BARI - A qualche secolo di distanza dalla prima che nel 1787 entusiasmò il teatro degli Stati di Praga, il Don Giovanni di Mozart non ha perduto il suo fascino di seduttore incallito. Questa volta grazie alla regia di Mario Martone.
Nella recita di ieri sera al teatro Petruzzelli di Bari, questa opera, uno dei massimi capolavori del genio austriaco, ha preso vita sulle sole note del pianoforte di Andrea Severi e del fortepiano di Giuseppe La Malfa, diretti dal maestro Roberto Abbado.
L'assenza dell'orchestra non ha compromesso la godibilità di questo spettacolo né impedito che la magia del Don Giovanni pervadesse galleria e platea, pur poco affollate. L'allestimento del teatro San Carlo di Napoli ha fatto da cornice austera alla vicenda, con i suoi scranni che, ospitando il coro, sembravano riflettere specularmente i posti destinati al pubblico.
L'ironia mozartiana non ha mancato di suscitare l'ilarità del pubblico: è il caso dell'aria Madamina, cantata da Leporello (servo di Don Giovanni) a Donna Elvira, sedotta e abbandonata dal protagonista. L'uomo mette in guardia la malcapitata dall'indole licenziosa del padrone, enumerandone tutte le conquiste accuratamente trascritte su un catalogo: In Italia seicento e quaranta, in Lamagna duecento e trentuna, cento in Francia, in Turchia novantuna, ma in Ispagna son già mille e tre.