Laghetti, piante tropicali e are parlanti: alle porte di Bari c'è l'orto botanico Giardino dei tempi

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Laghetti, piante tropicali e are parlanti: alle porte di Bari c'è l'orto botanico Giardino dei tempi
Foto di Paola Grimaldi
BARI – Un laghetto artificiale con tanto di ponticello in legno, rare piante tropicali, una serra delle farfalle e il richiamo di Paco, un coloratissimo pappagallo parlante che fa da custode a questo luogo fin dalla sua nascita. È questo lo scenario del “Giardino dei Tempi”, grande orto botanico di 30mila metri quadri che con il suo rigoglioso verde si staglia da 25 anni all’ingresso del capoluogo pugliese.

Il giardino si trova sulla complanare della statale 100, tra Triggiano e Bari, è visitabile con un piccolo contributo e ospita eventi e ricevimenti in pagode e sale in legno. Siamo andati a visitarlo (vedi foto galleria).

Giunti all’ingresso facciamo subito la conoscenza del 63enne barese Ferdinando Valenzano, creatore e proprietario dell’orto botanico.

«Tutto ha inizio nel 2000 – ci rivela –. All’epoca ero vivaista in un centro in via Fanelli. Ma non ero soddisfatto: volevo creare qualcosa di mio, di più profondo e innovativo. Così quando vidi questi tre ettari di terra incolta in vendita, decisi di investire le mie risorse per creare un luogo dove la natura fosse protagonista. Inaugurai l’orto botanico l’anno dopo, chiamandolo “Giardino dei Tempi”. L’idea era quella di creare uno spazio in cui chi ha competenza può ritrovare le piante che hanno segnato il proprio percorso».

In effetti l’enorme giardino è pieno zeppo di piante e alberi inusuali e specie rare, spesso scovate da Ferdinando in giro per il mondo. Come l’imponente Palma del Cile (Jubaea Chilensis), posta proprio davanti al cancello d’entrata.

«È giunta qui dopo un viaggio estenuante - racconta con orgoglio l’esperto -. È stata imbracata a mano lungo i pendii inaccessibili del Cile, ha attraversato l’oceano nei container e superato un lungo iter doganale per arrivare a Bari. È stato un sacrificio immenso, ma volevo un simbolo unico per questo posto».

Guardandoci in giro notiamo tanti riferimenti all’Oriente: da una scultura del Buddha a delle statuette indonesiane, passando per porte in stile indiani e fontane a mosaico.  

«È un riflesso dei miei viaggi, soprattutto quelli in Asia  - ci spiega Ferdinando -. Ogni pianta e ogni elemento d’arredo che vedete qui arriva dai miei percorsi di ricerca per il Pianeta. Durante queste spedizioni, accanto alla selezione botanica, scovo pezzi di artigianato locale. Il parco è diventato così un mosaico vivente di culture ed esperienze che ho vissuto in prima persona».

Valenzano ora ci affida al suo storico collaboratore Domenico Pesce: sarà lui a portarci in giro per l’orto. (Vedi video)

Si parte dalla “serra delle farfalle”: due stanze in cui, tra lanterne a forma di bozzolo, ammiriamo piante mangiafumo, bouganville e un albero da tè secolare indonesiano privato della corteccia.

Il luogo si chiama così perché qui sono presenti piante e fiori che attirano tante colorate farfalle, come ad esempio la cavolaia maggiore che fotografiamo mentre si nutre su un fiore di lantana.

La nostra guida ci porta ora su un sentiero che conduce nel cuore del parco. La prima parte dell’area è dominata dalle alte palme da dattero egiziane, dove colonie di parrocchetti selvatici hanno costruito complessi nidi condominiali.

Avanzando ci ritroviamo su grazioso ponticello in legno che permette l’attraversamento di un sorprendente laghetto artificiale, simbolo dell’orto botanico. «Questo bacino, dal verde intenso, é ricco di sostanze nutritive – ci spiega Pesce –. Le sue acque completano l’irrigazione delle piante rendendole sane e rigogliose. Al suo interno vivono anche delle grandi carpe».

Superato il laghetto, ci ritroviamo su un percorso che è un dialogo tra mondi. Da un lato la macchia mediterranea: con farfalle che danzano tra lavande profumate, carrubi secolari, melograni dai fiori rosso-arancio e antichi ulivi dai rami intrecciati.

Dall’altro le curiosità esotiche. Tra queste due rari esemplari gemelli australiani di Macrozamia, maschio e femmina, che mostrano nel grande fogliame un cono ricco di semi rossi. O ancora l’Eritrina, albero tropicale sudamericano con fiori rosso vivo che ricordano la cresta di un gallo.

Dopo essere saliti su un ponticello che attraversa un piccolo specchio d’acqua su cui sono posate ninfee lilla e bianche, la nostra visita prosegue nella serra tropicale. Qui un microclima umido preserva decine di specie esotiche quali cactus colonnari, agavi attenuate, maestose cycas, banani e hibiscus colorati.

Ci sediamo ora su delle possenti panchine in legno ricavate da radici di teak, per fare la conoscenza di Paco: un’ara sudamericana dai colori sgargianti ospitato in una voliera. Il pappagallo è qui da quando è stata fondata l’oasi e da allora intrattiene gli ospiti con la sua loquacità: anche se purtroppo davanti a noi non proferisce parola.

Comunque divertiti dall’allegro volatile non ci resta ora che tornare sui nostri passi, ponendo lo sguardo sull’affascinante Spina Christi con le sue acuminate spine e sullo Schinus molle, il “falso pepe” dai grappoli di bacche rosa.

Sono le ultime chicche del nostro viaggio in questa incredibile oasi verde, situata a pochi passi dall’asfalto e dal cemento della città di Bari.  

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Gaia Agnelli e Paola Grimaldi) la nostra visita all'orto botanico "Giardino dei tempi":


 
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I commenti (4)
Gaetano
bellezze inesplorate e da visitare al più presto.
Grazia Milella
Conosco questo luogo, ho fatto visite guidaete e ho partecipa0to a eventi, davvero stupendo
fiorenza
Articolo utile ai fini della conoscenza di un�oasi a pochi chilometri dalla nostra città
Cecilia
Articolo divulgativo che, in forma chiara e scorrevole, induce ad addentrarsi in un luogo così particolare, per la commistione di elementi di vegetazione, (dalla macchia mediterranea a piante esotiche di vario genere) e manufatti di artigianato locale di civiltà diverse, recuperate dal proprietario nei suoi viaggi in giro per il mondo. Lodevole la sua iniziativa, fin da quando è stata concepita, perch� � Il giardino dei Tempi�costituisce oggi una riserva naturale, a pochi chilometri dalla nostra città, sempre più invasa dal cemento.