, non sa dirci da dove proviene l’“amore natalizio” dei baresi nei confronti di questo animale.

Non c’è restato quindi che provare a fare una ricerca sul web. E qui abbiamo avuto una sorpresa, scovando alcuni siti e blog che hanno trattato l’argomento, pur limitandosi al contesto di Napoli. Perché anche nella città partenopea il capitone è d’obbligo, solo che lì viene mangiato fritto.

Secondo queste fonti online tutto si spiegherebbe con la forma del pesce: lunga e filiforme, come quella di un serpente. Serpente che come si sa nella Bibbia rappresenta il diavolo: è l’animale che tentò Eva nel Paradiso terrestre convincendola a gustare il frutto proibito. E quindi a Natale, nel giorno in cui nasce Gesù, uccidere e mangiare il capitone fa sì che si allontani e si annienti il Male.

Una teoria affascinante, che però non ha riscontri storici e nemmeno religiosi. Una cosa però è certa: a Bari non è cenone senza capitone.
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I commenti (7)
Vito Pascale
Forse ancora una volta il motivo si trova nella superstizione: esso è molto simile al serpente, che secondo il Cristianesimo è lοΏ½animale che rappresenta il male, le cui sembianze assunse Satana per tentare Eva e farle mangiare il pomo proibito, condannando lοΏ½umanità alla morte. Col Natale si festeggia la nascita di Gesù, lοΏ½avvento del Salvatore che con la sua morte ha redento gli uomini da tutti i peccati, dunque mangiare il capitone significa mangiare il serpente, un atto simbolico e di buon auspicio. .... Ciao Luca Carofiglio
Gigi De Santis
Complimenti Luca. Interessante articolo. Buon Natale a tutta la rispettabile Redazione.
Pasquale Trizio
Le osservazioni dei pescatori e commercianti napoletani si appuntavano dapprima sulle anguille ed i capitoni freschi che οΏ½si introducono dallοΏ½estero, che vengono per la maggior parte dal lago di Comacchio nello Stato Pontificio. Il trasporto di questo pesce si fa nel seguente modo: preso vivo si mette in alcune barche bucate chiuse, chiamate con i termini dellοΏ½arte burchi o marotte,128e rimurchiate dοΏ½altri legni si conduce il pesce lungo il mare Adriatico, con eseguirsene lo sbarco sulla spiaggia di Manfredonia, o in quella di Pescara da dove viene trasportato nella Capitale sopra vetture. Si porta il pesce anche vivo nella Capitale sudetta proseguendo il cammino per mare nelle indicate barche, e con farlo traversare il Mediterraneo, si conduce vivo nella spiaggia di Napoli.οΏ½129 Il dinamismo commerciale degli Amoruso non si limitò al basso Adriatico; avendo intravisto nel commercio ittico unοΏ½industria potenzialmente in grado di garantire a prezzi piuttosto contenuti un prodotto fresco e molto richiesto dal pubblico, da Bari partivano cospicue quantità di prodotti ittici per Napoli, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Torino, Milano, Venezia e Ferrara. Con circa centoventi unità lavorative, la società intravide nel commercio e conservazione delle anguille il suo principale obbiettivo societario finendo con lοΏ½affittare quattro laghi nelle valli di Comacchio e spedendo in quelle zone - che da sempre risultavano essere il luogo tradizionale dellοΏ½allevamento e commercializazione delle anguille sia fresche sia marinate - prodotti che si marinavano in Abruzzo e venivano spediti a Ravenna, Codigoro e Ferrara! 2. Fratelli Amoruso che disponeva di quattro motovelieri a motore per la pesca ed il trasporto del pesce oltre ad un vivaio di anguille al molo Pizzoli (Bari) con un impianto frigorifero per la conservazione del pesce e per preparare le spedizioni per le altre regioni del regno; Da:l mio ultimo lavoro sulla pesca: La Pesca nel basso Adriatico in evo moderno e contemporaneo.
Michele La Torre
Dispiace leggere un articolo che non è andato a fondo della questione come fate di solito. La tradizione del capitone a tavola a capodanno viene da lontanissimo. Le anguille venivano utilizzate dai contadini all'interno delle cisterne e nei pozzi di raccolta dell'acqua sia vicino le case che in campagna e servivano per tenere pulita da insetti e altri vermi le acque piovane. Era l'epoca dove l'acquedotto pugliese arrivava solo ai "cap d firr" e non c'era certo la comodità dei moderni rubinetti di casa. L'anguilla è un pesce che vive benissimo anche in acqua dolce, salmastra e salata, vive prettamente al buio. All'epoca, la vita contadina dei nostri nonni non permetteva di certo di avere sulla tavola il pesce e le prelibatezze di oggi, per cui il capofamiglia, all'inizio del nuovo anno prelevava un'anguilla dal proprio pozzo e la portava casa, pronta per essere arrostita sui carboni ardenti. Un cibo grasso, unico, di cui si poteva godere solo una volta all'anno. Un anguilla la si divideva in 6/10 pezzi e le famiglie numerose ne godevano della sua prelibatezza. Bastava chiedere ai nostri nonni per avere probabilmente anche molte più informazioni. Cordiali saluti!
Francesco De Carne
Un altra perla di storia e tradizioni
Carlo De Toma
Anticamente il capitone che vive anche nell'acqua dolce si buttava nel pozzo dell'acqua perchè mangiasse i vermi e le larve. Diventato molto grosso nel periodo invernale forniva un economico pasto di pesce.
Rosa Maria Dachille
mi risulta che il capitone fosse il piatto preferito di Federico II