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L'ex brefotrofio di Bari: «Lμ dove accoglievamo i bambini abbandonati»
Inchiesta

L'ex brefotrofio di Bari: «Lμ dove accoglievamo i bambini abbandonati»

di  Mercoledì 22 ottobre 2014 6 min Letto 43.174 volte
BARI - «Li chiamavo “i miei bambini”. Non ce n’è stato uno a cui non mi sia affezionata, a cui non abbia dato tutte le cure e l’amore di cui avevano bisogno». Nonna Gina ha 78 anni, è sempre vissuta a Bari e quando è stata giovane, «tanto e tanto tempo fa», ha lavorato nell’Istituto provinciale per l’infanzia, al numero 189/b di via Amendola. In quella struttura, chiusa 30 anni fa (ora ospita uffici della Polizia municipale) venivano accolti i neonati indesiderati, abbandonati, quei bambini che i genitori non potevano o non volevano tenere con loro. (Vedi galleria con foto d'epoca)

Seduta su una sediolina di legno nonna Gina accetta di scavare nel tesoro custodito dalla sua memoria per parlarci di quei bambini abbandonati.

«Era il 1954 e avevo da poco compiuto 18 anni quando fui assunta – ricorda - . Come ogni curatrice avevo il compito di badare a 15, 20 bambini che sarebbero stati “miei” fino alla loro permanenza nell’istituto. All’epoca ce n’erano più di 200. Riesco ancora a ricordarmi di alcuni di loro. Francesco, che giocava sempre a nascondino, Anna che si raffreddava sempre, Severina che piangeva spesso perchè era “capricciosetta”. E poi c’erano un sacco di piccoli che si chiamavano Nicola e Antonio: per distinguerli li indicavamo con il loro cognome».

L’istituto era un “brefotrofio”: si trattava di un luogo di prima accoglienza per gli infanti abbandonati. I piccoli, se entro i 3 anni non venivano adottati o affidati o ripresi dalla famiglia d’origine, erano inviati agli orfanotrofi che si trovavano in città limitrofe al capoluogo pugliese e che ospitavano ragazzi fino alla maggiore età. «L’edificio era di un color crema all’esterno, aveva due piani e un grande giardino – dice Gina -. All’interno le pareti erano di un verdino chiaro e le piastrelle del pavimento grigie, un po’ consumate per il continuo via vai».

Da dove provenivano questi bambini? Spesso arrivavano dagli ospedali, non riconosciuti dai genitori. Oppure era il Tribunale a inviarli se ritenevano che i genitori non fossero in grado di prestargli le dovute cure. E poi c’erano i piccoli abbandonati. Un tempo molte chiese e conventi avevano la “ruota degli esposti”. Era simile a un contenitore con uno sportellino, adiacente a un muro esterno della struttura: chi voleva abbandonare il figlioletto, lo poneva lì dentro, suonava la campanella annessa alla ruota, di solito in legno e scappava. Così il prete o le suore, avvertiti dallo scampanellio, lo prelevavano e lo portavano all’istituto.

«E poi da noi si trovavano anche i bambini lasciati temporaneamente da mamme magari giovani e sole che non potevano prendersi cura dei figli – aggiunge Gina -. Erano tenuti  in istituto fin quando le donne non trovavano lavoro o non si sposavano. Il martedì e il giovedì erano i giorni delle visite e ricordo com’erano strazianti certi saluti che purtroppo spesso odoravano di addii. La mamma che piangeva e che prometteva al neonato, ancora incapace di comprendere, che sarebbe tornata. Ma spesso quelle promesse erano vane. Il bambino cresceva, ma la mamma non la rivedeva più».

Gina si ricorda bene del piccolo Alberto. «Era un bambino vivacissimo – dice - correva sempre da una parte all’altra, ma spesso la sua vitalità si tramutava in irrequietezza, soprattutto dopo che riceveva la visita di uno dei genitori. Alberto era uno di quei bambini in attesa che la promessa del papà o della mamma venisse adempiuta. Era figlio di un noto costruttore edilizio e di una maestra: illegittimo, nato al di fuori dal matrimonio. Loro all’inizio venivano a trovarlo, ma le visite un giorno finirono. Il padre non volle riconoscerlo e la madre, nonostante le mille promesse di riportarlo a casa, a un certo punto sparì. Alberto in seguito fu preso in affidamento. Non ho più saputo nulla di lui».

«Però non ci sono solo storie tristi – esclama sorridendo nonna Gina -. C’era anche qualche mamma forte che amava davvero suo figlio e che abbandonata dal “fidanzato” e scacciata dai genitori che non volevano “macchiare il buon nome della famiglia”, si rimboccava le maniche e una volta riuscita a trovarsi un lavoro e a mettere da parte dei soldi, si riprendeva il bambino».

Un discorso a parte meritano i piccoli che venivano abbandonati, quelli senza né padre né madre, che avevano bisogno di una nuova famiglia. «Noi venivamo avvisate che in una determinata giornata sarebbero venute delle coppie a “scegliere” quale bambino adottare – ricorda la donna -. Allora io li imbellettavo ben bene, inamidavo i colletti alle camicie dei maschietti, pulivo le loro scarpette. Alle femminucce legavo i capelli in codine con fiocchetti o li intrecciavo e le vestivo con i vestitini migliori, come delle bamboline. La mia speranza era che la coppia si innamorasse di qualcuno di loro, donandogli una nuova vita».

Ma alcuni erano destinati a rimanere senza genitori, senza un nido. «I piccoli nati con deformazioni o autistici, non li prendeva nessuno – ammette Gina -. Arrivavano all’età per l’orfanotrofio e se ne andavano, così come erano arrivati».

La nonna ci parla anche di com’era la vita tra quelle mura dal color verde chiaro. «C’erano certe notti in cui i piccoli non volevano dormire – ricorda -. Venivano messi a letto, spegnevamo le luci delle stanze, ma non si riusciva ad arrivare alla fine del corridoio che si sentiva il suono delle molle dei materassi e gli urletti e i chiacchiericci. Allora accorrevamo, riaccendevamo le luci e davanti a noi si materializzavano decine di bambini che saltavano da un letto all’altro, giocando nel cuore della notte come in un parco giochi».

Gina e suo marito Domenico abitavano in una casetta adiacente all’istituto, per questo accadeva a volte che qualche bambino più grandicello pranzasse con loro. «Mi ricordo di uno in particolare – sottolinea la donna -. Era molto intelligente. Un giorno venne a casa nostra ed era così contento di mangiare qualcosa di diverso dai soliti pasti offerti nella mensa dell’istituto, che si alzava ogni minuto per gridare entusiasta: “Un brindisi alla signora Gina! Un brindisi al signor Domenico!”. Mai fatti così tanti brindisi in vita mia».

«Ho dato molto a quei bambini. Cure, cibo, attenzioni – conclude nonna Gina -. Ma loro hanno anche dato tanto a me. Non avevo un bambino “preferito”, li amavo tutti allo stesso modo. E speravo che un giorno, seppur cresciuti senza famiglia, ne avrebbero creata una loro. Questo sarebbe stato il loro riscatto, la loro vittoria».
 
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I commenti (27)
Piero
non sapevo del brefotrofio..complimenti per l'articolo, mi ha commosso. e grandiosa nonna Gina, forse nella società attuale ne servirebbero di più..
massimiliano luigi grieco
Cara nonna Gina, sono uno di quei bambini, oggi ho 46 anni e ho scoperto da pochi giorni di essere stato adottato quando avevo 1 mese di eta', sono stato fortunato nella mia vita perchι' sono stato preso da una famiglia stupenda. ho perso mio padre 2 mesi fa e così che mia madre ha trovato il coraggio di raccontarmi tutto, oggi cerco disperatamente la mia madre biologica., grazie NONNA GINA
Augusta
Cara nonna Gina io sono una di quelle bambine. Tu forse non c'eri ancora perche' io sono nata ne 1950 ma ti ringrazio ugualmente tanto x tutto l'amore che hai riversato su quei bambini cosi' sfortunati. Io mi ritengo fortunatissima in quanto ho avuto una famiglia adottiva fantastica e tutta una vita non bastera' x ringraziarli. Loro li ho persi parecchi anni fa ed ora subentra la curiosita' di conoscere la mia madre biologica. Io ti ringrazio nonna Gina a nome di tutti quei bambini( inclusa io )x avergli dato tutto l'amore che potevi. GRAZIE.
rosy
bellissimo articolo...ho le lacrime agli occhi
Francesca Pellegrini
Ciao a tutti, io sono una di quelle bambine che hanno avuto lì la propria dimora ! Finalmente vedo anche altri fratelli di culla,e mi piacerebbe confrontarmi ,in questi anni ho accumulato moltissime info su tutta la storia dell'orfanotrofio e forse potrei essere di aiuto a qualcuno ... Lascio il mio Cell : 3385496829
Anna Lucia Basilide
Ciao Nonna Gina! Sono stata nel brefotrofio per circa 7 mesi dalla mia nascita il 30/09/1964. Chissà....forse sono stata anche tra le tue braccia... Mi piacerebbe incontrarti e magari sapere qualcosa di più di me e delle mie origini. Se qualcuno vuole aiutarmi, mi contatti via mail.
grazia
chi mi può aiutare ieri sono stata in quel posto per cercare dei documenti riguardanti la nascita di mia madre nata il 21/09/1939 è nata a mola di bari un giorno di processione della festa patronale ed è stata portata in quel istituto ed è stata adottata a corato,ora cerca qualcuno che la può aiutare se qualcuno sa qualcosa di quella bambina ci può contattare al num 3936892225 sicuramente la mamma avrà raccontato a qualcuno l esistenza di questa bambina grazie se ci date ulteriori informazioni
Paolina
Salve, vorrei incontrare nonna Gina. Come posso fare?
Paolina
Vorrei sapere qualcosa di più di Suor Celeste
Leonardo
Non sapevo che l'ex brefotrofio è diventato un ufficio di polizia locale in quel luogo c'è il mio passato da ben 34 anni il mio nome che mi mise il medico della nascita era delini Mirko nato da madre che rinuncia alla maternita'
carmela
mi chiamo carmela e mia madre e' stata portata nello stesso istituto il 6 ottobre 1939. Nacque, da un documento risulta il 3 ottobre 1939 ,mentre forse per un errore di documenti proprio il 6 ottobre 1939 a Canosa di Puglia in vico UGO FOSCOLO 8. La levatrice si chiamava Busa Angela sempre di Canosa e diede il nome a mia madre Brunoni Angela. Lei non c'e' piu' da parecchi anni, ma il suo desiderio piu' grande sarebbe stato quello di vederla in viso. Le assomiglio molto, cosi' anche mio figlio e sono alla disperata ricerca delle mie origini perchι mi conosco solo per meta'. Se qualcuno sa di questo segreto vi prego di contattarmi a questo numero 3471290790 grazie
BARINEDITA
Salve Carmela. Magari questo articolo le pu&ograve; essere di aiuto. Saluti<br /> <br /> <a href="http://www.barinedita.it/bari-report-notizie/n2460-figli-abbandonati-negato-il-diritto-di-%E2%80%9Cconoscere%E2%80%9D--e-la-%E2%80%9Cpunizione-dei-cent%E2%80%99anni%E2%80%9D" target="_blank">http://www.barinedita.it/bari-report-notizie/n2460-figli-abbandonati-negato-il-diritto-di-%E2%80%9Cconoscere%E2%80%9D--e-la-%E2%80%9Cpunizione-dei-cent%E2%80%99anni%E2%80%9D</a>
CARMELA
CIAO A TUTTI, SONO SEMPRE CARMELA ALLA RICERCA DELLE ORIGINI DI MIA MADRE, NATA A CANOSA DI PUGLIA IL 03-10-1939. RINGRAZIO LA REDAZIONE PER TUTTE LE INFORMAZIONI E DEI DIRITTI DI CUI NON ERO A CONOSCENZA, MA L'ISTITUTO EX BREFOTROFIO DI BARI A CUI MIA MADRE FU AFFIDATA SI RIFIUTA DI DARMI QUALSIASI TIPO DI INFORMAZIONI PER IL DIRITTO DELLA PERSONALITA' DI MIA MADRE, IN QUANTO LEI NON E' PIU' IN VITA. E' MAI POSSIBILE CHE , IN QUANTO FIGLIA, NON POSSO ATTINGERE A QUESTE NOTIZIE? AVRO' DEI DIRITTI PER CERCARE I NONNI E GLI EVENTUALI ZII BIOLOGICI? PREMETTO CHE MIA MADRE ALL'ETA' DI 52 ANNI SI AMMALO' DI TUMORE AL CERVELLO, MENTRE PER ME C'E' STATO LO STESSO DESTINO CON UN TUMORE AL SENO. SPESSO I DOTTORI MI CHIEDONO SE ANCHE LE SORELLE DI MIA MADRE HANNO AVUTO LO STESSO PROBLEMA PERCHE' E' IN PARTE EREDITARIO. A QUESTE DOMANDE NON SO COSA RISPONDERE. PER FAVORE AIUTATEMI A CONOSCERE LE MIE ORIGINI... GRAZIE CARMELA
Maria Vittoria
Salve forse anch'io sono stata ospite di questa struttura. Ora ho 51 anni e sono nata il 01/11/66 A Trani nella clinica Bassi. Il mio vero cognome &egrave; Gregoriani. Non so se sono stata abbandonata, Ma di sicuro sono stata fortunata perchι ho avuto due grandissimi genitori. Ora ho 2 figli e vorrei tanto avere notizie sui miei genitori o su mia madre. Chiss&agrave; se anch'io sono stata cullata da nonna Gina . Se qualcuno pu&ograve; aiutarmi mi contatti per email.grazie
Mimmo
Buona sera vorrei se e possibile parlare con una resposabile grazie
Carmine Panella
Molto vivo, bello ed altamente opportuno il racconto che definisce molto bene la realt&agrave; di 60 anni fa', in questo caso "edificante".
Gigi De Santis
Complimenti signora Valeria. Un articolo interessante, storico ed emozionante. Complimenti vivissimi.
giovanna Capocchiano
Sono nsta a Bari.il 16 maggiodel.1957 lasciata in istitutomaggiodel.fino.al giorno otto.dicembre dello stesso.anno.. Mia madre era malata e mi lascio li x alcuni mesi .vorrei tanto sapere se qualcuno.si.ricorda di me.!&#65281; grazie Via amendola .dal
Benedetto
Articolo davvero emozionante e comunque anch’io sono stato l&igrave; per 9mesi e cerco le mie origini ,sono nato nell’1988 il mio nome e’Benedetto il cognome che mi fu dato Ferrara sono stato adottato e mi auguro di trovare le mie origini
Michele
Salve a tutti anche io sono stato tra gli ospiti della struttura e fino a qualche giorno fa non lo sapevo. Mia madre &egrave; morta un anno e mezzo fa e mio padre, nonostante io abbia ora 37 anni, ha deciso di dirmi tutto. Questo non cambia immenso amore che i miei genitori adottivi mi hanno dato, una famiglia stupenda con tantissimo amore, ma vorrei sapere cosa poter fare per capire chi ero e da dove vengo. A chi ci si pu&ograve; rivolgere? Chiunque sia nella mia posizione e sappia darmi un consiglio &egrave; ben accetto. Io non so da dove cominciare.
Luisana
Signora Gina sono luisana non ci conosciamo ho scoperto che mio padre Mario nato il 12 dicembre 1959 per un breve periodo della sua vita e' stato ospite all'interno dell'istituto. Mio padre e' venuto a mancare nel 2013 e' il suo desiderio era incontrare la sua mamma biologica. Vi chiedo cortesemente un contatto il mio n 3913258604 grazie luisana
Vitiana
Scrivo per conto di mia nonna, ha lasciato l&igrave; la sua bambina che tanto vorrebbe ritrovare. Questa bambina e nata all'ospedale di castellana grotte (BA) in data 22/11/1959 , all'epoca gli era stato dato il nome "stino Maria ", dopo e stata trasferita appunto in questo orfanotrofio e mia nonna &egrave; stata con lei fino all'anno della sua et&agrave; ,poi la bambina &egrave; rimasta in orfanotrofio per scelta dei genitori di mia nonna .a suo malincuore perchι non avrebbe voluto mai abbandonarla e ancora oggi si ricorda di questo accaduto che la tormenta. Chiedo aiuto se qualcuno mi potesse aiutare. Lascio il mio indirizzo email chiunque voglia aiutarmi pu&ograve; contattarmi li. Ruggierovitiana@gmail.com
Loreti Raniera
Sono rimasta in quell'istituto circa 6 mesi , sono stata adottata da due genitori meravigliosi ! Maria S.
Vita
Al fine di completare una ricerca avrei bisogno di testimonianze dirette di chi &egrave; stato ospite del brefotrofio di Bari o di chi ha lavorato all'interno. Questa la mia mail: vitadamico24@gmail.com
Teresa
La sig.ra Antonia F. del 1958 cerca sua figlia Vanessa, nata il 20/09/1994 al Policlinico di Bari, poi portata in asilo-nido nei pressi del Policlinico ( forse brefotrofio ), poi adottata. La mamma vorrebbe solo rivederla. Sapreste aiutarla? Grazie
Giuseppe
Anche io sono stato ospite di questo istituto.adottato da due genitori meravigliosi a 18 mesi circa,ho sempre saputo la verit&agrave;, non ho mai avuto il coraggio di indagare per paura di ferirli.mi hanno ridato una vita nuova. So di aver avuto un fratello, l&igrave; con me , forse di nome Maurizio, non l’ho mai conosciuto. Non ho nessun frame, nessun ricordo. Nome di origine, o dato dal medico, non lo so: Fucci Giuseppe, nato ad Andria il 14/12/1984. Qualcuno pu&ograve; aiutarmi? Lascio il mio recapito 3299274345
Gabriella Guarini
Oggi mi chiamo Gabriella Guarini, ma sono stata registrata Immediatamente dopo la mia nascita al Comune di Putignano con il nome di fantasia di Prisca Pinalli. E s&igrave;, perchι il giorno della mia nascita il 18 gennaio &egrave; santa Prisca. Sono nata nell’ospedale Santa Maria degli Angeli a Putignano ( BA ) Il 18 gennaio 1968 da donna che non ha consentito di essere nominata, per cui in quella fredda mattina, poche ore dopo la mia nascita, la balia, un autista e un usciere dell’ospedale ( dopo che un’infermiera mi aveva velocemente fatta battezzare in ospedale ) mi accompagnarono all’ IPPAI di via Amendola. Il mio nome cambi&ograve; con Gabriella, perchι cos&igrave; si chiama l’assistente sociale che cur&ograve; la mia adozione e mi segu&igrave; per anni, la ricordo ancora vagamente, mentre Guarini &egrave; il cognome del mio pap&agrave; adottivo. I miei genitori adottivi avevano chiesto di adottare una bambina sicura, E per sicura allora si intendeva una bambina che non sarebbe mai stata reclamata nei suoi primi tre anni di vita dai genitori naturali. Io ero una bambina sicura, per cui poco dopo il mio arrivo, vennero a visitare la struttura. Credo che quel giorno siamo arrivate in due, almeno cos&igrave; ho saputo, ma la mia mamma adottiva mi raccont&ograve; che scelsero me perchι nonostante fossi piccolissima, abbozzai un sorriso. Ho fatto tante ricerche ma non sono mai approdata a nulla. Anche se la speranza di sapere delle mie origini c’&egrave; sempre in fondo al mio cuore. Mi farebbe piacere conoscere nonna Gina &#10084;&#65039;